Editoria

20 ottobre 2009 | 13:22

Condannati in appello giornalisti per diffamazione

Apc-VdA/ Condannati in appello giornalisti per diffamazione

Richiesto il rinvio a giudizio per il direttore del “Corsivo”

Biella, 20 ott. (Apcom) – Patrizio Gabetti, 45 anni, giornalista pubblicista residente ad Aosta, attualmente sospeso dalla professione da parte dell’Ordine dei giornalisti della Valle d’Aosta e Roberto Mostarda, 56 anni, giornalista professionista, conduttore del “Giornale radio Rai”, sono stati condannati dalla Corte d’Appello di Torino per diffamazione a mezzo stampa.
La vicenda risale al 2005 quando, nella prima pagina del settimanale valdostano “Il Corsivo” del 7 novembre, si poteva leggere che Luciano Caveri, ex presidente della Regione Valle d’Aosta, che all’epoca era assessore regionale al turismo, e Giuseppe Cuppari, funzionario dello stesso assessorato, erano stati accusati “di aver indebitamente concesso contributi regionali ad enti che non ne avevano in diritto”. L’articolo in questione citava anche una perquisizione degli uffici e sequestri di documenti da parte degli agenti della Guardia di Finanza. La notizia era poi risultata falsa e Caveri e Cuppari avevano quindi sporto denuncia.

Sia per Gabetti e sia per Mostarda, che era direttore del settimanale, la pena e’ stata ridotta rispetto alla sentenza emessa nel maggio 2008 dal Tribunale di Biella, competente perche’ il periodico viene stampato a Cavaglia’, che aveva condannato entrambi ad un anno di carcere: Gabetti e’ stato condannato a tre mesi, con la condizionale, mentre Mostarda al pagamento di una multa. E’ stato confermato il risarcimento danni di diecimila euro ciascuno nei confronti di Caveri e Cuppari mentre a Gabetti e’ stata revocata l’interdizione dalla professione giornalistica, che era stata disposta dai giudici di Biella.

La fonte della notizia, chiamata in causa da Gabetti, il finanziere Roberto Ollari, che era stato condannato ad un anno in primo grado, e’ stato invece assolto “per non aver commesso il fatto”. Il procuratore giudiziario della Corte d’Appello di Torino ha anche chiesto il rinvio a giudizio per Simeone Piffari, all’epoca editore del settimanale, ed attuale direttore del “Corsivo” con l’accusa di concorso in diffamazione.