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19 giugno 2009 | 9:39

Opinioni – Massimo Teodori. Intercettazioni: un passo di stile autoritario

Tutti noi, persone di buon senso, speravamo che il provvedimento sulle intercettazioni finalmente tutelasse – bilanciandoli – i due valori costituzionalmente rilevanti per l’individuo e la società : la libertà  di informazione e il diritto alla privacy. E, invece, dalla travagliata discussione parlamentare è venuto fuori un mostro legislativo (il ddl 1415, approvato l’11 giugno 2009 dalla Camera e trasmesso al Senato, consultabile nella sezione Documenti su Primaonline.it) che invece di garantire con le regole dello Stato di diritto le diverse componenti istituzionali e sociali, sembra appositamente formulato per fornire gli strumenti penali per vendicare, con spirito massimalistico, gli eccessi fin qui compiuti da inquirenti e giornalisti.
Sappiamo bene che i pubblici ministeri, con le macro-inchieste che spesso non hanno condotto ad alcunché, e i giornalisti, con le paginate riempite di scandali che hanno annichilito il cittadino indifeso, si sono attirati la vendetta di chi è capitato nel loro mirino. Quante volte noi garantisti abbiamo dovuto protestare per il protagonismo dei magistrati-sceriffi che, con la compiacenza della stampa, hanno dilagato, salvo poi finire in politica all’insegna del giustizialismo? Ma l’attuale normativa butta via insieme con l’acqua sporca anche il bambino, il che significa che fa fuori, insieme agli abusi, anche la possibilità  di indagare e di esercitare il diritto di cronaca, essenziali in democrazia.

La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 396 – giugno 2009

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