Editoria

22 luglio 2009 | 14:49

Montanelli: in Rai serve un mastino

Il 22 luglio 2009, il Corriere della Sera pubblica, a 8 anni dalla morte di Indro Montanelli, una lettera a Nenni del ’64 sulle nomine a viale Mazzini

Montanelli: in Rai serve un mastino
«Mai un intellettuale come presidente. No a Bacchelli, Bo, Silone »
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Caro Presidente,
per maggior precauzione, le mando questa lettera al suo indirizzo privato, affidandola (e so di poterci contare) alla sua discrezione più assoluta. La sua domanda mi piomba nel più grande imbarazzo. Sono un vecchio amico di De Feo, personalmente la sua nomina mi farebbe piacere; ma dopo avere acerbamente criticato i partiti per il loro spirito di clientela nella ripartizione dei posti, non posso praticarlo a mia volta. L’imbarazzo, però, diventa ancora più grande di fronte alla responsabilità  di suggerire altri nomi.

Comunque, le dirò onestamente cosa penso di quelli che possono venire alla mente.. 1) Bacchelli “” Nessuno può contestarne il valore di letterato e di umanista. Aggiungo che è anche un mio caro amico. Però mi sembra il meno qualificato a dirigere uno strumento come la Tv. Il suo mondo è fermo al Manzoni. Scrive (non in senso traslato, ma reale) con la penna d’oca. È in polemica col mondo attuale, di cui la Tv è il più tipico prodotto. Detesta tutta la cultura moderna. Disprezza la volgarizzazione e i suoi strumenti. Insomma,malgrado le sue qualità , anzi proprio per esse, sarebbe l’uomo più sbagliato nel posto più sbagliato. 2) Carlo Bo””È pressappoco sullo stesso livello culturale. È Rettore Magnifico dell’Università  di Urbino. Non ha ancora sessant’anni, non ha avuto compromissioni con il fascismo, non è uomo di parte. Però è molle, restio a impegnarsi, e non so nemmeno se accetterebbe l’incarico. 3) Ignazio Silone “” Lei lo conosce meglio di me. Offre tutte le garanzie, meno quelle dell’energia organizzativa e di un atteggiamento al di sopra delle parti. 4) Leo Valiani “” Bellissimo nome della Resistenza. Cultura. Uno spirito moderno e aggiornato. Ma poca salute e scarsa continuità  di azione per un eccesso di spirito critico. Alla Tv ci vuole anche un uomo di nervi saldi, metodico e puntuale. 5) Paolo Grassi “” È un bravo direttore di teatro. Ma niente altro. La sua nomina verrebbe attribuita a interferenze di partito perché non potrebb’essere giustificata da nessun altro motivo. 6) Mario Vinciguerra “” Sarebbe forse l’ideale per il rigore morale, malgrado l’età , e lo spirito combattivo. Ma in questi ultimi tempi ha assunto atteggiamenti che possono riuscire sgraditi a troppa gente.

Caro Presidente, potrei continuare all’infinito in questo giuochetto di fare dei nomi, e poi di disfarli. Ma non vedo cosa ci sia di costruttivo. In realtà  bisogna prima risolvere una questione pregiudiziale. Cosa si vuole? Si vuole qualcuno che faccia ciò che ha fatto, cioè che non ha fatto, Papafava, e presti solo il proprio bel nome; oppure si vuole un Presidente che faccia il Presidente, cioè che garantisca l’indipendenza e la pulizia della Tv? In questo secondo caso bisogna un po’ accantonare il blasone culturale e fare più posto ad altre doti: carattere, energia, capacità  organizzative: tutta merce che fra gl’intellettuali alligna poco. Se mi è lecito esprimere un parere, io direi che a quel posto ci vuole un uomo soprattutto coraggioso, fermo, d’immacolata onestà , e che di cultura ne abbia quanto basta per orientarvisi e scegliere i suoi collaboratori con pertinenza. Il nome per ora non mi viene alla mente. Però, al suo posto, io mi orienterei in questo senso. Ecco perché stamani le avevo accennato a Malfatti.

Come Ministro Plenipotenziario, ha già  un rango. Non ha ancora cinquant’anni. Conosce il mondo e le lingue. L’ho visto lavorare a Parigi: è un fulmine di guerra, aggiornato su tutto, prudente e volitivo. Lei è proprio sicuro che non accetterebbe? Un altro nome che mi viene alla mente è Pannunzio: un po’ «impegnato », ma con molto equilibrio. Solo, la Dc non lo digerirebbe. È difficile, me ne rendo conto. Però, caro Presidente, una decisione bisogna prenderla perché in questi giorni ho potuto misurare a che spaventoso livello sia salita “” magari a torto “” l’indignazione del pubblico. E non parlo solo di quello «borghese ». Ho ricevuto lettere di operai (tra gli altri, un telegramma firmato da una ventina di linotipisti del «Corriere ») che m’ingiungono di continuare la campagna: cosa che non farò. Ora seguiterò a pensarci. E se riesco a formulare qualche proposta plausibile, gliela farò sapere. Per intanto, però, sarebbe molto opportuno fissare almeno questo punto: che, per dirigere la Tv e tenerla al riparo dalle interferenze, bisogna intendersi più di Tv che di Leopardi. Sarebbe già  un passo avanti.

Indro Montanelli

- Lettera di Montanelli a Nenni del ’64 sulle nomine Rai (doc)