Editoria, Televisione

06 ottobre 2009 | 12:16

Lodo Mondadori/ Legale Fininvest: increduli dopo motivazioni

Apc-*Lodo Mondadori/ Legale Fininvest: increduli dopo motivazioni

Vaccarella:sentenza si fonda su argomentazioni totalmente erronee

Milano, 5 ott. (Apcom) – Lo sconcerto espresso sabato da Fininvest si è oggi trasformato, lette le motivazioni, in “autentica incredulità ”. E’ quanto afferma in una nota l’avvocato Romano Vaccarella, difensore di Fininvest, in merito alle motivazioni depositate oggi presso il Tribunale Civile di Milano e relative al maxi-risarcimento imposto alla holding della famiglia Berlusconi chiamata a versare 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti. “La sentenza, emessa a molti mesi di distanza dalla scadenza del termine legale (che è di trenta giorni) – prosegue Vaccarella – si fonda infatti su argomentazioni totalmente erronee. Quando non semplicemente recepisce tesi di Cir”.

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Vaccarella: la transazione del 1991 non è mai stata impugnata

Milano, 5 ott. (Apcom) – Vaccarella, nel lungo comunicato, snocciola poi nel dettaglio le argomentazioni erronei su cui, secondo Fininvest, si baserebbe la sentenza. Cir, scrive l’avvocato, aveva firmato con Fininvest una transazione nel 1991, in forza della quale ebbe La Repubblica, l’Espresso e un gran numero di quotidiani locali (per l’esattezza 18): “quella transazione non è stata mai impugnata, perchè Cir si è sempre ben guardata dall’offrire la restituzione di quel che ottenne, ma il Tribunale afferma ora che non vi sarebbe alcun problema, perchè la transazione sarebbe valida ma non impedirebbe a Cir di ottenere risarcimenti”. In questo modo, scrive Vaccarella, “il giudice civile dimentica che la transazione copre il dedotto e il deducibile, ossia tutto quanto accaduto in precedenza, altrimenti non avrebbe senso in generale stipularla (chi firmerebbe mai una transazione se l’altra parte potesse, dopo quindici anni, mantenere per sè quanto ottenuto transattivamente e chiedere anche altre somme, come ha fatto Cir?)”.

Per superare il fatto che Cir non ha mai impugnato la decisione della Corte d’Appello di Roma del 1991, la sentenza afferma che tale sentenza sarebbe stata superata dalla transazione di cui sopra, ma, scrive il difensore di Fininvest, “non è così perchè Cir rinunciò al ricorso per Cassazione e non fece valere davanti alla Cassazione stessa la transazione, provocando perciò il passaggio in giudicato della sentenza”. “Tutti sanno – prosegue Vaccarella – che non si può agire in giudizio dopo anni e anni, superando i termini di prescrizione: la questione era stata oggetto di pagine e pagine di difese Fininvest ma il giudice civile ha ritenuto semplicemente di aderire alle argomentazioni di Cir senza dedicare neppure una riga alle ragioni della sua adesione: sembra incredibile ma è così, a pagina 58 della sentenza la questione della prescrizione non è risolta dal giudice civile, come sarebbe stato doveroso, esprimendo la sua motivazione ma affermando semplicemente che le argomentazioni giuridiche di Cir vanno condivise così come la loro conclusione”.

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Berlusconi non poteva non sapere tesi abbandonata in sede penale

Milano, 5 ott. (Apcom) – La sentenza, prosegue Vaccarella, si caratterizza per un metodo di fondo “inspiegabile”, che consiste in una rivalutazione delle risultanze penali fatta senza avere a disposizione tutte tali risultanze: “la cosa è paradossale, perchè il giudice Mesiano non ha mai acquisito tutto il fascicolo penale del processo Mondadori e quindi ha rivalutato solo quello che aveva a disposizione, peraltro in modo totalmente erroneo”.
Il giudice civile, in particolare, “si è dedicato ad una inutile rivisitazione di alcune anomalie viste dai giudici penali nella causa decisa nel 1991 dalla Corte d’Appello di Roma: inutile perchè il punto non era se vi fosse stata o meno corruzione ma se la sentenza emessa fosse giusta o ingiusta: e poichè essa era stata emessa non dal giudice corrotto ma da un Collegio i cui componenti avevano confermato di averne condiviso il contenuto essa era giusta e conforme a diritto”.

