Editoria

27 maggio 2009 | 16:01

GIORNALISTI: CONTRATTO; FNSI, 23 MOTIVI PER SI’ A REFERENDUM

GIORNALISTI: CONTRATTO; FNSI, 23 MOTIVI PER SI’ A REFERENDUM
ROMA
(ANSA) – ROMA, 27 MAG – Sono almeno 23 i motivi per votare sì al referendum del 29 e 30 maggio sul nuovo contratto dei giornalisti, firmato da Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e Federazione italiana editori giornali (Fieg) il 27 marzo, “dopo quattro anni di vacanza contrattuale, dopo diciotto giornate di scioperi, dopo che erano intervenuti per favorire l’accordo tutti i partiti, il Parlamento e lo stesso presidente della Repubblica”. E’ l’invito della stessa Fnsi. Il contratto, ricorda il sindacato in una nota, “é stato firmato dopo un anno di trattativa da un gruppo dirigente che aveva avuto precisi mandati dalla categoria e dal congresso di Castellaneta Marina. E’ stato firmato perché il gruppo dirigente della Fnsi è convinto che il bilancio, nonostante la gravità  della crisi internazionale, sia positivo”. Questi i motivi, secondo la Fnsi, per sostenere l’accordo: “Perché si estende a tutti i media e cancella le discriminazioni per chi lavora nell’online. Perché mantiene intatti i poteri dei comitati di redazione. Perché la multimedialità  dovrà  essere contrattata con ciascun cdr. Perché aumenta il minimo contrattuale del redattore ordinario di 265 euro. Perché mantiene gli scatti in percentuale. Perché alza le retribuzioni dei contratti a termine del 38%. Perché nella redistribuzione delle risorse economiche si preoccupa dei giovani e dei più deboli. Perché introduce un fondo di perequazione per i colleghi pensionati. Perché impone maggiori vincoli di legge alle direzioni. Perché riconduce la flessibilità  al confronto tra cdr e direzioni. Perché limita la possibilità  delle aziende di richiedere ore supplementari a chi lavora a tempo parziale. Perché obbliga le aziende a confrontarsi con il sindacato sull’utilizzo degli stagisti. Perché impone alle aziende di organizzare come testate, con direzione giornalistica e rappresentanza sindacale, le tante strutture, sezioni o redazioni nate in questi anni. Perché riconosce, per la prima volta, la carriera professionale. Perché impone procedure per frenare la corsa al lavoro precario. Perché impedisce alle aziende in crisi di utilizzare a loro piacimento gli ammortizzatori sociali. Perché gli accordi sul welfare di categoria rendono più difficile la ‘rottamazione’ dei giornalisti e rafforzano il ruolo del sindacato. Perché mantiene intatti articoli fondamentali, da quello sulle tecnologie alla clausola di coscienza, alle norme sui processi sinergici. Perché trattando con editori e Governo abbiamo posto a carico delle aziende i contributi all’Inpgi 2 per i parasubordinati. Perché abbiamo potuto estendere ai parasubordinati i riscatti, la contribuzione volontaria, l’indennità  di malattia e di degenza, l’indennità  di maternità  nella stessa misura prevista per la gestione principale. Perché abbiamo posto le premesse per estendere ai giornalisti lavoratori autonomi il sistema degli ammortizzatori sociali e la assicurazione contrattuale. Perché sono già  4.112 i co.co.co per i quali le aziende hanno cominciato a versare i contributi. Perché un contratto nazionale è essenziale per le tante redazioni che non hanno integrativi”. (ANSA).