Televisione

29 settembre 2009 | 11:36

RAI: GABANELLI,HO CIRCA 30 CAUSE MA NON POLIZZA PER SPESE ASSICURAZIONI NON COPRONO SPESE LEGALI CON CAUSE LUNGHE 10 ANNI

RAI: GABANELLI,HO CIRCA 30 CAUSE MA NON POLIZZA PER SPESE
ASSICURAZIONI NON COPRONO SPESE LEGALI CON CAUSE LUNGHE 10 ANNI
ROMA
(ANSA) – ROMA, 29 SET – La libertà  di informazione è minacciata non solo dalla pressione politica ma soprattutto dal “comportamento intimidatorio” di ricorrere ai tribunali per reclamare danni poiché ciò comporta ingenti spese legali per gli editori, tali da poterli scoraggiare. E’ quanto afferma in un lettera al Corriere della sera, Milena Gabanelli che denuncia sul quotidiano la situazione della sua trasmissione, Report. “Ad oggi le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina – scrive Gabanelli -: è facile capire che alla fine una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile”. Questo, spiega la giornalista, non tanto per il rischio di dover pagare dei danni quanto per la dispendiosità  delle spese legali che “in Italia sono una certezza: la cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio”. Per questo, spiega, la compagnia britannica e quella americana cui la giornalista si è rivolta, per una polizza “che coprisse le spese legali e l’eventuale danno in caso di soccombenza dovuta a fatti non dolosi”(“sul mercato italiano nessun operatore stipula polizze del genere”), “tenendo conto del mio comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dette disponibili ad assicurare l’eventuale danno ma non le spese legali”. “Nel diritto anglosassone – fa sapere Gabanelli – il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni punitivi l’autore della lite temeraria: chiedi dieci milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20″. “Ecco – conclude la giornalista di Report – copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma. Sarebbe il primo passo verso una libertà  tutelata prima di tutto dal diritto”.