La sentenza, continua Vaccarella, “si spinge ad affermare l’ingiustizia della sentenza emessa dai tre giudici della Corte d’Appello di Roma nel 1991, dimenticando che essa venne all’epoca ritenuta corretta quasi da tutta la dottrina ed affermando, invece, che vi fu un condizionamento da parte di un singolo componente del Collegio: peccato che mai tale condizionamento sia stato dimostrato e che esso è frutto di una congettura del giudice civile, che semplicemente oggi, dopo quasi vent’anni, lo… presume!”. La sentenza del giudice Mesiano, infatti, “ribalta quanto le stesse sentenze penali hanno affermato e stabilisce che la sentenza del 1991 fu ingiusta perchè probabilmente tali due giudici furono condizionati da quello corrotto”. “Anche qui – argomenta Vaccarella – la sentenza civile mostra di non tener in alcuna considerazione quanto emerso, invece, proprio nella sede penale: dove mai è stata accertata l’esistenza del presunto condizionamento che non ha davvero senso se solo si tiene presente che gli altri due giudici erano non meno esperti di quello corrotto”.

“Incredibilmente la sentenza riesume un principio che, un tempo emerso in altra sede penale, è stato abbandonato persino in quella sede: quello per cui Silvio Berlusconi, in quanto al vertice di Fininvest, non poteva non sapere”. Si tratta, sostiene il legale Fininvest, “di un criterio iniquo ora riproposto per affermare che Silvio Berlusconi sarebbe corresponsabile della vicenda corruttiva del lodo Mondadori, in quanto, appunto, non poteva non sapere che un bonifico proveniente da conti nella disponibilità  Fininvest sarebbero stati utilizzati per un accordo corruttivo”. Il giudice aggancia poi la condanna di Fininvest anche a un presunto rapporto di preposizione che sarebbe esistito tra detta società  e Previti: “avvocato trasformato in una specie di institore, semplicemente perchè officiato del coordinamento di alcuni legali del Gruppo”.

L’assurdità  della decisione “si tocca con mano anche guardando alle somme che ha assegnato a Cir: calcolate senza tener presenti tutte le variabili e tutti i fatti pur vanamente segnalati da Fininvest, e dimenticando soprendentemente che nel processo penale ogni liquidazione di danni è stata negata a Cir, e questo sia in Appello sia in Cassazione”. Mesiano, spiega Vaccarella in breve, “fa riferimento e condivide le sentenze penali allorquando affermano l’esistenza di una corruzione, salvo poi dimenticare totalmente tali sentenze quando invece negano la liquidazione di qualsiasi danno a Cir”.

Altra cosa che lascia “esterreffatti” è la parte della sentenza dedicata ai danni patrimoniali, “che si basa su una confusa ricostruzione di un importo che a Cir è riconosciuto per perdita di chance: chance non solo calcolata in base a uno studio depositato dalla stessa Cir e contestato da Fininvest, ma su una percentuale propria di un ufficio giudiziario diverso da quello di Roma e da un sistema normativo diverso da quello del 1991″.
“Una percentuale – spiega Vaccarella – applicata senza neppure avere a disposizione le carte delle cause civili dell’epoca tra Cir e Fininvest e quelle del lodo arbitrale perchè il giudice Mesiano non ha ritenuto di acquisire neppure quegli incartamenti, sicchè è lecito chiedersi come abbia potuto dare una percentuale di vittoria di Cir senza esaminare prima le carte a suo tempo viste dagli arbitri prima e dalla Corte d’Appello di Roma poi”.
La sentenza “chiude in bellezza riconoscendo a Cir addiritturale spese legali non solo della causa ora decisa ma quelle che Cir pagò ad altri: ossia alla famiglia Formenton”.