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20 ottobre 2009 | 17:35

Oreste Dominioni – Il presidente delle Camere penali su legge e informazione

Serve una riforma organica della giustizia, sostiene Oreste Dominioni, noto avvocato e presidente dell’Unione delle camere penali italiane. Molto critico sulla spettacolarizzazione che si fa delle inchieste e dei processi, Dominioni è però contrario a mettere la mordacchia ai giornalisti.
“La spettacolarizzazione della giustizia”, afferma Dominioni, “è un dato di per sé molto negativo, anche se un conto è la carta stampata, altro è la televisione. I giornali danno anche notizie scioccanti, ma il mezzo televisivo consente di affrontare una vicenda giudiziaria con tecniche da spettacolo. Questo comporta, tra l’altro, una vera e propria deformazione; non solo si enfatizzano alcuni aspetti rispetto ad altri, ma s’influisce sull’opinione pubblica, compresi i magistrati. Il risultato è un forte condizionamento e un’anticipazione di quello che poi dovrebbe essere lo svolgimento del processo vero e proprio, nello specifico il dibattimento”.
Secondo Dominioni occorre garantire da un lato l’esigenza della riservatezza delle indagini e la tutela della privacy delle persone coinvolte, e dall’altro le esigenze dell’informazione. A questo proposito il presidente dell’Unione camere penali non nasconde le sue critiche alle norme molto restrittive previste nel ddl Alfano sulle intercettazioni già  approvato dalla Camera e che deve passare in Senato. “L’esigenza di riservatezza delle indagini”, spiega Dominioni, “deve essere contenuta e, in ogni caso, non può durare più di tanto”.
In questa materia così complessa occorre, secondo Dominioni, esercitare molto il senso della concretezza e del realismo: “È difficile pretendere che un giornalista che trova una notizia importante non la pubblichi, ed è difficile stabilire con norme di legge rigide che non la possa utilizzare. Sono convinto che la via maestra da seguire sia piuttosto quella della deontologia. Una formazione professionale forte, uno statuto deontologico molto rigoroso con sanzioni varie, dalla censura alla sospensione. È un richiamo forte all’etica della responsabilità  e – che sia chiaro – vale non solo per i giornalisti, ma per tutte le categorie”.

La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 399 – ottobre 2009