Editoria

13 maggio 2009 | 11:48

FIERA LIBRO: ENRIQUES E FESTA PER 150 ANNI ZANICHELLI /ANSA

FIERA LIBRO: ENRIQUES E FESTA PER 150 ANNI ZANICHELLI /ANSA
UNA VITA TRA LO ZINGARELLI E LA DIVULGAZIONE CON CALVINO
TORINO
(di Paolo Petroni) (ANSA) – TORINO, 13 MAG – “Faccio libri per aiutare la gente a capire il mondo” afferma Federico Enriques, presidente e amministratore delegato della Zanichelli, se gli si chiede una definizione del suo lavoro, in occasione dei 150 anni della sua casa editrice. Un compleanno che verrà  festeggiato venerdì in Fiera. “150 anni ben portati” dice, anche se la Zanichelli è un marchio forse non subito riconoscibile dal grande pubblico, che pure ha certo frequentato almeno alcuni suoi libri, i grandi dizionari, a cominciare dallo Zingarelli, e i testi scolastici, dal Camera-Fabietti di storia all’Amaldi di Fisica, all’ Antologia di Pazzaglia, per fare solo alcuni nomi. Anche uno come Italo Calvino, poco interessato alla divulgazione scolastica, viene coinvolto e incuriosito da quel mondo e dalla sua passione culturale, così che accetta di realizzare un’antologia letteraria, La Lettura, uscita non a caso in un anno come il 1969. E, comunque, in quel periodo, scriveva: “Cari amici: fare un’antologia è un dannato lavoro. Passo le giornate leggendo leggendo con pochissime scelte utili, forse non ho ancora trovato il giusto metodo di lavoro: questo di inseguire ricordi di vecchie letture è un esercizio frustrante e che assorbono un tempo infinito”. Per l’occasione è stato pubblicato il catalogo storico 1859-2009 Zanichelli e Il Mulino ha edito Castelli di carte di Federico Enriques (pp. 558 – 32,00 euro), ex direttore e oggi amministratore delegato e presidente della Zanichelli, azienda di famiglia in cui entrò nel 1965, dopo aver fatto l’assistente di Pietro Rescigno all’Università  di Bologna. Un libro particolare, non solo storia di una casa editrice, ma vicende di un’impresa inseguita in tutti i suoi sensi e i suoi aspetti, dall’incontro appunto con un personaggio come Calvino al considerare la vita privata dei dipendenti, da dove vanno in vacanza a come si muovono per andare da casa in ufficio. Enriques, parlando della Zanichelli, fa pensare per certi versi alla Olivetti di un tempo. E lui racconta: “Mio padre vi lavorò a lungo e io ho fatto dieci anni di scuola a Ivrea, quindi spero qualcosa sia rimasto. Per esempio l’attenzione alle persone, la loro importanza come individui, il senso del lavorare assieme, del ruolo significativo di ognuno per la sua parte al’interno di una comunità ”. Oggi la Zanichelli vive per due terzi di libri scolastici, ma puntando a “strumenti per una scuola di qualità , ovvero una scuola che sviluppa conoscenze, capacità  e competenze, capace di premiare il merito, aiutando i meno capaci ma senza penalizzare i migliori”. Se gli si chiede di guardare al futuro, afferma che la casa editrice è “a metà  del suo cammino: al di là  dello scherzo, se tra 150 anni ci saranno ancora imprese private che gestiscono contenuti per la gente che li vuole acquistare (e si vedrà  se si tratterà  di oggetti o di servizi) credo di poter dire che si salverà  Gutemberg, ovvero la sua scrittura a caratteri mobili, ma forse non la carta, che del resto ha in Europa una storia relativamente breve, poco più di 800 anni, e all’inizio trovò chi la giudicava troppo fragile rispetto alla pergamena e ne vietò l’uso, come Federico II nel Regno di Sicilia”. Mentre se Enriques deve volgere uno sguardo al passato, spiega che “negli ultimi 50 anni (quelli in cui lui più o meno è stato nella casa editrice) lo colpisce quanto sia cambiato poco il mondo dell’editoria, rispetto al mondo circostante, alla nascita della tv e del web, che hanno ridotto molto il tempo dedicato alla lettura”. E allora conclude invitando tutti “più che a comprare a leggere, e soprattutto rileggere libri, che è l’unico modo per cercar di capire davvero”. (ANSA).

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