Editoria

30 aprile 2009 | 16:12

EDITORIA: ASR E CDR APCOM, “SERVONO CHIAREZZA E GARANZIE”

EDITORIA: ASR E CDR APCOM, “SERVONO CHIAREZZA E GARANZIE”
(AGI) – Roma, 30 apr. – “Chiediamo sia all’azionista uscente che al nuovo azionista di riferimento un incontro urgente per chiarire i contorni dell’operazione, le sue finalita’, le prospettive industriali e le garanzie per occupazione e sviluppo dell’agenzia ad essa connesse”. L’Associazione Stampa Romana e il Cdr dell’agenzia di stampa Apcom in una nota congiunta si dicono “preoccupati dai contorni confusi” dell’operazione, annunciata ieri ufficialmente, di cessione del pacchetto azionario di maggioranza della societa’ da parte del gruppo Telecom a una nuova compagine guidata dalla famiglia Abete, gia’ editrice dell’agenzia Asca e di altre testate d’informazione. L’azienda Apcom, in un incontro con il Cdr, “non e’ stata in grado di fornire chiarimenti esaurienti sul bilancio 2008″. Cdr e Associazione stampa romana sottolineano come, in questi mesi, siano state ridotte le spese: “Non si capisce, in particolare – si prosegue nella nota – per quali ragioni nel rendiconto della gestione dell’anno precedente non risultino i benefici dell’azione di risanamento rivendicata a piu’ riprese dall’amministratore delegato nel corso delle relazioni sindacali. Azione per altro avvertita in modo molto pesante dalla redazione a causa di una restrizione delle spese in materia di trasferte, uso dei collaboratori, sostituzioni ferie e, soprattutto, mancata sostituzione dei colleghi in uscita”. Nel comunicato si evidenzia soprattutto come alla diminuzione del numero e del lavoro dei dipendenti non sia seguito un calo del costo del lavoro: “L’organico e’ diminuito, sia nella parte giornalistica sia in quella amministrativa e poligrafica, tra l’altro con l’uscita di dipendenti che godevano di profili retributivi alti (come l’ex direttore) eppure il costo del lavoro non e’ calato in proporzione, anzi aumenta anche al netto delle uscite straordinarie dovute alle dimissioni agevolate”. L’operazione avviata dal gruppo Telecom e dalla famiglia Abete “non puo’ essere pagata dalla redazione e in generale dai dipendenti, specie a fronte di un andamento dei ricavi in costante crescita, di una progressiva riduzione delle spese, di un’espansione sul mercato che negli ultimi anni non ha eguali nel nostro Paese fra le agenzie di stampa. La redazione – si legge in conclusione – ha gia’ messo in campo un grande impegno sull’innovazione, anche verso i nuovi mercati multimediali, ora tocca all’azienda e all’azionariato comunque composto, non vanificare questo lavoro”.

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