Nessuna categoria

25 maggio 2009 | 16:28

Lavori in corso – ‘Prima’ n. 395, maggio 2009

“Prima ci occupiamo dei posti di lavoro”: così il sottosegretario all’Editoria, Paolo Bonaiuti, ha replicato a chi gli chiedeva notizia degli Stati generali dell’editoria annunciati in un primo tempo per l’inizio dell’anno. Il governo, ha aggiunto Bonaiuti, intende “perseguire con fermezza” l’iniziativa già  sperimentata dal presidente francese Sarkozy, come chiesto dal presidente della Fieg, Carlo Malinconico, e dal segretario della Fnsi, Franco Siddi. I quali hanno anche invitato Parlamento e governo a valutare in tutta la sua gravità  la crisi che sta attraversando il settore per adottare misure urgenti. “Le imprese rischiano di non sopravvivere” è stato l’allarme lanciato nel corso dell’assemblea pubblica della Fieg del 16 aprile scorso.
In aggiunta allo stanziamento da parte del governo di 20 milioni di euro per far fronte alla crisi di quotidiani e periodici, sono state avanzate altre richieste: dagli interventi sugli ammortizzatori sociali alle “misure di carattere anticongiunturale da disporre in via d’urgenza e per un periodo sufficiente a superare l’emergenza, cioè almeno per due anni”. Tra gli interventi necessari secondo il presidente della Fieg, in attesa del via libera del regolamento dell’editoria, ci sono la reintroduzione del credito d’imposta per l’acquisto della carta; l’ulteriore riduzione dell’aliquota agevolata per l’Iva per il comparto dell’editoria, sulla scorta di quanto già  avviene in alcuni Paesi europei; la detassazione degli utili reinvestiti in misura incrementale rispetto all’anno precedente in campagne pubblicitarie e in iniziative di promozione di lettura; l’esclusione del costo del lavoro giornalistico dal calcolo della base imponibile ai fini Irap; il rispetto delle disposizioni in materia di pubblicità  istituzionale sulla carta stampata, disposizioni secondo cui il 60% della spesa per acquisti di spazi pubblicitari deve essere destinata alla stampa. La Fieg ha puntato l’indice anche contro lo sbilanciamento del mercato pubblicitario verso la televisione; la mancata regolamentazione di Internet, che utilizza contenuti editoriali; l’assenza d’informatizzazione delle edicole che non facilita una distribuzione più intelligente e meno onerosa.

Emittenza locale – Un lungo cahier de doléance al governo è stato presentato anche dal mondo dell’emittenza locale, in grave crisi. “Sono necessari l’adeguamento della copertura finanziaria all’effettivo fabbisogno del comparto; la previsione di uno specifico capitolo di spesa per il settore, scorporando le provvidenze da altre forme di contributi, come quelli per le emittenti di partito; il pagamento dei rimborsi”, ha dichiarato il coordinatore dell’associazione di emittenti locali Aeranti-Corallo, Marco Rossignoli. I fondi, ha lamentato Rossignoli, sono insufficienti: “Quest’anno per i rimborsi degli abbonamenti alle agenzie di stampa servirebbero 35-36 milioni, mentre la disponibilità  è di soli 14. Per i consumi elettrici e i collegamenti satellitari le emittenti vantano crediti per circa 30 milioni, a fronte di una disponibilità  di 4 milioni. E il nuovo schema di regolamento per l’editoria introduce norme che rischiano di penalizzare l’accesso alle provvidenze”.
Sulla questione Pd e Pdl dichiarano un impegno bipartisan. “Mi auguro che con nuove forme di politica fiscale o altre leve si trovi la strada che consenta alle tivù locali di non soccombere e di affrontare la modernizzazione tecnologica”, ha detto il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Il responsabile comunicazione del Pd, Paolo Gentiloni, è convinto che l’emittenza locale “meriti il sostegno da parte dello Stato”. Il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, auspica però che il governo non si limiti ad annunciare misure: “Aspettiamo il piano di riforma più volte annunciato”.

- Il ministro degli Interni non potrà  più oscurare i siti Internet accusati d’istigazione a delinquere o di apologia: è saltata infatti alla Camera la norma che il Senato aveva inserito nel disegno di legge sulla sicurezza. “È l’attuazione di un principio liberale e di comune sentire, oltre che di un fondamentale principio di civiltà  giuridica che impone alla magistratura e non certo al governo d’individuare, prevenire e colpire i reati”, ha commentato Roberto Cassinelli (Pdl), che alla Camera ha condotto la battaglia contro la norma introdotta a Palazzo Madama da un emendamento del capogruppo Udc, Gianpiero D’Alia. Polemica la reazione di quest’ultimo: “Oggi pedofili e violenti possono dormire sonni più tranquilli e hanno anche un nuovo spazio virtuale che li accoglie”.
La norma prevedeva che “in caso di accertata apologia o incitamento, il ministro dell’Interno dispone con proprio decreto l’interruzione dell’attività  indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività  alla rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, ampliando le sanzioni pecuniarie per gli inadempienti”. Anche l’Europarlamento, il 6 maggio scorso, ha bocciato a larga maggioranza le nuove norme Ue che avrebbero permesso alle autorità  amministrative degli Stati membri di bloccare l’accesso a Internet per gli utenti che scaricano illegalmente contenuti sottoposti a copyright, così come prevede la proposta francese. Il principio è sempre lo stesso: la negazione dell’accesso a Internet può avvenire soltanto per un ordine del giudice e non per via amministrativa.

