TLC

13 luglio 2009 | 15:20

TLC: I-COM, ITALIA ARRETRATA; INSUFFICIENTE PIANO ROMANI

TLC: I-COM, ITALIA ARRETRATA; INSUFFICIENTE PIANO ROMANI
(AGI) – Roma, 13 lug. – Sulla banda larga il nostro Paese, con una copertura di appena il 19%, e’ indietro rispetto alla media europea del 4%. E l’intervento pubblico sembra insufficiente: questo il parere di un documento presentato da I-com sulle reti di prossima generazione. I-com, istituto per la competitivita’, nelconvegno “Come allargare la banda”, conferma il gap tra Italia e resto d’Europa sullo sviluppo della banda larga e critica, senza mezzi termini, la strategia del governo. “Lo sviluppo della banda larga – si legge in un documento dell’istituto – e’ uno degli obiettivi cardine che una economia moderna dovrebbe incentivare e realizzare. Nonostante questo, pero’, le infrastrutture di comunicazione elettronica di nuova generazione (Next generation networks, Ngn) stentano a decollare. Questo forte ritardo – si legge ancora – e’ particolarmente avvertito in Italia. Da piu’ parti si e’ invocato un intervento pubblico forte, utile a supportare gli investimenti necessari a rendere realta’ l’avvento delle reti a banda larga (2 Mb/s, idonee a consentire l’abbattimento del digital divide) e ultra-larga (Uwb, idonea a determinare tassi di crescita significativa del Pil). A gennaio 2009 – sottolinea il documento – il tasso di penetrazione della banda larga in Italia si attestava, secondo i dati della Commissione europea, al 19% contro una media comunitaria del 22,9% e contro livelli sensibilmente superiori degli altri piu’ competitivi Paesi europei (Gran Bretagna 28,4%, Francia 27,7%, Germania 27,5%). A questo si aggiunge una scarsa diffusione tra gli italiani dell’utilizzo dei servizi fruibili tramite Internet: elemento da attribuire – secondo I-com – principalmente alla scarsa percezione che i cittadini hanno delle potenziailta’ della broadband e lo scarso grado di informatizzazione della popolazione”. (AGI) Lda/Chi (Segue)

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(AGI) – Roma, 13 lug. – E nell’invocare un intervento forte della politica “a fronte di questa situazione di arretratezza”, I-com non sembra approvare le strategie dell’esecutivo. “In Italia, ad oggi, risultano stanziati 800 milioni di euro (fondi Fas, il cui impegno e’ al vaglio del Cipe), 264 milioni (gia’ adibiti per il progetto a banda larga di provenienza Infratel) e 188 milioni di euro (fondi Fesr). Per quanto questo intervento costituisca una buona base di partenza per lo sviluppo della banda larga, ritenuto essenziale nel processo di evoluzione delle reti, (quantificate complessivamente per i collegamenti tra 2 e 20 Mb entro il 2012 in circa 1,4 miliardi di euro), il governo – chiarisce il documento – attraverso il piano Romani, non ha fornito, ad oggi, risposte concrete circa la provvista necessaria da stanziare per la banda ultra-larga”. “Altro spunto critico – stigmatizza il documento – puo’ essere rappresentato dal non aver previsto degli standard minimi di qualita’ del servizio (Qos) nello specificare gli obiettivi di policy previsti. In altri termini, l’aver adottato un approccio progressivo che prevede una prima fase orientata all’abbattimento del digital divide e, una seconda, per lo sviluppo effettivo delle infrastrutture Fttx, non elimina la preoccupazione derivante dal non aver chiaramente stabilito un progetto pluriennale con scadenze e obiettivi precisi in merito al perseguimento della seconda fase”. E lo stesso studio auspica di “puntare in modo chiaro e trasparente su progetti a banda ultra-larga”, in tal modo si possono rendere credibili “i tassi di crescita del Pil, principale beneficio che le infrastrutture di prossima generazione possono offrire al Paese e di fornire, ai principali players privati del settore, una pianificazione economica razionale dei propri investimenti e delle proprie scelte strategiche”.