Borsino dei direttori

19 maggio 2010 | 10:22

da inviata a direttore del ‘Manifesto’

Anche se non può essere annoverata nel piccolo gruppo dei fondatori del Manifesto, Norma Rangeri può essere legittimamente considerata tra i senior del quotidiano comunista, essendovi approdata nel 1974, ancora giovanissima e piena di entusiasmo sia politico che professionale. Militante del gruppo politico legato appunto al Manifesto, il passaggio al giornale è quasi automatico. Il primo ambito di cui si occupa, ancora studentessa di filosofia alla Sapienza di Roma, è il movimento femminista che segue con fervore e partecipazione personale. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, Rangeri si rende conto che quello della giornalista non è un mestiere che si può fare part time, men che mai in un quotidiano così fuori dagli schemi come è il Manifesto. La sua presenza in segreteria di redazione, dove è approdata per cominciare a guadagnare, finisce poi per assorbirla del tutto. Nella seconda metà  degli anni Settanta – con il diffondersi del fenomeno terrorista e con il caso Moro – si dedica alla cronaca e dal 1981 comincia a seguire l’inchiesta sulla P2. Fa così il suo ingresso a Montecitorio diventando per una buona decina d’anni giornalista parlamentare e tenendo sotto osservazione costante la Democrazia cristiana. Quando scoppia il terremoto di Tangentopoli, Luigi Pintor, al tempo direttore del quotidiano comunista, le chiede di continuare a seguire la politica non più dal Palazzo ma dal piccolo schermo, che con il processo Enimont diventa una tribuna fondamentale per l’osservazione e la comprensione della realtà  italiana. Nasce così ‘I vespri’, la rubrica che da allora firma e che se all’inizio si occupa solo di informazione e telegiornali, pian piano si allarga a tutto ciò che la televisione trasmette, intrattenimento compreso. Nel 2007 pubblica con Rizzoli ‘Chi l’ha vista. Tutto il peggio della tv da Berlusconi a Prodi (o viceversa)’ dove racconta gusti, perversioni, idee e sommovimenti del potente mezzo. Ospite quasi fissa di ‘Annozero’, si fa notare anche da chi non frequenta il giornale per il quale scrive da 36 anni e che ora dirige.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 406 – maggio 2010