- Per dire no a leggi che limitano la navigazione sul web come quella recentemente approvata in Francia sulla ‘protezione dei diritti su Internet’, o quella proposta negli Stati Uniti che consente al presidente di dichiarare lo stato d’emergenza nazionale anche in materia di sicurezza informativa rallentando o addirittura bloccando il traffico su Internet, al Senato è stato presentato un disegno di legge firmato dai parlamentari del Pd Vincenzo Vita e Luigi Vimercati sulla libertà  del software. I punti principali della proposta sono: garantire l’accesso neutrale a Internet; rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità  di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilità , disagio economico e sociale e di diversità  culturale; diffondere le nuove tecnologie nel sistema delle imprese e sviluppare l’uso del software libero nella Pubblica amministrazione.

- L’aula di Montecitorio avrebbe dovuto discuterne subito dopo le vacanze pasquali, invece per la riforma delle intercettazioni c’è stato un ulteriore rinvio. “Sono passati ormai diversi mesi e la questione è scomparsa dall’agenda politica e da quella parlamentare”, osservava Michele Vietti dell’Udc. Per essere però subito dopo smentito dal governo che il 7 maggio ha annunciato che sul ddl sarà  posto il voto di fiducia. La data è stata fissata al 18 maggio. Punti cardini della riforma sono le intercettazioni consentite solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza e con il via libera da parte di un collegio di giudici; l’introduzione del carcere (da uno a tre anni) per i cronisti che pubblicano intercettazioni destinate alla distruzione; maglie più strette per il diritto di cronaca. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha ribadito di considerare la riforma “il giusto equilibrio tra l’esigenza di garantire lo sviluppo delle indagini giudiziarie e il diritto a un’informazione che tuteli la privacy rispetto a fatti penalmente non rilevanti che riguardano la sfera individuale e che, dunque, non meritano di essere pubblicati”.

- Che su 20 milioni di finanziamento ben 17,5 finiscano all’industria cinematografica laziale, in particolare romana, alla senatrice della Lega Irene Aderenti non va proprio giù. “Non solo i finanziamenti, ma anche il reclutamento delle maestranze, l’ingaggio delle troupe e la scelta del cast girano intorno alla capitale”, spiega la parlamentare del Carroccio. Da qui la sua proposta di legge che, in sintesi, intende promuovere da parte degli operatori regionali la produzione e l’ambientazione di film, programmi televisivi, spot pubblicitari e audiovisivi sul loro territorio di competenza; supportare le società  di produzione nel momento della loro presenza produttiva sul territorio; assistere le imprese locali operanti nel settore audiovisivo e multimediale; effettuare un’attività  di controllo sui progetti finanziati dal Film Fund regionale.

- Il vice presidente della commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola (Pdl), ha presentato un’interrogazione per evitare che i giornalisti impiegati nella Pubblica amministrazione possano subire un danno ai fini pensionistici nel passaggio dei contributi dall’Inpdap all’Inpgi, previsto per legge nel 2001. Nell’interrogazione Cazzola sottolinea come a causa di questo passaggio i giornalisti che nel dicembre 1995 avevano maturato 18 anni di contributi Inpdap abbiano perso il diritto a essere pensionati con il sistema contributivo, e chiede al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, di sanare la situazione consentendo a chi ne ha i requisiti di mantenere il sistema retributivo, senza però oneri aggiuntivi a carico dei lavoratori.

- Varato dal governo Prodi e approvato dal Parlamento con voto bipartisan nel 2007 in seguito alla scoperta dell’archivio Zeta (i dossier illegali raccolti dall’ex responsabile della security di Telecom, Giuliano Tavaroli), il decreto disponeva la distruzione di tutto il materiale illecitamente acquisito, comunicazioni telefoniche e telematiche comprese. Per mandare al macero carte e file dell’archivio Tavaroli, contenenti informazioni su 4.287 persone e 132 società , la norma prevedeva che il Gip informasse le parti e redigesse un verbale sostitutivo degli atti illecitamente acquisiti, senza però fare riferimento al loro contenuto. Ma secondo il Gip di Milano del processo Telecom, la distruzione degli atti – che costituiscono corpo di reato – avrebbe comportato “l’eliminazione di una prova” con il conseguente pregiudizio per il diritto della difesa. Da qui il ricorso d’illegittimità  presso la Corte costituzionale, che lo ha accolto soltanto parzialmente, dopo aver più volte rinviato la decisione perché in attesa della legge sulle intercettazioni telefoniche. Il compromesso raggiunto prevede che, prima della distruzione, dinanzi al Gip sia garantito il contraddittorio (come previsto dall’incidente probatorio). E che il verbale di distruzione degli atti debba essere più dettagliato e contenere le circostanze che riguardano la “formazione, l’acquisizione e la raccolta” dei documenti illegali.