Cinema

02 ottobre 2009 | 17:40

CINEMA: LA SCUOLA CINE-TV CREATA DAGLI EBREI ORTODOSSI

CINEMA: LA SCUOLA CINE-TV CREATA DAGLI EBREI ORTODOSSI/ANSA
GERUSALEMME
(ANSA) – GERUSALEMME, 1 OTT – Un vecchio edificio dietro la sede del municipio. A prima vista la Maaleh School of Television, Film and Arts assomiglia più a una scuola elementare che a un laboratorio di creatività . Eppure, come spesso accade, le apparenze ingannano. Perché questa struttura di pietra chiara ospita il primo e unico istituto al mondo di formazione cine-tv animato dalla comunità  degli ebrei ortodossi. O meglio, “é nato con questa impostazione 20 anni fa, ma ora le cose sono leggermente cambiate”. A spiegarlo è Katie Green, una dei responsabili della scuola, oltre che ex allieva. Occhi azzurri in tinta con il copricapo che nasconde (in parte) i suoi capelli di religiosa sposata, Katie racconta:”quando abbiamo incominciato nessuno credeva in questo progetto. Quale mercato può esserci per film e serie tv che trattano perlopiù tematiche proprie del ristretto mondo delle comunità  ortodosse e ultra-ortodosse?”. Eppure, ben presto gli scettici hanno dovuto arrendersi all’evidenza: ormai da anni i prodotti della Maaleh sono richiesti dai film festival di tutto il mondo, dal Tribeca di New York al ‘Festival delle Religioni’ di Trento, oltre ad avere conquistato la prima serata con un telefilm sulla vita dei single ortodossi. “I nostri film piacciono perché aprono delle finestre su una realtà  di solito impenetrabile, ‘esotica’” – dice Green. Il tutto “senza alcuna propaganda: al contrario, l’approccio dei nostri studenti è critico e autocritico. Le loro opere non danno risposte, ma pongono domande”. E questo, in un Paese come Israele, significa essere “coraggiosi e onesti”. Uno dei temi più esplorati dagli allievi-sceneggiatori – la Maaleh forma registi, sceneggiatori, producer e operatori – è il rapporto tra spiritualità , tradizione e modernità : un tema che bolle nella pentola dell’ebraismo da tempo, e che si riflette nei cortometraggi di questi giovani. Al loro fianco, c’é il rabbino Yehoshua Engleman, consulente ufficiale della scuola, la quale, oltre a corsi come ‘montaggio’ o ‘tecniche del suono’, propone anche quello di Torah. E, una volta al mese, vengono organizzati incontri con rabbini provenienti da tutto Israele per discutere sulle implicazioni etico-religiose dei soggetti dei film, soprattutto quando affrontano argomenti-tabù. “Alcuni – sottolinea Katie – reagiscono con disgusto al nostro invito”, anche perché, secondo la tradizione ebraica più conservatrice, cinema e tv – in quanto immagini – sarebbero vietati. “E’ un divieto che deriva da uno dei dieci comandamenti, quello per cui non posso essere fatte rappresentazioni di Dio. Col tempo, per estensione e anche per distinguersi dagli artisti cristiani, gli ebrei haredim (letteralmente ‘timorati’, cioé ortodossi) hanno rinunciato alle arti figurative. Un enorme spreco di potenziale”. Ma altri rabbini accettano di venire. “Sono quelli che scelgono di non vivere in una torre d’avorio”, conclude Katie.