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20 maggio 2010 | 15:11

Una legge per le gare pubbliche

Dopo un lungo periodo preparatorio è partita la fase più operativa. Studiato in profondità  il problema con un’apposita commissione interna guidata da Gianna Terzani, verificato cosa accade negli altri grandi Paesi occidentali e aperto un confronto interno tra i propri associati su quali fossero i temi più critici, AssoComunicazione ha deciso di presentare un progetto di legge teso a modificare l’attuale normativa sulle gare pubbliche.
La Legge 150/2000, infatti, pone la consulenza creativa delle agenzie alla stessa stregua di quella di qualunque altro fornitore tecnico. Nella gare indette dalla pubblica amministrazione la componente ‘prezzo’ finisce per avere un peso esagerato, i bandi sono molto diversi tra loro e spesso di difficile decodifica; non è prevista, infine, una fase essenziale di dialogo tra l’ente che deve raggiungere un determinato obiettivo di comunicazione e i consulenti chiamati a mettere in gioco le loro soluzioni. Nel corso degli ultimi anni, inoltre, è palesemente emersa l’esigenza di una maggiore trasparenza e serietà ; alcune delle gare pubbliche che si concludono con un’assegnazione del budget non producono poi alcuna vera operatività  e sono numerosi i casi in cui ricorsi e controricorsi ne invalidano gli esiti.
“Per riformare un sistema che”, spiega il presidente Diego Masi, “non tiene in considerazione il valore delle idee ma solo il costo, non premia la qualità  ma il prezzo più basso e prevede commissioni aggiudicatrici non adatte a valutare la complessità  della comunicazione dei nostri giorni”, l’associazione dei pubblicitari ha deciso di passare all’azione affidando al professor Giovanni Guzzetta la redazione di un testo di modifica della Legge 150/2000.
Dopo una fase di verifica e di rimessa a punto della proposta – tra i momenti chiave c’è stato un partecipato convegno romano organizzato presso l’Hotel Nazionale di piazza Montecitorio con presenti politici e associati ‘esperti’ – il progetto di legge dovrebbe essere alla fine firmato e portato avanti in Parlamento dal senatore Alessio Butti e dall’onorevole Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti della Camera, entrambi facenti parte della maggioranza. Tra i punti nodali della proposta c’è l’istituzione, su ispirazione del modello inglese, di un’agenzia governativa delegata alla gestione complessiva delle gare e capace di un’interlocuzione ‘professionale’ con i consulenti della comunicazione. Nel Regno Unito opera infatti il Coi (Central Office of Information) che accentra la gestione dei bandi pubblici e che una volta definito l’ammontare complessivo d’investimento della pubblica amministrazione compra gli spazi. Nel 2009 il Coi è stato in cima alla classifica degli investitori inglesi, davanti ai principali spender del settore privato.
Con gli articoli 13-bis e 13-ter il progetto di legge dell’associazione “dispone l’istituzione di una Agenzia per la comunicazione istituzionale, che opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione”. L’Agenzia si interfaccerebbe con un Comitato per la comunicazione istituzionale istituito presso la presidenza del Consiglio, il quale a sua volta dovrebbe essere emanazione del Die (dipartimento Informazione ed editoria).
In Italia AssoComunicazione ha stimato in 340 milioni di euro il valore di 240 bandi pubblici nel corso dell’ultimo anno, una torta rilevante – specie in un periodo di vacche magre per gli investimenti privati – la cui gestione finirebbe per assegnare all’Agenzia un peso specifico preminente nel nostro mercato della comunicazione.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 406 maggio 2010