TLC

16 ottobre 2009 | 16:02

Telecom/ Asati a Telco: valutare opportunità  rescissione patto

Telecom/ Asati a Telco: valutare opportunità  rescissione patto

Piccoli azionisti: Costituire una nuova Telco senza Telefonica

Milano, 16 ott. (Apcom) – A distanza di otto giorni dall’ultima lettera e a meno di due settimane dal 28 ottobre, data in cui scade il termine per comunicare eventuali disdette dal patto Telco, torna a farsi sentire Asati, chiedendo nuovamente l’uscita dalla compagine azionaria di Telecom Italia degli spagnoli di Telefonica, che costituirebbero un oggettivo ostacolo allo sviluppo del gruppo italiano. Secondo l’associazione che raccoglie circa 2.300 piccoli azionisti di Telecom, alla luce anche del processo di vendita di Hansenet e della partecipazione in Telecom Argentina, “è evidente il potenziale conflitto di interessi con Telefonica e in entrambi i casi è evidente l’insorgere di un grave potenziale danno per gli azionisti di Telecom”.

In una lettera inviata oggi ai soci Telco italiani, ai membri del cda di Telecom, oltre che al premier Berlusconi, ai ministri Tremonti, Scajola e Romani, al Governatore Draghi e al presidente della Consob Cardia, Asati invita gli azionisti Telco “a riflettere sulle decisioni che prenderanno la prossima settimana prima del 28 ottobre nell’interesse di tutti gli azionisti della società  e a valutare l’opportunità  di rescindere il patto per costituire una nuova Telco con i più importanti azionisti italiani. Noi di Asati siamo pronti a partecipare”.
“Sulla base di quali motivazioni o interessi – si chiede Asati – gli azionisti di Telco non hanno finora chiesto (e non sembrerebbe intendano chiedere) l’uscita di Telefonica mediante la scissione del patto, come previsto nel patto stesso? I soci Telco hanno tenuto conto dei potenziali danni per gli azionisti tutti di Telecom Italia? Forse esistono degli interessi più alti?”.

Su Hansenet, per cui è interessata Telefonica – chiede ancora Asati – “quale trasparente procedura di vendita si sta applicando? con quali stime di valore?”. Secondo l’associazione l’azienda tedesca “non solo non va venduta ma va rilanciata con una opportuna politica di sviluppo che rappresenti una opportunità  nel paese che rappresenta ancora la locomotiva dell’Europa”.