Nessuna categoria

16 luglio 2009 | 16:12

Lavori in corso – ‘Prima’ n. 397, luglio-agosto 2009

Intercettazioni – Ddl n. 1611 – Tutto rinviato a settembre. Dopo l’approvazione alla Camera con voto di fiducia, dopo le proteste del mondo della giustizia e dell’informazione (con tanto di sciopero proclamato, e poi annullato, per il 13 luglio), è stato grazie alla moral suasion del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, se il governo ha deciso di rinviare la discussione della riforma alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, con l’obiettivo – è stato precisato – di trovare la più ampia convergenza. La svolta è avvenuta il 3 luglio, quando il guardasigilli Angelino Alfano è salito al Quirinale dove (secondo indiscrezioni) il presidente avrebbe espresso una posizione molto netta sui profili di costituzionalità  del provvedimento al centro dell’esame del Senato.
L’ipotesi di un nuovo ricorso al voto di fiducia, i tempi accelerati di approvazione (la presentazione degli emendamenti era stata fissata per il 7 luglio), il clima di forte contrapposizione politica e soprattutto la preoccupazione dei magistrati, con l’allarme lanciato dal procuratore Antimafia Piero Grasso, hanno indotto il presidente della Repubblica a invitare il governo a cercare sulla materia la più ampia convergenza. Da qui la proposta del presidente del Senato, Renato Schifani, di riprendere i fili della riforma a settembre, ratificata dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama l’8 luglio. Tra i nodi da sciogliere uno in particolare preoccupa tanto i magistrati quanto l’opposizione: se la legge passasse così com’è stata approvata dalla Camera, per intercettare ci dovrebbero essere “evidenti indizi di colpevolezza” e non più “gravi indizi di reato”. Secondo il procuratore Grasso, la misura darebbe un duro colpo alle indagini contro la mafia, e non soltanto. C’è poi il capitolo che riguarda le sanzioni penali nei confronti dei giornalisti e le forti limitazioni imposte alla stampa, sul quale ha preso posizione anche il garante della Privacy, Francesco Pizzetti, nella sua relazione annuale in Parlamento lo scorso 2 luglio, affermando che “non vi è ragione di ritenere che la regolazione in generale della libertà  di stampa abbia una diretta e immediata tutela della privacy”.
Il rinvio della discussione è stato apprezzato dall’opposizione. Per Lanfranco Tenaglia, responsabile giustizia del Pd, “finalmente un po’ di saggezza e buon senso si sono insinuate nel centrodestra”. Soddisfatto anche il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli (Pdl), che aveva lamentato i tempi ristretti concessi per la discussione. Quanto al governo, il sottosegretario Giacomo Caliendo (Pdl) ha sottolineato che la pausa non si dovrà  tradurre in un rinvio sine die. Nel mese di luglio la commissione svolgerà  una serie di audizioni: dalla procura Antimafia al sindacato dei giornalisti e alla federazione degli editori. Verrà  convocato anche il sindacato dei magistrati: secondo il presidente dell’Anm, Luca Palmara, “occorre trovare un equilibrio tra privacy e informazione” senza “vanificare lo strumento investigativo”.

Fondi per l’editoria – Ddl n. 1195-B – Grazie a un impegno parlamentare bipartisan, dopo i tagli della finanziaria dello scorso anno è stato rifinanziato il fondo per l’editoria per il 2009 e il 2010: con il sì definitivo del Senato al ddl sullo Sviluppo del 9 luglio scorso, per ognuno dei due anni sono stati stanziati 70 milioni di euro. L’articolo 54 stabilisce inoltre che gli effetti derivanti dal nuovo regolamento dell’editoria – attualmente all’esame dei tecnici del ministero e in attesa del vaglio del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti – entreranno in vigore (relativamente ai contributi previsti dalla legge 250 del 1990) a decorrere dal bilancio aziendale successivo a quello in corso alla data di pubblicazione del regolamento sulla Gazzetta Ufficiale.
Intanto la neo responsabile del dipartimento Editoria di Palazzo Chigi, Elisa Grande, ha ipotizzato lo svolgimento degli Stati generali sull’editoria dopo la prossima finanziaria “in modo da avere risorse certe su cui lavorare”. “Quella sarà  la sede più opportuna”, ha dichiarato, “per elaborare la nuova riforma strutturale del sistema, il cui varo non sarà  pregiudicato dal nuovo regolamento. Che non può costituire un punto di arrivo, ma è anzi il primo passo necessario per la razionalizzazione e per la semplificazione del sistema”.

