Televisione

15 aprile 2009 | 12:33

Il profilo di Mauro Masi, dg della Rai

Il profilo di Mauro Masi, nominato il 2 aprile 2009 direttore generale della Rai, pubblicato sul numero 392 (febbraio 2009) di ‘Prima Comunicazione’.
Efficiente e riservato
Mauro Masi, candidato alla carica di direttore generale della Rai

Silvio Berlusconi lo considera “bravissimo ed efficientissimo” (e come tale l’ha presentato a Benedetto XVI nel corso della sua prima visita ufficiale in Vaticano). Massimo D’Alema lo stima sovramisura. Lamberto Dini ne ascoltava con diligenza i consigli e le narrazioni. Gianni Letta, che ha la nomea di essere piuttosto riservato, lo considera un caro amico. Insomma, il professor Mauro Masi è quel che si chiama un palindromo: figura retorica leggibile sia da sinistra verso destra sia viceversa.
Più di trent’anni di carriera spesa nei centri di potere italiani ne hanno fatto un gran commis elegante e riservato, un civil servant prudente ma deciso, attento senza essere paranoico. Insomma, un uomo come ne girano pochi nei corridoi moquettati di Palazzo Chigi e fra poco – si dice fortemente – alla direzione generale di quel mostro avvelenato che è la Rai, a coronamento di una carriera e di un sogno (con la speranza e l’augurio che quel sogno non si trasformi in un incubo).
Civitavecchiese di nascita, 55 anni, Masi – sposato e padre di due figli – si è laureato onorabilmente in giurisprudenza nel 1977 portando a casa un distinto 110 e lode con una tesi in economia politica. Relatore il professor Giuseppe Di Nardi che in lui, già  allora, aveva intravisto un giovane uomo di fondate speranze.
Attento alla propria formazione, Masi non si accontenta del pezzo di carta universitario ma approfondisce e si diploma l’anno successivo alla scuola di direzione aziendale della Bocconi di Milano in gestione e controllo dell’attività  bancaria e nel 2000 porta a casa un diploma alla Harvard Law School. Come dire: le basi ci sono.
Nel ’78, intanto, era entrato in Banca d’Italia lavorando nell’ufficio milanese di vigilanza bancaria. È svelto, efficiente e di poche chiacchiere. Viene subito apprezzato per la meticolosità  del suo lavoro, per l’energia che vi profonde, per l’abilità  a non spendersi inutilmente nel demi-monde finanziario meneghino. Ma il suo obiettivo non è Milano né l’universo delle banche. Masi punta a Roma, e di più: al cuore della Roma più opaca, ossia alla macchina della politica. Dal 1988 al 1990 viene distaccato presso la presidenza del Consiglio dei ministri (capi di governo Giulio Andreotti e a seguire Ciriaco De Mita) dove viene nominato consigliere per la comunicazione economica. A Palazzo Chigi si afferma subito come un vero esperto in materia e del resto la comunicazione resterà  sempre la sua passione e la sua missione.
Crolla la Prima Repubblica, ma Masi rimane ottimamente in sella. Si mischia poco con la politique politicienne, non si schiera fanaticamente, si considera un conservatore ma non ha le faziosità  di molta nuova e vecchia destra. Insomma, piace anche al ministro del Tesoro Lamberto Dini che lo nomina capo della segreteria particolare, direttore dell’ufficio stampa e portavoce del ministro. Quando Dini diventa primo ministro se lo porta con sé a Palazzo Chigi affidandogli l’incarico di direttore dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio e – ancora una volta – di portavoce. Nel 1996 viene nominato capo del dipartimento per l’Informazione e l’editoria e diventa l’estensore della legge che modifica e integra il diritto d’autore, della nuova legge sull’editoria, della legge sui nuovi punti vendita dei prodotti editoriali. Due anni dopo ecco un’altra medaglietta che può appuntarsi al bavero della giacca: il Gruppo Pubblicità  Italia lo premia come ‘miglior comunicatore dell’anno 1997′. L’attività  di funzionario dello Stato non gli impedisce però di occuparsi anche di pura teoria: dal gennaio 1999 al luglio 2005 è titolare del corso di economia e organizzazione delle imprese editoriali presso la facoltà  di sociologia e scienze della comunicazione.
Il vero successo che lo pone sotto i riflettori lo si può datare attorno alla primavera del 1999 quando viene nominato commissario straordinario della Siae, azienda ridotta a un colabrodo con un deficit di 28 milioni di euro, un carrozzone dispendioso e inutile, roba da rottamare senza pietà . Nel giro di poco tempo Masi fa il miracolo e con una politica stringente e molto severa – drastico taglio dei costi di gestione e accordi con il ministero delle Finanze, con l’Enpals e l’Inps, con l’Unidim, l’unione che raggruppa le maggiori case di distribuzione cinematografica, con la Rai per la riscossione dei canoni speciali dei pubblici servizi – riporta in attivo la Società  italiana degli autori ed editori con un utile di 5 milioni di euro. Tutti gridano al miracolo.
Con l’arrivo per la seconda volta di Berlusconi al governo, Masi viene anche nominato vice segretario generale alla presidenza del Consiglio dei ministri e nel 2003 è componente del consiglio generale, del consiglio di amministrazione e del comitato amministratore della gestione separata dell’Inpgi. Due anni dopo diventa segretario della presidenza del Consiglio dei ministri sempre con Berlusconi e poco dopo è nominato membro del Consiglio superiore delle comunicazioni.
Nel maggio del 2006 è Massimo D’Alema, vice presidente del Consiglio, a volerlo con sé nominandolo capo di Gabinetto. Nel 2008, tornato Berlusconi a Palazzo Chigi, Masi è segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri e capo del dipartimento Editoria.
Ora sembra che gli si dischiudano le porte di Viale Mazzini, macchina che ha macinato ben più tosti di lui. Ma lui non sembra preoccuparsene più di tanto e tira dritto. Come sempre.

Leggi o scarica il pdf del servizio ‘Efficiente e riservato’ allegato qui sotto.

Il profilo di Mauro Masi, dg Rai (pdf)

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