Televisione

08 aprile 2010 | 14:48

RAI-AGCOM: CONTRO INTERFERENZE ISPETTORI IL DECALOGO DEL CSM

RAI-AGCOM: CONTRO INTERFERENZE ISPETTORI IL DECALOGO DEL CSM
ROMA
(ANSA) – ROMA, 8 APR – Le ispezioni disposte dal ministro della Giustizia negli uffici giudiziari non devono “mettere a rischio l’indipendente esercizio della funzione giudiziaria”; si tratta di un “‘esigenza assoluta” che giustifica i limiti posti all’attività  degli 007 del ministro Alfano. Partendo da questa premessa, nella risoluzione approvata a larga maggioranza (con il voto contrario dei laici del Pdl e l’astensione della togata di Unicost Luisa Napolitano) il plenum del Csm stende un vero e proprio decalogo di comportamento per i magistrati sottoposti a ispezione proprio per evitare che si possano verificare interferenze nelle loro indagini; il tutto fermo restando l’obbligo di prestare “leale collaborazione” agli incaricati del ministro. Primo dovere per il diretto interessato o per il dirigente del suo ufficio giudiziario, spiega il documento (di cui è stata relatrice la presidente della Sesta Commissione Ezia Maccora) è chiedere agli ispettori “di essere informati del contenuto” del loro incarico. Ed è loro “diritto” sollecitare l’esibizione del mandato o magari il rilascio di una copia “per verificare se l’attività  di accertamento si svolge in concreto nell’ambito del mandato stesso”. Se da questa verifica emerge che c’é un’esorbitanza o che gli atti degli ispettori “incidono su profili riservati all’autonoma discrezionalità  del magistrato o comunque esclusivamente sindacabili in sede processuale”, il giudice in questione o il capo del suo ufficio “sono tenuti a non assoggettarsi al potere ispettivo così esercitato”. E “la stessa condottà ” devono osservare nel caso di mandati generici ma “inequivocabilmente diretti ad accertare profili riservati all’autonoma discrezionalità  del magistrato”. In casi come questi “il magistrato potrà  certamente rifiutare o ritardare le informazioni o i dati richiesti se sussiste un concreto pericolo legato allo specifico momento processuale”. E quando gli atti degli ispettori “interferiscano con l’ambito insindacabile della attività  giudiziaria”, il magistrato e il suo capo sono anche “tenuti a informare il Csm”. E non è tutto: il dirigente dell’ufficio e il magistrato oggetto della ispezione “devono riservare sempre a sé la decisione, motivata” su eventuali “deroghe al segreto investigativo”; ma quando ritengono, altrettanto “motivatamente”, di “opporre il segreto” su atti specifici, la loro scelta non potrà  mai essere sindacata dal Csm, in quanto questo potere “esula” dalle sue competenze: potrà  essere invece “sottoposta a controllo nelle sedi competenti e nei tempi processuali dovuti”. (ANSA).
FH/ S44 S0A QBXB