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20 aprile 2009 | 15:09

Televisione – Disney Channel. Stock da Cologno a Londra

“La sede italiana proseguirà  nella mission di sviluppare prodotti di breve durata. Non è detto che in futuro non accetti sfide maggiori, con produzioni di mezz’ora o addirittura dei film”.
Giorgio Stock, nuovo vice president and managing director Disney Channel Europa, Medio Oriente e Africa, fa un bilancio della sua esperienza italiana e assicura che la sede della Walt Disney Television Italia, da lui gestita negli ultimi quattro anni, conserverà  l’importanza strategica conquistata negli ultimi anni con la realizzazioni di format di breve durata (‘Quelli dell’intervallo’, ‘Life Bites’, ‘Fiore e Tinelli’, ‘Chiamatemi Giò’, ‘Bruno the Great’), destinati anche ai canali degli altri Paesi.
Arrivato a Milano nel 2005 dalla sede parigina della Disney, dove si occupava di publishing, Stock era completamente a digiuno di televisione. “Scherzando, potrei dire che mi sono laureato in fretta”, dichiara. “Comunque, per la Disney la mia nuova nomina si inserisce nella strategia di dare maggiore fiducia e autonomia a regioni come l’Europa. Anche l’arrivo di Diego Lerner, come presidente della Walt Disney Company in Europa, Medio Oriente e Africa, risponde a questa esigenza. Il mio compito sarà  facilitato proprio dall’esperienza italiana durante la quale abbiamo rivalutato le pepite d’oro forniteci dalla Disney sotto forma delle produzioni americane, adattandole al pubblico italiano, e producendo direttamente nuove idee che siamo riusciti a esportare all’estero. Il caso più eclatante è stato ‘Quelli dell’intervallo’, un format trasmesso anche in Cina”.
A proposito del periodo passato in Italia, Stock afferma: “In questa esperienza ho potuto assistere da una posizione privilegiata a una profonda evoluzione dell’industria e del mercato televisivo italiano. Tutta a favore del consumatore. In tre anni ci sono stati cambiamenti riguardo l’offerta, nuovi attori che si sono lanciati sul mercato e nuove piattaforme a disposizione. Al di là  della grande enfasi attribuita in Italia all’elemento politico – peraltro importante dappertutto, non solo qui – l’industria televisiva italiana si è armata, si è resa più competitiva e sta lottando. È un bene per tutti. Anche dal punto di vista della qualità ”.(…)

(La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 394 – aprile 2009)

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