Tivù digitale – Legge comunitaria ddl n. 2320-B art. 39-quater – Governo e maggioranza la considerano la fine della procedura d’infrazione avviata dall’Unione europea contro l’Italia per la violazione del pluralismo configurata dalla legge Gasparri; per l’opposizione si tratta invece di un vero e proprio “colpo di spugna” sulla possibilità  che la tecnologia digitale possa effettivamente portare al superamento del duopolio Rai-Mediaset: da qui l’astensione del Partito democratico sulla legge comunitaria del 2008, approvata definitivamente alla Camera il 23 giugno scorso.
A esprimere soddisfazione è il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani (Pdl) secondo il quale, con la legge comunitaria che conferisce una delega al governo per la modifica del testo unico sulle televisioni, sono stati mantenuti tutti gli impegni con Bruxelles. “Nella legge viene recepita come norma primaria la delibera 181 dell’Agcom”, sottolinea Romani in una nota, “che determina i criteri di pianificazione delle frequenze digitali e fissa in cinque multiplex il dividendo digitale da assegnare mediante una procedura di gara, con riserva in favore dei nuovi entranti”.
Secondo l’ex ministro alle Comunicazioni Paolo Gentiloni (Pd) andavano però aggiunti tre paletti: per evitare il protrarsi di posizioni dominanti; per garantire che dalla gara derivino introiti adeguati per le casse dello Stato (rendendo l’asta realmente competitiva); per riservare un dividendo digitale agli operatori della telecomunicazione. Secondo l’opposizione, infatti, con la nuova normativa a Rai e Mediaset saranno riservati sei multiplex a testa e soltanto tre saranno liberi per i nuovi entranti. “Con il no ai nostri emendamenti”, ha osservato Vincenzo Vita (Pd), “si è impedita una vera gara per assegnare i multiplex digitali, consentendo alle vecchie concentrazioni nate nel Far West di farla da padrone”.

Pubblicità  occulta – Legge comunitaria ddl n. 2320-B art. 23 – Il provvedimento, con cui ogni anno si recepiscono le direttive europee, ha dato anche il via libera al cosiddetto ‘product placement’, ossia la presenza a scopo pubblicitario nei programmi televisivi di prodotti, servizi o marchi. Il governo, che ha tempo fino al 19 dicembre 2009 per tradurre la disposizione in decreto legislativo, si è impegnato comunque a vigilare sul rispetto delle norme per la tutela dei minori.

Relazione annuale dell’Agcom – Svolta nel mercato televisivo: nel 2008 Sky ha sorpassato Mediaset nei ricavi e si è piazzata alle spalle della Rai. Lo ha annunciato il presidente dell’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, nella sua relazione annuale (vedi nei Documenti di Primaonline.it) tenuta il 7 luglio alla Camera dei deputati. Su una torta pubblicitaria complessiva di 8,4 miliardi di euro, la Rai ha raccolto 2.723 milioni (-3,6% rispetto al 2007), Sky 2.640 e Rti 2.531. Secondo Calabrò, i dati dimostrerebbero la fine del duopolio. “Il settore televisivo”, ha sottolineato il presidente dell’Agcom, “ha una struttura dominata dalla presenza ormai comparabile di tre soggetti”. Calabrò ha inoltre sostenuto che bisognerebbe anticipare la data finale del novembre 2012 fissato per lo switch off dall’analogico al digitale: si ridurrebbe così il gap tra il resto d’Italia e la Calabria e la Sicilia, destinate a passare per ultime alla nuova tecnologia.
Il presidente ha poi annunciato che l’Agcom approverà  entro breve il nuovo regolamento per la radio digitale, “garantendo pari opportunità  a tutti”. Ha ricordato che è stata ridefinita la struttura della società  Audiradio (allargandone la partecipazione alle componenti non ancora rappresentate) e che sono stati stabiliti i criteri per la rilevazione degli indici di ascolto con la verifica demandata a un soggetto terzo.
Calabrò ha nuovamente insistito sulla necessità  di una riforma della Rai, “irrinunciabile per dare alla gestione maggiore efficienza e alle testate maggiore indipendenza dalla politica”; e ha inoltre invocato una modifica della legge sulla par condicio che tenga conto dei cambiamenti intervenuti pur continuando a garantire pluralismo ed equilibrio. Sollecitazioni sono arrivate anche per il varo della nuova legge sull’editoria: “Mentre la Francia ha organizzato gli Stati generali dell’editoria, in Italia la riforma della stampa è tuttora ai blocchi di partenza”.
Quanto alla pubblicità  della pubblica amministrazione, il presidente dell’Agcom ha annunciato che presto saranno comminate sanzioni nei confronti delle Pa che violeranno l’obbligo di destinare il 60% della comunicazione istituzionale alla stampa.
Commenti alla proposta di modifica della par condicio sono arrivati dal sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, e dall’ex ministro Paolo Gentiloni. Romani si è detto d’accordo, ma ha precisato: “Purché sia frutto di una proposta parlamentare e non del governo”. Secondo Gentiloni, invece, i rilievi tecnici e interpretativi denunciati da Calabrò “non possono essere un pretesto per mettere la legge in discussione”. Altrimenti, ha aggiunto, la reazione dell’opposizione sarà  durissima.

Fondo unico per lo spettacolo – Era atteso nell’ultimo decreto anticrisi, varato dal governo il 26 giugno, il reintegro del Fus, il fondo unico per lo spettacolo: un taglio alla cultura definito intollerabile da parte di tutti i soggetti del settore (Agis, Anica, Anac e Centoautori), ai quali si è unita la protesta di due parlamentari del Pdl, Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi. “Attualmente le provvidenze pubbliche sono diminuite al punto di essere comparabili con quelle destinate allo spettacolo nel 1986″, ha sottolineato Barbareschi. “Senza una riforma profonda ed equilibrata dello spettacolo dal vivo, i tagli del Fus previsti nella scorsa finanziaria risultano insostenibili per tutti gli operatori del settore”, ha sostenuto Gabriella Carlucci.
Intanto il parlamentare dell’Udc Luciano Ciocchetti annuncia un emendamento al decreto anticrisi per incrementare il Fus di 60 milioni nel 2009 e di 150 nel 2010. E, come annunciato da Giovanna Melandri, il Pd ha presentato alla commissione Cultura della Camera una risoluzione per chiedere al governo l’immediato ripristino del fondo.