Editoria, Televisione

14 aprile 2010 | 13:34

RAI: TG1; FLUSSI, PER BUSI NO CENSURA MA RICHIAMO A NORME

RAI: TG1; FLUSSI, PER BUSI NO CENSURA MA RICHIAMO A NORME
SALSOMAGGIORE TERME (PARMA)
(ANSA) – SALSOMAGGIORE TERME (PARMA), 14 APR – L’interesse dell’azienda deve prevalere su quello del singolo: Luciano Flussi, direttore del personale della Rai, ha riservato l’ultima parte del suo intervento al congresso dell’Usigrai al caso di Maria Luisa Busi, la conduttrice del Tg1 che ha ricevuto una lettera di puntualizzazione delle norme aziendali dopo un’intervista nella quale ha criticato la linea editoriale della direzione Minzolini. “Io sono la persona – ha detto Flussi – che ha messo la propria firma sui provvedimenti di cui si è parlato molto nei giorni passati. Si è parlato di censura, di intimidazione, di violazione dei diritti fondamentali”. Flussi ha ricordato come in ogni azienda esistano codici che disciplinano la comunicazione su scelte e decisioni aziendali. Nella Rai, la prima volta che si è ritenuto di introdurre norme volte a regolare (nel senso di vietarle) il rilascio di interviste, ha ricordato, è stato il 15 gennaio del 1955. Quelle norme non sono state ribadite per 40 anni perché, ha spiegato Flussi, non ce ne è stata la necessità . “Dal 1993 – ha sottolineato – ognuno dei direttori generali che si sono succeduti al settimo piano di viale Mazzini è intervenuto, senza modificare alcunché dei concetti di fondo, ma con la finalità  evidente di ricordare a tutti che siamo un’azienda e non una comunità  autogestita. Possibile che siano tutti censori, autoritari reazionari, intenti a colpire la libertà  di critica e di espressione dei nostri giornalisti o forse, se per 40 anni non c’é stato motivo di dover ricordare a tutti noi che l’azienda è un’organizzazione complessa e delicata e che richiede equilibrio e sobrietà , mentre negli ultimi anni ogni direttore generale ha ritenuto di dover intervenire, è perché si è perso quel senso di appartenenza e di identificazione dell’azienda che ha fatto della Rai la Rai? E se la Rai non è più la Rai, se l’interesse del singolo prevale su un interesse più complessivo, se scompare quel concetto di insieme che ha caratterizzato questa nostra benedetta azienda dandole legittimazione agli occhi dell’opinione pubblica – ha concluso Flussi – tutti noi al di là  di dove sta la ragione o il torto, tutti noi saremo più poveri”.
SN/MRS S0A S57 QBXB