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11 maggio 2009 | 10:42

‘Il ritorno dell’ottimismo’ di Lucy Kellaway (da ‘Il Sole 24 Ore’ – 5 maggio 2009)

Da ‘Il Sole 24 Ore’ del 5.5.2009

‘Il ritorno dell’ottimismo’
Di Lucy Kellaway

La scorsa settimana ho incontrato per caso un conoscente che occupa un posto importante in una società  londinese del settore dei media, e gli ho chiesto come andava. L’ultima volta che l’avevo visto, tre mesi prima, mi aveva detto che era disperato e avrebbe dovuto mettere in mobilità  una fetta importante dei dipendenti. Stavolta mi ha risposto che le cose andavano piuttosto bene e lui era di ottimo umore, grazie molte. Quindi gli affari stanno andando bene, mi sono informata. Lui mi ha risposto: no, non particolarmente. Semplicemente si sentiva meglio, anche se non era in grado di fornirmi una ragione specifica.
All’inizio ho pensato che questo entusiasmo fosse inverosimile. Con tutte le persone che aveva licenziato, e che presumibilmente ancora non erano tornate al lavoro, mi sembrava ci fosse qualcosa d’indecente nel suo «per me tutto bene, gli altri si arrangino ». Ripensandoci, però, mi sono resa conto che quell’uomo era affetto da questa nuova sindrome d’euforia che colpisce tutti quelli che non hanno perso il lavoro; ed è tutt’altro che inverosimile, anzi è una gran bella cosa.
La ragione di questo nuovo ottimismo è semplicemente che l’animo umano non trova piacevole restare depresso troppo a lungo. Le nostre aspettative si sono adeguate alla nuova normalità  di depressione economica e (fino alla prossima giravolta dell’economia) abbiamo deciso che la vita, dopotutto, non è così malvagia. Nella nostra testa i germogli rispuntano vigorosi, anche se non rispuntano ancora nell’economia. Per citare le parole pronunciate la scorsa settimana da sir Stuart Rose, amministratore delegato della Marks and Spencer, siamo semplicemente stufi di essere stufi.
Anche il Presidente degli Stati Uniti ne ha abbastanza di cupi pensieri. La settimana scorsa ha detto al New York Times che si era stancato di leggere rapporti funerei la sera a casa, e per rilassarsi si è messo a leggere Netherland di Joseph O’Neill, un romanzo sul gioco del cricket a New York.
Questi germogli mentali non sono soltanto una cosa buona di per sé, possono anche contribuire a far rispuntare in fretta i germogli dell’economia.
Qualche giorno fa parlavo con una donna che dirige una società  di consulenza. Mi raccontava che a dicembre aveva comunicato ai dipendenti che d’ora in poi si sarebbe viaggiato solo in classe economica, ma la scorsa settimana mi ha confessato che aveva ceduto e si era prenotata un volo in business class. Anche se costa 400 sterline (450 euro) in più, non riusciva a sopportare lo squallore di un altro volo stipata in piccionaia. Tre mesi fa era di pessimo umore perché la sua attività  era calata di oltre il 10 per cento. Ora sentiva di meritarsi la possibilità  di allungare le gambe in aereo basandosi sul fatto che il 90% della sua attività  andava ancora bene.
I germogli mentali ci spingono a inventarci storie per giustificare qualche spesa in più. Un’altra conoscente facoltosa mi ha detto di essersi comprata recentemente un vestito di Chanel. Non era una spesa, come mi ha spiegato con solennità , era un investimento: quel vestito era un classico.
Perfino i banchieri hanno smesso di cospargersi il capo di cenere. La settimana scorsa ne ho incontrato uno che sembrava in ottima forma, abbronzatissimo dopo la sua vacanza sulla neve. Gli ho chiesto se secondo lui adesso si poteva ricominciare ad andare ai ricevimenti senza rischio. Oh sì, aveva detto allegramente. Lui andava a tantissimi ricevimenti. Ma non c’erano problemi: tutti gli altri invitati erano banchieri anche loro.
Il nuovo entusiasmo è l’ultima fase del ciclo emotivo della recessione. La prima fase è stata la negazione, cominciata quasi due anni fa con la Northern Rock, e la Fannie Mae, e la Freddie Mac. Poi, lo scorso autunno, la negazione ha lasciato il posto allo sgomento e alla paura. Temevamo che il mondo non sarebbe più tornato come prima ed eravamo profondamente spaventati. Dopo la paura, è arrivata la rabbia. Era tutta colpa dei banchieri e volevamo spellarli vivi. E dopo la rabbia è arrivata l’accettazione. Accettiamo il fatto che l’economia sia in recessione. Ma adesso, subito a ruota dell’accettazione, arriva l’ottimismo.
Non abbiamo preso parte tutti a tutte le fasi emotive. Dopo essermi unita di buon grado alla fase della negazione e a quella del panico, ho saltato la fase della rabbia, riservando la mia furia per cose più tangibili (come quando per sbaglio ho messo il mio BlackBerry in lavatrice). Ma in quest’ultima fase sono tornata a seguire la corrente.
Questo nuovo entusiasmo sta producendo effetti sul mio modo di vedere il mondo. Durante le prime fasi, interpretavo ogni cosa come l’ennesima dimostrazione del disastro, mentre ora prendo le cose in modo più positivo.
L’altra settimana ero in treno di ritorno da Cardiff ed ero seduta di fronte a un ragazzo che raccontava ad alta voce al suo cellulare di aver appena venduto 5mila cocktail agli organizzatori di un concerto dei Take That. Un paio di mesi fa lo avrei giudicato un inquietante atto di negazione. Ora, cocktail e boy band li prendo come un segnale indiscutibile che le cose stanno volgendo al meglio.
Proprio ora, mentre sto seduta al computer a scrivere questo articolo, ho ricevuto una mail da un lettore che lavora alla Lloyds Tsb, e che voleva informarmi del fatto che lunedì scorso la sua banca ha confiscato 750 cestini della spazzatura individuali, insistendo che i dipendenti dovevano portare le loro cartacce fino ai bidoni per la raccolta differenziata, all’altra estremità  dell’ufficio. La cosa più fastidiosa di tutta la faccenda, si lamentava, è che non puoi più appallottolare un foglio di carta e gettarlo in un cestino: adesso bisogna infilarli dentro a una fessura.
Questo messaggio è il germoglio più incoraggiante che abbia visto finora.
Quando i banchieri si preoccupano della raccolta differenziata della carta nei loro uffici invece che di esuberi e piani di salvataggio, è difficile non giungere alla conclusione che le cose stanno tornando alla normalità .
Lucy Kellaway
(Traduzione di Fabio Galimberti)

- Il ritorno dell’ottimismo (doc)

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