Protagonisti del mese, Scelte del mese

17 luglio 2009 | 16:15

Pietro Calabrese ricorda – Je n’ai pas oublié

Sì, io mi ricordo
Ricordo che il signor direttore stava sempre zitto quando parlavano i suoi redattori. Un silenzio inquietante, un abisso sul nulla. Ma lui spiegava: “Taccio come tacciono gli psicanalisti per lasciare sfogare i loro pazienti”

Ricordo la Saudade

Ricordo gli occhi del mio cane Pippo che mi seguono quando la notte mi alzo per andare in bagno. Non muove un muscolo, resta appiattito sul pavimento ai piedi del letto: solo gli occhi si aprono e mi guardano. Li richiude quando ritorno

Ricordo il mio amico Paolo Madron che ordina al ristorante dei dirigenti Mondadori a Segrate: “Due cosce di pollo”. Poi fa una pausa, fissa il cameriere, e aggiunge con la cantilena vicentina: “Cosce morbide, per favore”

Ricordo Macbeth: “La vita non è che un’ombra in cammino”

Ricordo Mara che abbraccia gli alberi ‘buoni’ nella foresta di Fointenebleau

Ricordo Francesco Guccini che canta: “Non andare… vai. Non restare… stai. Non parlare… parlami di te”

Ricordo Giuseppe e Natalia Ayala, sotto la grande quercia di Cozzo Capraro, mentre mangiamo, beviamo vino siciliano e pensiamo che tutte le cose belle debbano durare per sempre

Ricordo il mio primo sguardo a Costanza appena nata, nella stanza 338 della clinica Baron Lambert a Etterbeek, il quartiere di Bruxelles circondato dal Parco del Cinquantenario
Ricordo che il signor direttore, quando voleva farti capire che ti aveva preso in confidenza, a bruciapelo chiedeva: “Lo sai qual è la differenza tra un direttore e una scorreggia?”. E subito aggiungeva: “Se lo sai, ti consiglio per la tua carriera di tenere la bocca chiusa”. Andò tutto bene fino al giorno in cui Airoldi Serafino, vice capo responsabile del servizio Regioni, rispose: “Signor direttore, più che la bocca, devo tenere chiuso il culo”. La battuta non gli venne mai perdonata

Ricordo l’indimenticabile Steno: “Non è detto che una giornata con poche idee sia una giornata sprecata: può essere guadagnata, per esempio, rispetto a tante idee idiote che per fortuna non mi sono venute in mente”

Ricordo Woody Allen e Diane Keaton che aspettano l’alba seduti su una panchina di Sutton Place, sotto le stelle di Queensborough Bridge, nel film ‘Manhattan’

Ricordo l’uovo sospeso con un filo sulla testa della ‘Madonna con Bambino e Santi’ di Piero della Francesca

Ricordo le note del ‘Danubio blu’ e quell’osso preistorico lanciato in aria che si trasforma in astronave nel film ’2001: Odissea nello spazio’

Ricordo che è sempre meglio comportarsi da persone perbene che fare i furbi

Ricordo che non bisogna mai dare l’annuncio della propria felicità , perché c’è sempre un invidioso in agguato che non aspetta altro

Ricordo Jacques Prévert: “Tante foreste sacrificate per fornire la carta ai milioni di giornali che ogni anno attirano l’attenzione dei lettori sul pericolo del disboscamento”

Ricordo i funerali di tanta gente che è ancora viva e li ricordo bene, particolare dopo particolare, perché per me è come se fosse già  morta

Ricordo che quando era molto giovane e frequentava l’Accademia di Arte drammatica, Gabriele Lavia, per arrivare con i soldi a fine mese, disegnava cartoon per la Disney italiana e faceva il paroliere per alcuni autori del Bagaglino

Ricordo che mia sorella Angelita, tutte le volte che non riesce a trovare parcheggio, telefona a nostra madre perché dica una preghiera a Sant’Antonio, patrono delle cose perdute e ritrovate. Sarà  come sarà , il parcheggio alla fine spunta fuori

Ricordo Oscar Wilde: “Non credo ai miracoli, ne ho visti troppi”

Ricordo il verso di Orazio, vecchio di duemila anni: “Poi torno a casa, alla mia scodella di porri e ceci…”

Ricordo, e come si fa a dimenticarle, le lucciole vagabonde di Bixio: “Noi siamo come le lucciole / brilliamo nelle tenebre / schiave d’un mondo brutal / noi siamo i fiori del mal…”

Ricordo il cinema La Pagode a Parigi, in rue de Babylone, e il suo piccolo giardino segreto sul retro. In quel cinema ho passato tante di quelle serate che mi basta chiudere gli occhi per rivedere le sue file di poltrone (scomodissime), il soffitto colorato, gli studenti squattrinati e le coppie di innamorati che lo frequentavano e immagino continuino anche adesso a frequentarlo

Ricordo una passeggiata nel corso principale di Comiso a braccetto con Gesualdo Bufalino. Due passi, una fermata. Si lamentava, Gesualdo, perché, avendo deciso di sposarsi ormai anziano, voleva una donna che si prendesse cura di lui e dei suoi acciacchi di vecchio. Due passi, una fermata. E invece la moglie, di venticinque anni più giovane, appena impalmata s’era ammalata, e adesso era lui che doveva fare da infermiere a lei. Due passi, una fermata. Sotto il cielo diafano del luglio siciliano

Ricordo quel borgo della Mancha, di cui adesso non voglio ricordare il nome, dove non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito…

Ricordo quelle antiche trottole colorate che si chiamavano ‘strummule’

Sì, io mi ricordo