MILLEPROROGHE: OGGI IL VOTO DELLA CAMERA, ACCORDO SU EDITORIA (IL PUNTO)

MILLEPROROGHE: OGGI IL VOTO DELLA CAMERA, ACCORDO SU EDITORIA (IL PUNTO)
(ASCA) – Roma, 24 feb – La Camera riprende oggi l’esame del decreto milleproroghe che scade il 28 febbraio. Verra’ messo in votazione solo l’emendamento della maggioranza che ripristina per il 2010 i fondi per l’editoria e sul quale ieri c’e’ stata una serrata trattativa tra maggioranza e opposizione. Il voto finale sul provvedimento e’ previsto dopo le 13, in modo che il decreto possa essere votato in settimana anche dal Senato. Torna quindi il ”diritto soggettivo” per i quotidiani di partito, gestiti da cooperative, per i giornali di enti morali e religiosi, di minoranze linguistiche: cioe’ la clausola sulla certezza dei finanziamenti che permette alle singole testate di aprire le linee di credito con le banche. Un emendamento votato a maggioranza (il Pd non ha preso parte al voto, l’Idv ha votato no e l’Udc si e’ astenuta) in Commissione bilancio e affari costituzionali di Montecitorio ristabilisce infatti per il 2009 l’accesso ai contributi che erano stati cancellati dalla legge finanziaria. E’ stato ieri Michele Ventura, vice capogruppo del Pd alla Camera, a chiedere al governo di non porre la fiducia sul decreto milleproroghe, offrendo in cambio la disponibilita’ a varare il provvedimento questa mattina senza insistere sugli emendamenti e cercando di trovare l’accordo finale sui fondi dell’editoria. La maggioranza ha accettato la mano tesa (e’ la seconda volta che accade in una settimana, dopo il ritiro del voto di fiducia sul disegno di legge che riguardava la riforma della Protezione civile e le emergenze). La seduta e’ poi stata sospesa piu’ volte fino alle 20 sia per verificare la copertura finanziaria al ripristino dei contributi sia per limare l’accordo tra maggioranza e opposizione. Il primo testo prevedeva il ripristino dei contributi fino a un massimo del 95%, poi dopo una lunga mediazione si e’ tornati al 100%. Entro il 30 giugno sara’ fatto inoltre un monitoraggio delle spese che saranno coperte dalla presidenza del Consiglio con proprio decreto. La richiesta bipartisan dell’emendamento era stata sostenuta da 400 deputati che avevano firmato un appello per ripristinare le norme sui finanziamenti all’editoria. Per le radio e i giornali di partito, le cooperative no profit e i giornali di partito costituiti in cooperativa, l’editoria brail e le cooperative radiofoniche che trasmettono almeno 9 ore di programmi di informazione al giorno viene percio’ ”corrisposto un contributo nella misura massima del 100% dell’importo spettante con riferimento all’anno 2008”. Il contributo – secondo le notizie di ieri sera – e’ pero’ ridotto al 50% per i quotidiani italiani editi e diffusi all’estero. Una ulteriore stretta si registra per le radio locali, che vedono ridimensionati i fondi (almeno 8 milioni in meno) per le tariffe elettriche e telefoniche e per gli abbonamenti alle agenzie di stampa. La mediazione raggiunta potrebbe comunque mettere in difficolta’ questo settore. E’ infatti probabile che alcune testate abbiano gia’ impegnato nei crediti con le banche anche i contributi del 2010, immaginando che non ci sarebbe stato lo stop alla legge in vigore. L’opposizione – e i giornali interessati – avrebbero preferito la conferma del diritto soggettivo ad libitum accompagnato dall’impegno conseguente a modificare le norme sull’erogazione dei contributi pubblici. La priorita’ diventa ora individuare equi criteri di sostegno pubblico al pluralismo editoriale che si affianchino ai ”contributi indiretti” di cui usufruiscono i grandi gruppi editoriali (agevolazioni postali, riduzione delle tariffe telefoniche). Sulla possibilita’ di trovare un accordo sui fondi per l’editoria si era detto ottimista il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Anche il presidente del Senato Renato Schifani ha assicurato tempi di conversione rapidi se il milleproroghe fosse giunto a Palazzo Madama con l’auspicata modifica sui contributi all’editoria. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva invece proposto un taglio ai contributi indiretti delle grandi aziende editoriali per sovvenzionare i fondi alle testate minori. La decisione finale dovrebbe prevedere che se i fondi, ripristinando al 100% i contributi che erano stati tagliati dalla finanziaria 2010, dovessero eccedere le previsioni di bilancio a ripianare i debiti sara’ direttamente la presidenza del Consiglio ”nell’esercizio della propria autonomia contabile e di bilancio” attingendo le risorse da un proprio fondo ordinario.

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