Comunicazione

24 aprile 2009 | 16:19

RAI: SACCA’, ORA RIMETTERE OROLOGIO INDIETRO DI 18 MESI

RAI: SACCA’, ORA RIMETTERE OROLOGIO INDIETRO DI 18 MESI
ROMA
(ANSA) – ROMA, 24 APR – E’ come se l’orologio professionale di Agostino Saccà  fosse stato messo indietro di 18 mesi: è lo stesso ex direttore di Rai Fiction ad usare la metafora (“la frase in realtà  e dei miei avvocati”, dice) dopo la decisione del gip di Roma che ordinato la distruzione delle intercettazioni che facevano parte del fascicolo processuale riguardante le presunte raccomandazioni fatte dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all’ex direttore di Rai Fiction di cinque attrici per la produzione di fiction tv in cambio di un sostegno finanziario allo stesso Saccà . “Secondo i miei avvocati si torna a quel giovedì 24 ottobre del 2007 – dice Saccà  – anche perché la nettezza della decisione del giudice è evidente nella frase secondo cui ‘il motivo che ha condotto all’archiviazione esclude in radice ogni penale rilevanza alle intercettazioni in quanto non consente neanche di ipotizzare un’eventuale riapertura delle indagini”. Saccà  sottolinea che “più di questo non ci si poteva aspettare” e sottolinea che “é anche la prima volta che il sistema dei media dà  lo stesso spazio all’annuncio di una archiviazione di quello dato all’avvio delle indagini, chissà  forse c’é anche un po’ di senso di colpa”. Per la prima volta, ricorda ancora l’ex direttore di Rai Fiction “il meccanismo mediatico-giudiziario del passaggio delle intercettazioni da una procura ai giornali è stato fotografato”. Questo segna un’inversione di tendenza? “Me lo auguro”. Saccà  ricorda anche che nella richiesta di archiviazione sulla vicenda Pegasus lo stesso pm di Roma aveva spiegato che “la ricostruzione fatta da me, pur se veniva dall’indagato, era assolutamente condivisibile perché, ha scritto il pm, ‘corrisponde ai riscontri oggettivi di questa procura’”. Insomma, commenta Saccà , “a questo punto i miei avvocati mi hanno detto: ‘Per la Rai sarebbe il momento di una riflessione autocritica’”. Il prossimo capitolo della vicenda, quello relativo al giudice del lavoro che deve decidere sul’eventuale reintegrò di Saccà , sarà  tra qualche giorno. “La Rai – dice Saccà  – rischia di dovermi fino a 22 mensilità  di indennità  supplementare e altre 10 per il mancato preavviso per il pensionamento. Si potrebbe arrivare a due milioni di euro”. “Io non voglio certo favori dall’azionista Rai – conclude Saccà  -, ci sono due punti chiari: il primo, che la fiction è crollata come ascolti di circa sei punti; il secondo che potrebbe evitare di pagare milioni di euro. E la soluzione è a portata di mano. E’ incredibile tutto questo se si considera che, come risulta anche dai miei colloqui col pm, nel 2000 rinunciai a Mediaset e ad un guadagno 5-6 volte superiore a quello della Rai di allora per non tradire l’azienda che amo e che mi ha insegnato tutto”.

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