Servizio di copertina

20 maggio 2010 | 11:44

SàŒ, FORSE POTREI VENDERE

Jacaranda Caracciolo Falck racconta per la prima volta la sua storia e il rapporto con il padre, l’editore Carlo Caracciolo – scomparso nel dicembre 2008, azionista dell’Espresso e poi fondatore assieme a Eugenio Scalfari di ‘Repubblica’ – e con Carlo De Benedetti.
“Mi sarebbe piaciuto avere un ruolo nel Gruppo L’Espresso. Comunque, nessuno me l’ha offerto e capisco che, per come è oggi il gruppo, è molto difficile trovare uno spazio”, spiega Jacaranda Caracciolo Falck, che del Gruppo L’Espresso è la seconda azionista con l’11,75% e all”Espresso’ ha lavorato come giornalista dal 1991 al 2006. “Sicuramente in questi mesi, come spesso avviene nei rapporti tra azionisti, ci sono state delle ‘problematiche’. Speriamo che si risolvano. Tra l’ingegnere e Carlo Caracciolo il rapporto si era un po’ sfilacciato, io sono più disincantata. All’inizio tra noi c’è stato un misunderstanding sulla nomina dell’avvocato Barbara a presidente del collegio sindacale, ma poi si è chiarito. L’avvocato Barbara è un super professionista e io penso che giornali come ‘Repubblica’ e ‘L’Espresso’ che fanno le pulci a tutti debbano essere assolutamente immacolati, sotto ogni punto di vista. La trasparenza prima di tutto. E su questo con De Benedetti siamo in piena sintonia”.
Nominata dal padre erede universale, Jacaranda Caracciolo Falck ha una vicenda giudiziaria aperta con i fratelli Revelli che rivendicano di essere figli naturali di Caracciolo, questione che è stata più volte al centro dell’attenzione dei media. “Non credo che il ‘Corriere della Sera’ di una volta avrebbe dato tanto spazio al gossip. Paolo Mieli è cresciuto con Carlo e Scalfari; forse si è voluto levare un sassolino dalla scarpa. Da lui proprio non me l’aspettavo”, dice nell’intervista a ‘Prima’ la figlia di Caracciolo.
Dal padre Jacaranda Caracciolo Falck ha ereditato anche la quota del quotidianio francese ‘Libération’ che l’editore aveva acquistato nel gennaio 2007. “Per Caracciolo ‘Libération’ ha rappresentato l’occasione di rimettersi in gioco. La sua esperienza nel Gruppo L’Espresso stava tramontando; credo che dover fare il presidente onorario sia stato per lui uno shock. ‘Libération’ era un grande marchio, ma era virtualmente fallito e il primo azionista, Edouard de Rothschild, non aveva esperienza di giornali. Sapeva che ‘Libération’ non poteva farcela da solo e, seguendo lo schema dei quotidiani locali, le sue creature che ancora oggi sono la vera forza del Gruppo L’Espresso, pensava a delle fusioni con altri giornali stranieri. Oggi ‘Libération’ ha ancora debiti pregressi ma, grazie a Carlo, non è morto. Carlo Caracciolo fino alla fine ha creduto nella carta stampata”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 406 – maggio 2010