Editoria

05 ottobre 2009 | 17:21

LODO MONDADORI: GIUDICE, BERLUSCONI CORRESPONSABILE CORRUZIONE

LODO MONDADORI: GIUDICE, BERLUSCONI CORRESPONSABILE CORRUZIONE (2)
(AGI) – Milano, 5 ott. – Il giudice monocratico della Decima sezione civile del Tribunale di Milano, Raimondo Mesiano, nella sua sentenza che condanna Fininvest a risarcire 750 milioni a Cir, non lascia spazio a dubbi: il Lodo che assegno’ la Mondadori al gruppo del ‘biscione’, e’ figlio di una “sentenza ingiusta” che si basa sulla “corruzione del giudice Metta”. Corruzione passata attraverso l’opera di Cesare Previti con la “consapevolezza e l’accettazione” di Silvio Berlusconi. “Ritiene questo ufficio – mette nero su bianco nelle motivazioni il giudice milnaese – che le circostanze esposte, vale a dire le anomalie della sentenza della Corte d’Appello di Roma (del 1991), i rapporti personali fra gli imputati, significativamente nascosti e minimizzati da alcuni di essi ed i rapporti economici fra gli imputati medesimi, culminati nella consegna a Vittorio Metta di 400 milioni di lire…, l’improvviso arricchimento del giudice Metta, siano tutti elementi che convergono verso la rappresentazione di un quadro probatorio certamente caratterizzato dalla presenza di indizi certi, gravi…, precisi e concordanti… verso la dimostrazione della sussistenza della corruzione del giudice Metta”. – IL RUOLO DI SILVIO BERLUSCONI. La sentenza milanese dedica un capitolo al ruolo dell’attuale premier nella vicenda, all’epoca dei fatti presidente del Cda di Finivest e legale rappresentante della stessa societa’. “E’ noto – precisa Mesiano – che Finivest spa e’ societa’ appartenente alla famiglia Berlusconi, il cui azionariato e’ suddiviso all’interno di una ristretta cerchia di soci”. Non solo, l’allora presidente aveva “la consapevolezza… dell’inoltro a Previti della provvista corruttiva” e questo e’ dimostrato “sulla base di un criterio di ‘normalita”: vale a dire rientra assolutamente nell’ordinario svolgersi degli accadimenti umani che un bonifico di quelle entita’ (2,7 milioni di dollari) poteva essere inoltrato solo sulla base della preventiva accettazione da parte di chi nella compagine sociale da cui proveniva la somma destinata alla condotta corruttiva, ricopriva una incontrastata posizione verticale”. “Pertanto e’ da ritenere, ‘incidenter tantum’ ed ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva”.

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(AGI) – Milano, 5 ott. – Se dunque, sempre come scrive il giudice “e’ da dire che sarebbe assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito, per le dimostrate finalita’ corruttive, senza che il ‘dominus’ della societa’ dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti”, la stessa Fininvest non e’ esente da responsabilita’, anche perche’ “nel giudizio civile la prova presuntiva e’ pienamente utilizzabile facendo uso dei criteri di ragionevolezza e normalita’”. – LE RESPONSABILITA’ FININVEST “La responsabilita’ delle societa’ di capitali per il fatto illecito del legale rappresentante – scrive a questo proposito il giudice Mesiano – e’ responsabilita’ diretta e non responsabilita’ per fatto altrui: cio’ perche’ la societa’ avente personalita’ giuridica agisce attraverso i suoi organi sociali”. E quindi la responsabilita’ Fininvest “e’ qui impegnata perche’ la condotta del Berlusconi e’ stata all’evidenza posta in essere nell’ambito del’attivita’ gestoria di Fininvest, e cioe’ nell’ambito della cura degli interessi di quest’ultima”. Nelle motivazioni si sottolinea “il tema del rapporto tra Fininvest e la corruzione del giudice Metta”, a partire dal fatto che “la provvista di denaro con il quale fu corrotto il giudice proveniva dal conto corrente Ferrido di Fininvest”, ma anche perche’ la stessa societa’ “prese parte attiva alla controversia tra Cir ed i Formenton intervenendo nel giudizio di impugnazione del lodo Mondadori innanzi alla Corte d’Appello di Roma”. “Infine e’ vero – e’ scritto ancora nella sentenza – che la corruzione del giudice Metta riflui’ a tutto vantaggio di Fininvest che, grazie alla sentenza ingiusta resa dalla Corte d’Appello di Roma, ebbe la possibilita’ di trattare con Cir la spartizione del Gruppo L’Espresso Mondadori da posizioni di forza a fronte del correlativo indebolimento della posizione” di Cir.

