da caporedattore cultura a vice direttore della ‘Stampa’

Con Mario Calabresi si erano conosciuti una decina di anni fa. “Fra inviati capita di trovarsi a lavorare gomito a gomito e di darsi una mano”. Succede a Madrid, per seguire l’inchiesta del giudice Garzà³n su Dell’Utri e Berlusconi, succede a Verona al congresso di An. “Abbiamo legato grazie allo stesso modo di intendere il lavoro”. Martinetti non è diventato dal 30 maggio vice direttore della Stampa solo per questo, perché ha un curriculum lungo così, fra cronaca, estero e cultura, ma la stima del nuovo direttore del quotidiano torinese maturata sul campo avrà  senz’altro aiutato.
Nato a Torino il 29 novembre 1954, maturità  classica, studi di scienze politiche, Martinetti comincia a scrivere per La Gazzetta del Popolo nel ’76. È assunto come cronista due anni dopo e dall’80 è professionista. “Quello alla Gazzetta del Popolo è stato il periodo più formativo della mia vita. C’era gente come Ezio Mauro, Salvatore Tropea, Giampiero Gramaglia, Ernesto Marenco, Mario Baudino. Ci si occupava delle ‘giunte rosse’ come quella di Diego Novelli, della Fiat, del sindacato, di terrorismo. Inviati celebri come Giorgio Bocca e Giampaolo Pansa di Repubblica, Walter Tobagi del Corsera o Marco Nozza del Giorno usavano il nostro giornale come base”.

(La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 396, Giugno 2009)

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