Editoria

17 marzo 2009 | 12:10

GIORNALISMO:URBINO;FORSE NON E’ MORTO, MA CERTO NON STA BENE

GIORNALISMO:URBINO;FORSE NON E’ MORTO, MA CERTO NON STA BENE
URBINO
(ANSA) – URBINO, 16 MAR – Il giornalismo forse non è morto, ma, certo, non sta molto bene. E’ quanto, in sintesi, è emerso dal convegno “L’indipendenza di giornali e Tv e il funzionamento della democrazia” svoltosi oggi alla Facoltà  di Sociologia dell’Università  di Urbino. Assente per malattia Giovanni Sartori, il moderatore e direttore della Scuola di Giornalismo di Urbino Raffaele Fiengo, dopo i saluti, ha dato la parola a Carlo Vulpio, inviato del Corriere della Sera, secondo il quale “il giornalismo è finito. Dobbiamo chiederci se esiste ancora il giornalismo – ha sottolineato- se non ci dobbiamo preparare ad altri modi di comunicazione pubblica, se i giornali non si vendono non perché c’é Internet, ma perché sono fatti male, per quello che non scrivono e che non si deve sapere”. Tra gli interventi, quello del presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale: “Non direi che il giornalismo è morto – ha detto-, direi piuttosto che se la passa male. Con disegni di legge come quelli di Mastella, prima, e di Alfano, adesso. Con editori con interessi in vari settori: immobiliare, finanziario, adesso anche sanitario ed energetico. E poi, la Legge Gasparri, la riforma dell’Ordine e le procedure d’ingresso alla categoria, con 1.500 aspiranti giornalisti e due-trecento posti reali”. Pessimista il sociologo Ilvo Diamanti: “I giornali non li legge più nessuno – ha detto- tutti i grandi giornali, in Usa come in Francia, sono in gravi difficoltà . L’informazione buona, il giornalismo d’inchiesta costano. Ma se i giovani non leggono i giornali, se i giornali non vengono acquistati, se l’informazione online è gratuita, chi pagherà  il buon giornalismo?”. Per lo storico Franco Cardini, il problema principale è il “disinteresse e l’inadeguatezza dell’opinione pubblica, che non si cura delle notizie serie, ma solo di quelle di gossip”.

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