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(AGI) – Milano, 5 ott. – La sentenza ribadisce quindi che Silvio Berlusconi “non e’ stato prosciolto nel merito” dalla Corte d’Appello di Milano nella causa penale sul Lodo Mondadori, perche’ “non vi era l’evidenza, alla stregua del materiale probatorio allora disponibile, dell’innocenza dell’imputato”, ma una sentenza irrevocabile “ha dichiarato estinto il reato per prescrizione”. – LA RESPONSABILITA’ DI PREVITI Il giudice milanese premette che su Cesare Previti “non e’ il caso di dilungarsi” perche’ gia’ dimostrato” che fu “l’artefice principale, il primo attore” della vicenda e che curava le controversie che interessavano Fininvest “ai massimi livelli senza delega, sulla base di un rapporto di assoluta fiducia con Silvio Berlusconi”. Non c’era quindi bisogno di “un rapporto di lavoro subordinato” ne’ tanto meno della formalizzazione “in un contratto di lavoro”. “Poiche’ i rapporti fra Fininvest e Previti possono essere assimilati al mandato generale, non vi e’ ragione per negare che l’operato dello stesso Previti fu posto in essere su incarico e nell’interesse della Fininvest, a cui beneficio ando’ la corruzione del giudice Metta, che fu opera soprattutto dello stesso Previti. Alla responsabilita’ diretta della Fininvest per l’operato di Silvio Berlusconi si aggiunge pertanto la responsabilita’ della stessa per le condotte poste in essere da Cesare Previti”. – DETERMINAZIONE DEL DANNO L’ultimo capitolo della sentenza prende quindi in esame la stima del danno subito da Cir “da perdita di chance”. La premessa ovviamente e’ sempre la stessa: la sentenza le fu sfavorevole per la corruzione di Metta: “se corruzione non vi fosse stata, la sentenza sarebbe stata giusta e quindi favorevole a Cir”, ma anche senza questa certezza “e’ comunque vero che la corruzione privo’” Cir “della possibilita’ di avere una sentenza favorevole”. Da qui la “perdita di chance”. Il danno patrimoniale riguarda, secondo la sentenza, l’indebolimento della posizione contrattuale nel negoziato; il pagamento delle spese legali; il danno “d’immagine imprenditoriale”. Per il primo la somma stabilita ammonta a 550 miliardi di lire (284.051.294,49 euro) a cui vanno ad aggiungersi 15.892.696.552 lire (8.207.892,77 euro) di spese legali. La lesione dell’immagine imprenditoriale viene stimata invece in 400 miliardi di lire (20.658.276 euro) per un importo complessivo di 312.917.463,26 euro “che deve essere rivalutato dalla data di commissione dell’illecito (1991) ed addizionata di interessi compensativi medi per un totale in moneta attuale di 543.750.834,31 euro per capitale e 393.693.680,61 euro per interessi compensativi medi oltre ad interessi legali dal di’ della presente pronuncia al saldo”. Il tribunale pero’ “ritiene di dover quantificare le ‘chances’ “in una misura percentuale che e’ congruo determinare nell’80%”. “Orbene l’80% di 937.444.514,42 euro e’ pari a 749.955.611,93 euro, somma al pagamento della quale” Fininvest “deve essere condannata per il titolo risarcitorio”. Per il danno non patrimoniale infine “occorre pronuinciare una condanna generica” “con riserva da parte” di Cir “di chiederne la quantificazione in successivo giudizio.