Comunicazione

17 giugno 2009 | 14:05

LA NOTIZIA: ATTACCO AI MEDIA, “MEGAFONO RIVOLTOSI”

LA NOTIZIA: ATTACCO AI MEDIA, “MEGAFONO RIVOLTOSI”

(AGI) – Roma, 17 gen. – In Iran il regime degli ayatollah scende in campo contro i media stranieri, accusati di essere “il megafono dei rivoltosi”, e minaccia azioni legali contro chi usa Internet per alimentare le “tensioni”. Ma l’opposizione non cede e si prepara al quinto giorno di proteste contro i presunti brogli alle elezioni presidenziali. I sostenitori di Mir Hossein Moussavi hanno convocato una nuova manifestazione, ma intanto Mahmoudh Ahamdinejad insiste che le elezioni di venerdi’ scorso non sono state truccate e che 25 milioni di voti sono una conferma per il suo governo. Confinati i giornalisti stranieri negli alberghi, il nuovo obiettivo dei Guardiani della Rivoluzione sono i media online. Per il regime la minaccia corre sul web e per impedire che su Internet circolino immagini e racconti di quello che accade nelle piazze hanno minacciato chi si serve di blog e social network per diffondere le informazioni. I Guardiani, corpo d’elite che risponde direttamente al leader supremo Ali’ Khamenei, hanno avvertito che e’ necessario rimuovere qualunque materiale che “crei tensione”. Si tratta dell prima presa di posizione dei Guardiani dalle contestate elezioni presidenziali di venerdi’ scorso. I blog, ma anche i social network Facebook e Twitter,hanno assicurato all’opposizione un prezioso collegamento tra una repubblica islamica sempre piu’ isolata e il resto del mondo. Disturbati i segnali della televisione via satellite, numerose pagine web bloccate, i sostenitori di Moussavi usano ancora Twitter, che sta sostituendo i mezzi tradizionali di comunicazione per dare informazioni sulle proteste (e martedi’, secondo i media statunitensi, lo stesso Dipartimento di Stato Usa ha chiesto all’ultimo momento al popolare servizio di microblogging di sospendere le operazioni di manutenzione per poter continuare a lavorare). Secondo i pasdaran, i siti sono stati “identificati” e sono “sponsorizzati finanziariamente e tecnicamente dalle aziende canadesi e statunitensi che sono state appoggiate dai servizi di intelligenze Usa e britannico”. Intanto l’opposizione si prepara a scendere in piazza: sfidando il divieto di assemblee non autorizzate, un’email fatta circolare su Internet ha chiesto all’Onda Verde di riunirsi, in una centralissima piazza di Teheran, a fine pomeriggio ora locale (quando in Italia saranno le 15.30). “Fai girare il messaggio via email o telefono: la riunione si terra’ in silenzio e senza slogan”, recitava il documento, rivolto ai sostenitori di Moussavi e dell’altro candidato sconfitto, Mehdi Karroubi. LO stesso candidato riformista ha chiesto per domani una manifestazione e una giornata di lutto nazionale, in ricordo delle vittime negli scontri di lunedi’ scorso. Con un comunicato diffuso attraverso la sua pagina web, il leader dell’opposizione, che oggi ha sollecitato di nuovo la ripetizione del voto, ha chiesto agli iraniani di recarsi nelle moschee e marciare pacificamente nelle strade “per onorare i martiri e i feriti nei recenti scontri”. Moussavi ha anche promesso la sua presenza in uno degli eventi, senza pero’ fornire maggiori dettagli. (AGI) Bia (Segue)

IRAN: ATTACCO AI MEDIA, MA L’OPPOSIZIONE MA NON CEDE (2)
(AGI) – Teheran, 17 giu. – Ahmadinehad pero’ insiste che le elezioni non hanno subito brogli: parlando al termine del primo Consiglio dei Ministri dopo la contestata rielezione, il capo dello Stato ha detto che la stessa alta partecipazione e’ stata un appoggio del popolo iraniano al sistema teocratico. “Le elezioni sono state un successo in piu’ per la Repubblica islamica, un referendum in cui 40 milioni di iraniani hanno ratificato le fondamenta della Repubblica islamica: sono state queste fondamenta ad essere appoggiate dal voto”. Intanto continuano gli arresti delle voci contrarie al regime. Gli ultimi della lista sono un attivista riformista e il direttore di un giornale: Saeed Laylaz, direttore del quotidiano finanziario “Sarmayeh”, uno degli intellettuali iraniani di maggior prestigio,, e Mohammadreza Jalaiepour, giornalista e punto di riferimento del movimento riformista, bloccato all’aeroporto internazionale di Teheran. Laylaz e’ un’analista politico che e’ stato spesso critico con il governo del presidente Ahmadinejad. (AGI) Bia