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13 luglio 2009 | 10:10

INTERNET: DA ILCERIMONIALE.IT LE REGOLE DI NETIQUETTE

INTERNET: DA ILCERIMONIALE.IT LE REGOLE DI NETIQUETTE
(AGI) – Roma, 12 lug. – Il galateo di monsignor Giovanni Della Casa rivisitato per le nuove piazze digitali, i social network, l’ultima faccia della modernita’. A dettare le regole del bon ton, anzi della “netiquette” (l’etichetta della rete) per quanti intrattengono relazioni sociali in rete attraverso Facebook, MySpace, Netlang, Lindedln, Badoo e Twitter, e’ il sito www.ilcerimonaile.it, creato otto anni fa da Marco Consentino e Stefano Filippone-Thaulero, funzionari del Senato della Repubblica, per facilitare la vita a chi vuol ancora far uso delle buone maniere nelle proprie relazioni sociali. La piazza telematica dei social network, che ha mandato in soffitta le chat, e’ sempre piu’ affollata: si calcola che, nel mondo, ormai siano oltre 350 milioni le persone che la frequentano, dedicandole ogni giorno, o quasi, un po’ del loro tempo. In Italia si stima che sono almeno dieci milioni gli utenti dei social network, soprattutto uomini tra i 18 e i 44 anni, che trascorrono circa 30 minuti al giorno. Sono cifre da far impallidire il prime time di una tivu’ commerciale. Come ricordano i due novelli paladini delle buone maniere, tutto comincio’ poco piu’ di dieci anni fa, all’alba dell’era di internet, quando Andrew Weinreich, avvocato americano, lancio’ il sito “sixDegrees.com”, basato sulla teoria dei “sei gradi di separazione” (da una grande commedia di John Guare e dal successivo omonimo film), secondo la quale e’ possibile raggiungere una qualsiasi persona con al massimo cinque intermediari. Pochi anni dopo apparvero Friendster, una catena di Sant’Antonio di “amici degli amici”; Linkedin, il primo focalizzato su contatti professionali, e Myspace. E poi, nel 2004, ha visto la luce Facebook per una trovata del diciannovenne Mark Zuckerberg, che voleva fare nuove amicizie ad Harvard, creando un annuario digitale degli alunni. Nuovi canali di relazioni sociali che hanno subito innescato anche interessi economici per le loro enormi potenzialita’. Cosi’ Rupert Murdoch ha acquistato Myspace per 580 milioni di dollari, mentre il valore di Facebook e’ stimato in 15 miliardi di dollari. In questa gigantesca piazza virtuale globale ci si “cerca” e ci si “incontra” a tutte le ore del giorno, e della notte, per scambiarsi stati d’animo e curiosita’, ma anche interessi e gusti (musicali, letture, preferenze cinematografiche, ecc.). Ma soprattutto per intessere nuove relazioni e non manca l’amore. E non ultimo, anche per “rimorchiare”. Anche se tutti sanno che nella Rete si appare sempre migliori di come si e’ veramente e che l’incontro di persona, poi, approdi per lo piu’ a una delusione. Se non a situazioni pericolose o addirittura tragiche, come raccontano sempre piu’ spesso le cronache. (AGI) Red/Est (Segue)

INTERNET: DA ILCERIMONIALE.IT LE REGOLE DI NETIQUETTE (2)
(AGI) – Roma, 12 lug. – Questa incredibile trasformazione socio-strumentale della comunicazione interpersonale, “vera e propria mutazione antropologica”, proprio per le sue enormi, sconfinate e, troppo spesso, incontrollate potenzialita’, richiede regole di comportamento nuove. Anche perche’ il cyberspazio non puo’ e non deve essere una zona franca ove si gode di impunita’, ne’ una sorta di far west dove non vigono le regole, se non quella del piu’ forte. “Non stiamo parlando di come evitare le truffe o i programmi sofisticati con i quali le aziende vi raggiungono con offerte di prodotti mirate. Parliamo delle vecchie regole di buona educazione”, scrivono Marco Consentino e Stefano Filippone-Thaulero presentando on line il loro essenziale manuale di bon ton digitale.

INTERNET: DA ILCERIMONIALE.IT LE REGOLE DI NETIQUETTE (3)
(AGI) – Roma, 12 lug. – Ecco quanto suggeriscono i due esperti per i frequentatori dei social network. “1) Un gruppo di amici virtuali non dovrebbe andare oltre il numero di persone che si conoscono nella vita reale: il proprio potenziale di amicizia si puo’ misurare da questo. 2) Vietato inventare identita’. Peraltro il passo a forme di psicosi e’ piu’ breve di quanto si immagina: le sale d’attesa degli psicanalisti sono piene di frequentatori abituali di chat. 3) Nei forum non sono infrequenti i troll, presenze che si fingono interessati ai temi della discussione solo per creare attriti e alimentare litigi: non si fa. 4) Non si dovrebbe chiedere di fare amicizia a perfetti sconosciuti. Vietato abbordare ‘virtualmente’ giovani frequentatrici con la scusa di formare un gruppo con lo stesso cognome o fesserie simili. 5) Essere insistenti e’ sempre sconveniente. Trascorso un po’ di tempo dall’invio di una richiesta di amicizia, si puo’ fare un solo altro tentativo con diffusa spiegazione, poi basta. 6) E’ perfettamente legittimo (anzi, consigliato) ignorare la richiesta di amicizia se non proviene da fonte certa e non e’ corredata da una spiegazione. 7) E’ altrettanto legittimo ignorarla anche se proviene da buoni conoscenti; va pero’ preso in considerazione che una mancata risposta, in questo caso, e’ scortese. A costo di essere crudi, meglio rifiutare motivando (esempio: piu’ di 50 “amici” mi sono imposto/a di non avere, scusami!). 8) Se c’e’ qualcuno che conosciamo in rete, inutile sollecitarlo con richieste di chat perche’ siamo nel bel mezzo della pausa caffe’: magari lui/lei non lo e’. 9) E’ naturalmente consentito formare gruppi strampalati (ce ne sono ben oltre le appartenenze politiche o di tifo calcistico, basta farsi un giro in rete), ed invitare i propri amici ad aderire, ma senza eccedere. 10) E’ possibile, talvolta utile, diffondere le proprie iniziative professionali: non va dimenticato che chi si trova in rete lo fa per una sua libera scelta; ma non si puo’ essere invadenti, e meno che mai permettersi rimproveri per una eventuale mancata riposta. 11) Il turpiloquio (ammesso in circostanze ‘domestiche’ o di stretta amicizia, anzi, in alcuni casi liberatorio), andrebbe limitato ai gruppi che lo condividono. 12) Attenzione che la rete resti un mezzo di comunicazione e non finisca per diventare dominante. In Giappone questa forma di mania e’ gia’ una malattia sociale”.