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16 ottobre 2009 | 11:19

Lavori in corso – ‘Prima’ n. 399, ottobre 2009

Diffamazione - Pdl n. 881 – Estendere le leggi sulla stampa anche ai siti Internet: è quanto prevedono i deputati del Pdl Gaetano Pecorella ed   Enrico Costa, in una proposta di legge presentata più di un anno fa ma assegnata soltanto dopo la pausa estiva all’esame della commissione Giustizia di Montecitorio. In sintesi, il testo ripropone la modifica del reato di diffamazione sulla base di quanto approvato in commissione nella XIV legislatura (con il precedente governo Berlusconi) e mai divenuto legge. Ovvero, eliminazione delle pene detentive per i reati di diffamazione a mezzo stampa e punibilità  con una multa fino a 10mila euro; un tetto al risarcimento del danno non patrimoniale in sede civile; il rafforzamento dello strumento della rettifica. Dunque una legge nel suo complesso molto più mite di quella attuale, ma che preoccupa il mondo del web perché prevede che la normativa si applichi anche ai siti di natura editoriale.
Di abolire le sanzioni penali, sostituendole con la sola pena pecuniaria, ha parlato Vittorio Feltri definendolo “il primo passo per garantire la libertà  di stampa”. Ma la proposta del direttore del Giornale ha suscitato molte perplessità  nel mondo politico, che per ben tre legislature ha lavorato a una riforma senza riuscire ad approvarla. Oltre al centrodestra, anche il centrosinistra – precisa Vincenzo Vita (Pd) – “propose la depenalizzazione perché il rischio del carcere per chi scrive notizie è sempre un deterrente censorio”. Ma secondo Giuseppe Giulietti, deputato (gruppo Misto) e portavoce dell’associazione Articolo 21, “anche la sanzione pecuniaria senza tetti e senza limiti può essere devastante”. Decisamente contrario alla depenalizzazione è l’ex ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi (Pdl), per il quale chi “diffama deve andare in galera”. Osserva Enzo Raisi, deputato del Pdl e anche amministratore del Secolo d’Italia: “Il clima per questa riforma non è certo dei migliori. Oggi spesso si usano i giornali come killer, e questo non giova alla causa di chi sostiene che non bisogna servirsi del reato di diffamazione come ghigliottina della libertà  di stampa”.

Intercettazioni - Ddl n. 1611 – “Nella riforma delle intercettazioni il nostro sforzo è di trovare un equilibrio fra tre diritti costituzionali: quello di cronaca, quello d’indagine e quello della riservatezza delle comunicazioni”: parola del ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Ma la ricerca si sta dimostrando più complessa del previsto, tanto che il provvedimento – approvato con voto di fiducia alla Camera nel giugno scorso – non ha ripreso l’iter d’esame alla commissione Giustizia del Senato. “Non ho però chiuso il ddl in un cassetto e buttato via le chiavi”, ha subito precisato il presidente della commissione Filippo Berselli. Che elenca quali sono, dal suo punto di vista, i punti su cui lavorare per apportare modifiche: la restrizione dei reati intercettabili, la questione degli indizi evidenti e le sanzioni agli editori.
Nel corso di un convegno tenutosi a Bologna il 5 ottobre scorso, l’Associazione nazionale magistrati ha formulato la sua proposta per evitare pubblicazioni indiscriminate e fuorilegge: creare un’udienza filtro nella quale pm e difensori decidano quali sono le intercettazioni rilevanti, in modo che si arrivi alla pubblicazione solo degli atti ritenuti strettamente pertinenti alle indagini. Preoccupata l’opposizione: “Se la legge passasse così com’è stata approvata alla Camera ci rivolgeremo alla Corte di Strasburgo”, ha anticipato Giuseppe Giulietti.

Canone televisivo - Pdl n. 601 e n. 430; ddl n. 807 – Come in ogni legislatura, puntuale arriva la proposta della Lega, firmata dall’onorevole Davide Caparini, per l’abolizione del canone televisivo. Mentre il deputato del Pdl Manlio Contento avanza l’idea di esentare dal canone i pensionati che non superano i 7mila euro di reddito o, in caso di cumulo con quello del coniuge, gli 11.500 euro. Nessuna abolizione, ma una diversa forma di pagamento che ricada nella fiscalità  generale è quanto propone Alessio Butti (Pdl) che ha depositato un disegno di legge in tal senso al Senato. Più dettagliata la proposta dell’Udc, che ha organizzato anche un convegno alla Camera per rilanciarla: spalmare il canone Rai sulla bolletta dell’elettricità . È un vecchio cavallo di battaglia del consigliere Rai, di nomina del Tesoro, Angelo Maria Petroni, che farebbe anche risparmiare alla tivù pubblica 30 milioni di euro di stampa dei bollettini. E i cittadini che non posseggono una televisione dovrebbero semplicemente fare un’autocertificazione che avrebbe valore penale.

Fondo unico dello spettacolo - Atto Senato n. 87; Atto Camera n. 36 e altri – Saranno destinati al cinema 24 dei 60 milioni di euro prelevati da un fondo gestito dalla presidenza del Consiglio per sopperire ai tagli effettuati al Fus, il Fondo unico dello spettacolo. Fondi ritenuti comunque insufficienti, anche se il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, li ha definiti “un gran risultato” dopo i tagli operati con il decreto del luglio 2009. L’obiettivo è utilizzarli per lo sviluppo dello spettacolo. In tal senso in commissione Cultura del Senato è all’esame del comitato ristretto la nuova legge sul cinema, di cui è relatore Franco Asciutti (Pdl). Contemporaneamente alla Camera si sta discutendo, sempre in comitato ristretto, della riforma complessiva dello spettacolo dal vivo, con Gabriella Carlucci (Pdl) come relatrice.