Televisione – Raiuno. Meno lato b e più cervello

Mauro Mazza, da un mese direttore di Raiuno, l’ammiraglia di Viale Mazzini, è al suo debutto nella gestione di una rete televisiva, completamente a digiuno di spettacolo, nani e ballerine. Finiano della prima ora, Mazza, romano di cinquantaquattro anni, dopo aver fatto l’apprendistato al Secolo d’Italia – di cui facevano parte Fini, Gasparri, Storace e Alemanno, radici e appartenenza rivendicate con orgoglio – ed essere passato all’agenzia di stampa Adnkronos, grazie a una presentazione di Claudio Martelli, allora vice segretario socialista, incrocia Livio Zanetti, direttore del Gr1. Zanetti apprezza il giovane giornalista avventuroso e insieme posato e nel 1990 lo assume al suo giornale radio. Tre anni dopo passa al Tg1, allora diretto da Demetrio Volcic, dove inizia a dar vita ai pezzi di ‘politica leggera’ insieme a Daniela Tagliafico e Marco Frittella. Nel ’94 fonda un sindacato di centro (Controcampo) ma l’esperienza dura poco: l’Usigrai è troppo potente per ammettere rivali. Durante la direzione Sorgi, Mazza è sul fronte opposto e nel 1998 diventa vice direttore a fianco del diessino Giulio Borrelli. Nel 2002 viene nominato direttore del Tg2, il primo rappresentante di An a capo di un telegiornale Rai, che rifonda riuscendo a farne un buon prodotto editoriale.
Arrivando a Raiuno Mazza ha dichiarato di aver ricevuto due indicazioni dai vertici della Rai: contenere le spese e fare più servizio pubblico.

La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 396 – giugno 2009

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