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15 ottobre 2009 | 15:13

L’ingegnere azzanna

Sabato 3 ottobre è uno di quei giorni che Carlo De Benedetti, editore del Gruppo l’Espresso, ha voluto celebrare più del suo compleanno. Piazza del Popolo a Roma è strapiena di gente che manifesta in difesa della libertà  di stampa e contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha querelato e chiesto danni milionari a Repubblica e all’Unità . E come se non bastasse gli arriva la notizia, del tutto inaspettata, che il Tribunale civile di Milano ha condannato la Fininvest a pagare 750 milioni di euro alla Cir, la finanziaria dell’ingegnere, come risarcimento “del danno di perdita di ‘chance’ di un giudizio imparziale”, una sentenza che riesuma la vecchia storia del lodo Mondadori risalente al gennaio 1991 e alle cause per corruzione in cui erano stati coinvolti Silvio Berlusconi, gli avvocati Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e il giudice Vittorio Metta.
De Benedetti che negli ultimi mesi era stato, insieme ai giornalisti di Repubblica e ai vertici del gruppo editoriale, messo nel tritacarne politico e mediatico (le minacce di ritorsione per l’atteggiamento aggressivo di Repubblica nei confronti del presidente del Consiglio si sprecano,   per non parlare degli attacchi del Giornale e di Libero) può festeggiare il suo primo anno da vero editore del Gruppo L’Espresso. Infatti pur avendo assunto la presidenza nell’aprile del 2006, secondo gli accordi presi con Carlo Caracciolo al momento della vendita del pacchetto di maggioranza nel 1989, De Benedetti aveva iniziato a mettere effettivamente le mani sulla gestione del gruppo solo nell’ottobre dell’anno scorso, quando aveva convinto Caracciolo della necessità  di sostituire l’amministratore delegato. Non era stata una cosa semplice perché Caracciolo non aveva nessuna intenzione di rinunciare al fedelissimo Marco Benedetto, un manager con cui da 24 anni condivideva il governo del gruppo. De Benedetti, zitto zitto, si era cercato il suo uomo, anzi la sua donna, di fiducia: Monica Mondardini, femmina tostissima che aveva macinato esperienze in campo editoriale in Italia e in Francia per poi diventare amministratore delegato delle Generali in Spagna. Solo quando la decisione era stata presa e il contratto predisposto, aveva avvertito Caracciolo. Il principe, si sa, non la prese molto bene ma dovette ingoiare il rospo.
Per il Gruppo L’Espresso il cambio della guardia si è rivelato provvidenziale. Mondardini e De Benedetti sono infatti scesi in pista in un momento in cui la crisi economica e dell’editoria stava montando inesorabilmente.

La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 399 – Ottobre 2009