Editoria

10 ottobre 2009 | 14:58

Apc-Editoria/ Antitrust: Nuove regole per modernizzare distribuzione

Apc-Editoria/ Antitrust: Nuove regole per modernizzare distribuzione

Chiusa indagine. “Liberalizzare edicole e cambiare remunerazioni”

Roma, 10 ott. (Apcom) – È necessario modernizzare la distribuzione editoriale “per consentire al settore di rispondere alle sfide di internet e della free press, garantendo realmente ai consumatori l’accesso all’intera offerta informativa”. Sono le conclusioni di un’indagine conoscitiva dell’Antitrust, secondo cui il comparto “è sottoposto a vincoli e a restrizioni concorrenziali che ne limitano le capacità  di reazione, senza però salvaguardare pienamente il necessario pluralismo informativo”.

Per questo, sottolinea l’Authority, serve “una revisione complessiva e organica delle modalità  di funzionamento del sistema, per rimuovere tutte le restrizioni o anomalie che vincolano ingiustificatamente l’efficiente svolgimento dell’attività  distributiva”. In particolare, i tre interventi principali dovrebbero essere: liberalizzare le edicole, modificare la remunerazione della filiera, salvaguardare il principio della parità  di trattamento.

Apc-Editoria/ Antitrust: Nuove regole per modernizzare… -2-
Rivedere rapporti economici tra editore-distributore-rivenditore

Roma, 10 ott. (Apcom) – “È innanzitutto necessaria – sostiene l’Antitrust – una piena liberalizzazione dei punti vendita, in linea con le esperienze di altri importanti Paesi europei.
L’attuale regolazione affidata ai piani comunali e alle procedure di autorizzazione non solo mortifica le dinamiche competitive, ma espone spesso i titolari di autorizzazione a rifiuti di fornitura da parte dei distributori locali, impedendo l’apertura del punto vendita autorizzato o costringendolo alla chiusura”. La piena liberalizzazione “rappresenta peraltro una scelta necessaria anche alla luce della prossima entrata in vigore della direttiva Servizi. Per garantire la presenza delle edicole dove la domanda non venisse soddisfatta dalle dinamiche del libero mercato, si potrebbero comunque adottare iniziative mirate, mediante sovvenzioni pubbliche”.

Bisogna poi “rivedere i rapporti economici tra gli anelli della filiera distributiva editore-distributore-rivenditore”. In particolare, “andrebbe ripensato, rendendolo più flessibile, il principio di identità  delle condizioni economiche praticate dagli editori ai rivenditori. In Francia, ad esempio, il corrispettivo riconosciuto al rivenditore varia in funzione del livello di specializzazione e della qualità  del servizio offerto”.

Serve anche, secondo l’Autorità , “una revisione dei rapporti tra distributori locali ed edicolanti. In Gran Bretagna i primi hanno la facoltà  di applicare un supplemento per il servizio trasporto (carriage service charge), la cui entità  varia a seconda dei volumi di giornali acquistati dal punto vendita. Per porre fine alla violenta querelle tra esercenti autorizzati alla rivendita e distributori che rifiutano la fornitura si potrebbe introdurre il requisito di un fatturato minimo per i rivenditori, al quale corrisponderebbe però l’impegno dei distributori a rifornire tutti i rivenditori che lo realizzino”. In ogni caso, “deve essere consentita la libertà , per il rivenditore con minori potenzialità  di vendita, di procurarsi i giornali attraverso canali alternativi, ad esempio rivolgendosi al distributore di un’area limitrofa o effettuando essi stessi il ritiro delle pubblicazioni al banco”.

Nella remunerazione dei distributori locali da parte degli editori, inoltre, “si dovrebbe far riferimento al prodotto ‘distribuito’ e non al ‘venduto’. Si costringerebbe in questo modo l’editore a tener conto, nelle scelte di tiratura e distribuzione, di costi che attualmente sono scaricati sul distributore”. Si tratta di una “modifica urgente, vista la rapida contrazione del numero dei distributori locali, che in molti casi non riescono a trovare un equilibrio economico: la conseguente presenza di un unico distributore in regime di esclusiva in aree troppo estese aumenta lo squilibrio nei rapporti di forza tra distributore locale e rivendite”. Occorre anche tener conto che “alcuni grandi gruppi editoriali si stanno integrando a valle nella distribuzione nazionale o locale, con evidenti minori garanzie sulla neutralità  della distribuzione stessa”.

“L’affollamento delle edicole – evidenzia l’Antitrust – dovuto ad allegati, inserti o gadget, limita la visibilità  delle testate, con possibile perdita di potenziali acquisti. Si tratta di una situazione che può avere rilevanti implicazioni sulle dinamiche competitive e sullo stesso pluralismo dell’informazione: vengono infatti limitate le possibilità  di accesso al mercato delle novità  editoriali, che faticano a trovare adeguati spazi per potersi proporre ai lettori”.

Per questo, “occorrerebbe tutelare la parità  di trattamento applicandola alle testate giornalistiche in senso stretto: questo eviterebbe comportamenti opportunistici di presunti editori che sfruttano l’obbligo di garantire il servizio di distribuzione alle testate che lo richiedono, per imporre la commercializzazione di prodotti il cui contenuto editoriale è del tutto marginale, se non assente. Sul modello tedesco, inoltre – conclude l’Authority – si potrebbe riconoscere ai distributori e ai rivenditori la facoltà  di non accettare la fornitura quando i quantitativi consegnati risultino manifestamente eccessivi rispetto alle potenzialità  di assorbimento della pubblicazione dimostrate nei periodi precedenti”.