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11 maggio 2010 | 14:03

INTERNET: STUDIO, PIRATERIA SOFTWARE IN ITALIA AL 49%

INTERNET: STUDIO, PIRATERIA SOFTWARE IN ITALIA AL 49%
MILANO
(ANSA) – MILANO, 11 MAG – La pirateria dei software nel 2009 si è ridotta in 54 mercati ed è cresciuta solo in 19, ma il tasso globale di pirateria è cresciuto dal 41 al 43% , soprattutto a causa del maggior peso che rivestono sul mercato mondiale Paesi ad elevatissimo tasso di sviluppo ma anche di illegalità  diffusa come il Cina l’India e il Brasile. Note dolenti anche dall’Italia, dove l’installazione di software commerciale privo di regolare licenza sui Pc italiani é cresciuta dell’1%: dal 48 al ’49%, per un valore commerciale di oltre 1.209 milioni di euro Dati che allarmano la Bsa (Business sofware alliance), la principale organizzazione sostenitrice della proprieta’ intellettuale nel settore del software, che ha reso noto i dati del settimo studio sulla diffusione della pirateria a livello mondiale e italiano. Per quanto riguarda il nostro Paese, “lo studio dimostra che i nostri sforzi per ridurre il tasso di illegalità  nell’economia italiana sono ancora purtroppo assai lontani dall’aver debellato il problema, anzi i risultati peggiorano invece che migliorare – ha spiegato Luca Marinelli , presidente di Bsa in Italia -. Un tasso di pirateria del 49% è inaccettabile per una nazione evoluta come l’Italia. E, in un momento di congiuntura economica non facile come quello attuale, non possiamo non sottolineare che la strada dell’illegalità  e del sommerso non è certo quella che favorisce la ripresa e l’occupazione”. L’azione contro la pirateria rimane un punto fermo dell’azione di Bsa – è stato spiegato – anche grazie alla collaborazione con le forze dell’Ordine, in particolare la Guardia di Finanza che , nel corso dell’illustrazione dello studio, era rappresentata dal tenente colonnello Marco Nieddu, comandante del Gruppo tutela mercato beni e servivi del nucleo di Polizia tributaria di Milano. Per gli intervenuti, “una riduzione del 10% del tasso d’illegalità  in dieci anni, oltre a ridurre i rischi legati alla privacy e alla sicurezza e alla privacy dei dati, potrebbe generare oltre 6mila posti di lavoro, più di 700 milioni di entrate per l’Erario e i più di 2 miliardi di ulteriore volume d’affari per il settore”. (ANSA).
RT/ S42 S0B QBXB