Protagonisti del mese, Scelte del mese

20 ottobre 2009 | 16:01

Mauri Spagnol – In due sul divano

Hanno comprato Bollati Boringhieri e il 35% di Fazi portando il fatturato 2009 a 174 milioni. E sono finiti sulle cronache dei giornali come paladini dell’antiberlusconismo per la partecipazione in Chiarelettere e nel ‘Fatto Quotidiano’ e la pubblicazione del ‘Quaderno’ di Saramago rifiutato da Einaudi. Ora Stefano Mauri e Luigi Spagnol, dal 2005 alla guida del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (Gems), spiegano come intendono il mestiere di editore.   “Luigi ed io continuiamo a fare lo stesso mestiere che nelle nostre famiglie si fa da tre generazioni. Quindi, direi, un po’ prima che Berlusconi entrasse in politica. E il modo in cui questo gruppo viene condotto è sempre lo stesso: ci atteniamo a quei principi liberali su cui siamo stati formati. A cominciare dalla libertà  di stampa”, dice Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems.
“C’è un altro principio per noi irrinunciabile: la salute finanziaria è l’unica garanzia di libertà  e d’indipendenza. In Italia molti intellettuali hanno una passione per gli editori coraggiosi che magari perdono un sacco di soldi. Anch’io ho amato e amo dei libri che hanno venduto pochissimo. Ed è giusto che un editore, noi compresi, li pubblichi. Lo si fa ad esempio con la poesia, ma dosandoli nel corso dell’esercizio perché siano economicamente sostenibili”, spiega Luigi Spagnol, amministratore delegato di Gems.
“La cartina di tornasole del nostro mestiere è la capacità  di promuovere il nuovo. E noi quest’anno ci siamo riusciti, visto che siamo gli editori di Donato Carrisi, Glenn Cooper e Gianluigi Nuzzi, che con ‘Il suggeritore’, ‘La biblioteca dei morti’ e ‘Vaticano spa’ sono gli autori emergenti di maggiore successo rispettivamente nella narrativa italiana, in quella straniera e nella saggistica di attualità ”, sottolinea Mauri.
In quanto al ‘Fatto Quotidiano’, di cui Chiarelettere è uno degli azionisti, racconta Mauri: “La storia è andata così: circa un anno fa Antonio Padellaro e Marco Travaglio chiedono d’incontrarci e ci dicono che cercano un editore di riferimento. No grazie, rispondiamo, quello dei giornali non è il nostro mestiere. È in quell’occasione che è venuta fuori per la prima volta l’idea che le firme più importanti diventassero anche soci del giornale. È una garanzia per tutti gli azionisti, perché comporta la responsabilizzazione del giornalista nei confronti dell’impresa. E viceversa. Comunque, una volta decisa la struttura societaria con la partecipazione al capitale di Padellaro, Travaglio, Gomez e altri, Chiarelettere ha preso una quota di 100mila euro”.

La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 399 – ottobre 2009