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22 giugno 2009 | 10:13

IRAN: GOOGLE E FACEBOOK IN PISTA PER LOTTA A CENSURA/ANSA

IRAN: GOOGLE E FACEBOOK IN PISTA PER LOTTA A CENSURA/ANSA
TRADUZIONE E SERVIZI IN FARSI PER AUMENTARE ACCESSO INFORMAZIONE
NEW YORK
(ANSA) – NEW YORK, 19 GIU – Dopo Twitter e YouTube anche Google e Facebook scendono in pista in aiuto della democrazia e contro la censura in Iran. Google ha annunciato oggi l’introduzione di un programma che traduce blog, articoli di stampa e messaggi di testo dall’inglese al persiano e viceversa. Facebook ha messo a punto una versione sperimentale del social network in farsi. “Abbiamo aggiunto il persiano a Google Translate per aumentare l’accesso all’informazione”, ha annunciato in un blog il colosso di Mountain View: “Il momento è particolarmente importante alla luce della situazione in Iran. Google Translate e un altro sistema che consentirà  a chi parla in farsi di comunicare con il mondo e viceversa”. Le due iniziative costituiscono solo l’ultimo esempio del ruolo crescente che Internet sta assumendo nel pieno della crisi politica che sta attraversando l’Iran. Per Google il farsi, come la lingua più comunemente parlata in Iran viene anche chiamata, é diventata la 42esima lingua disponibile nel servizio di traduzione istantaneo: servirà  a rendere in inglese e viceversa ogni tipo di documenti elettronici, dalle pagine web alle e-mail e ai micro-messaggi di Twitter. “Nulla è perfetto, errori sono possibili”, ha messo le mani avanti Franz Och, capo degli scienziati di Google che hanno lavorato al progetto. Il nuovo servizio è stato subito messo in uso in Iran per aggirare le restrizioni della censura: il sito ufficiale del leader dell’opposizione Mir Hossein Mussavi GhalamNews è ora disponibile in inglese. Quanto a Facebook, la versione del sito in persiano è stato reso possibile grazie al febbrile lavoro di 400 volontari: “Senza di loro – si legge sul blog del social network – non sarebbe stato possibile farcela così velocemente”. La versione beta permette di vedere il sito direttamente in farsi se il browser dell’utente è settato sul persiano “di modo che tutti gli utenti che parlano farsi nel mondo possano cominciare a usarlo nella loro lingua madre”, spiega Facebook. Intanto il New York Times ha risolto in senso affermativo, dopo un intenso dibattito interno, l’interrogativo sull’opportunità  di attribuire alla fonte le informazioni raccolte grazie ai microblog di Twitter. “L’idea è che questi bloggers mettano online l’informazione perché sia ripresa dai media di tutto il mondo scavalcando i controlli delle autorità  iraniane. Data la natura del web nessuna di queste informazioni é riservata, e sono gli stesi autori che chiedono che venga rilanciata”. (ANSA).