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20 aprile 2010 | 14:37

INTERNET: STUDIO, FALSI ANTIVIRUS MINACCIA SEMPRE PIU’ GRAVE

INTERNET: STUDIO, FALSI ANTIVIRUS MINACCIA SEMPRE PIU’ GRAVE
NEL 2009 NEL MONDO UN ATTACCO INFORMATICO OGNI 4,5 SECONDI
ROMA
(ANSA) – ROMA, 20 APR – Virus e cavalli di troia che si spacciano per antivirus rappresentano ormai la minaccia informatica numero uno per gli utenti di internet. Lo afferma il rapporto sul 2009 pubblicato oggi da Symantec, uno dei colossi della sicurezza informatica, secondo il quale l’anno scorso si é verificato nel mondo un attacco informatico che ha prodotto danni su un pc ogni 4,5 secondi. L’aumento delle attività  criminose online, rispetto all’anno prima, è stato del 71% e Symantec spiega di aver individuato circa 2,9 milioni di codici “maligni” nei 12 mesi presi in esame. Soltanto le varianti del temibile cavallo di troia ‘Zeus’ sono state 90 mila, dando vita a una delle maggiori famiglie di malware dell’anno. Secondo la società  di sicurezza informatica, la diffusione dei falsi antivirus ha avuto sicuramente meno eco rispetto ai danni provocati da Conficker o al clamore suscitato dall’attacco subito a dicembre da Google, ma non per questo è meno pericolosa. I falsi antivirus hanno costituito la forma prevalente di cybercrime: all’internauta viene fatto credere che il computer è “infetto” e viene proposto l’antidoto dietro pagamento di denaro. Se l’utente paga e clicca sul link per scaricare il programma non solo infetta davvero il proprio computer ma consegna nelle mani dei criminali anche i dati bancari o della carta di credito. Nel rapporto di Symantec si legge anche che gli utenti dei Mac cominciano a perdere la loro immunità  ai virus informatici. Nel momento in cui hanno cominciato a immagazzinare file e dati sempre più “online” su server esterni, che sul proprio hard- disk, sono diventati vulnerabili a furti di identità  o di informazioni. Al primo posto nella classifica di Symantec dei Paesi con la maggiore attività  di produzione e circolazione del ‘malware’ restano gli Stati Uniti (19%), seguiti dalla Cina (8%). Al terzo posto è salito il Brasile col 6%.(ANSA).
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