Comunicazione

27 aprile 2009 | 18:02

TELEKOM SERBIA:IN TRIBUNALE SFILANO POLITICI COME TESTI

TELEKOM SERBIA:IN TRIBUNALE SFILANO POLITICI COME TESTI
VELTRONI, RUTELLI, MASTELLA E DINI: SOLO ATTACCO POLITICO
ROMA
(ANSA) – ROMA, 27 APR – Un complotto, un attacco politico per screditare il governo di Romano Prodi; nulla a che vedere con il caso Telekom Serbia. Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Clemente Mastella e Lamberto Dini hanno liquidato senza mezzi termini le accuse ricevute da Igor Marini, l’uomo d’affari, con un passato da attore, che attribuì ad esponenti politici del centrosinistra e ad alcuni cardinali di aver preso tangenti sull’acquisto della compagnia telefonica jugoslava da parte di Telecom Italia. Citati come parti lese nel processo a Roma, i quattro esponenti del centrosinistra sono comparsi oggi davanti ai giudici della V sezione del Tribunale, ai quali è affidato il processo a Marini e ad altri nove imputati, e non solo hanno negato di conoscerli, ma hanno anche escluso di aver avuto alcun ruolo nell’affaire Telekom Serbia. Solo Mastella ha detto di avere incontrato una volta Marini, nella sua casa di Ceppaloni, dove lo stesso si era presentato insieme con la moglie, l’attrice Isabel Russinova. Oggi erano attesi Romano Prodi e Piero Fassino, ma non si sono visti, così come Donatella Zingone, moglie di Dini. Il processo è incentrato su una sessantina di episodi ritenuti calunniosi. Tra questi le rivelazioni relative al presunto giro di balzelli che, nel 1998, avrebbe fatto da sfondo alla scalata della compagnia telefonica serba. Il ‘caso’ scoppiò nel 2003, quando Marini, dinanzi alla Commissione bicamerale d’inchiesta sull’operazione Telekom Serbia, parlò di una supertangente da 55 milioni di dollari destinata, tra gli altri, a Romano Prodi (che indicò come ‘Mortadella’), Lamberto Dini (‘Ranocchiò) e Piero Fassino (‘Cicognà ), attribuendosi il ruolo di “ufficiale pagatore” e di grande manovratore di fondi estero su estero per conto dell’avvocato Fabrizio Paoletti. I dieci imputati – oltre a Marini e Paoletti, anche gli imprenditori Antonio Volpe, Giovanni Romanazzi e Maurizio De Simone, nonché Stefano Formica, Giuseppe Perrotta, Zoran Persen, Rados Tomic ed Erik Watten – sono accusati, a vario titolo e a seconda delle posizioni, di calunnia, autocalunnia e associazione per delinquere. “E’ stato un attacco politico e mediatico di non poco conto – ha detto Veltroni durante la sua deposizione – ricordo dei volantini su questa vicenda distribuiti in Campidoglio da esponenti dello schieramento politico avverso”. L’ex leader del Pd ha poi sottolineato con forza di non aver mai “gestito conti correnti all’estero”. Rutelli ha dichiarato di essersi sorpreso, all’epoca, dell’”enorme impatto mediatico sulla vicenda”. “In quel periodo – ha aggiunto – ero sindaco di Roma e mi chiesi come mai una storia così totalmente infondata potesse avere rilievo su tv e giornali. Mi auguro che questo incredibile polverone abbia la giusta sanzione penale”. Dini ha sottolineato il “notevole danno subito” dalle accuse infondate di Marini. “E’ stato un complotto per minare il ruolo di Prodi e Fassino. Un danno irreparabile”.

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