Editoria

21 maggio 2010 | 15:40

Intercettazioni: bufera sul ddl, rivolta degli editori

21 May 2010 15:56 CEDT Intercettazioni: bufera sul ddl, rivolta degli editori

ROMA (MF-DJ)–Alta tensione attorno al disegno di legge in materia di intercettazioni, nonostante la parziale marcia indietro del Governo.

Nonostante il Governo e la maggioranza abbiano annunciato ieri il ritiro di un emendamento che inaspriva le pene per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni e altre notizie relative ad atti di inchiesta, la bufera attorno al ddl non si attenua. Rispetto alle norme attuali, le pene previste dal ddl attualmente in commissione al Senato sono piu’ severe: per i giornalisti che divulgano le intercettazioni, anche se non sono coperte dal segreto istruttorio, viene introdotta la pena dell’arresto fino a 30 giorni, ma che puo’ essere evitata con l’ammenda da 2.000 a 10.000 euro; l’editore e’ considerato responsabile per la pubblicazione, e la sanzione arriva fino a 464.000 euro.

Una delle voci di maggior dissenso si era alzata gia’ ieri: Sky Italia, pay-tv del gruppo News Corp. (che attraverso Dow Jones & Co. controlla quest’agenzia insieme a Class E.) aveva criticato duramente il ddl definendolo “un grave attacco alla liberta’ di stampa e di espressione”, annunciando ricorso “a tutte le Autorita’ internazionali competenti, anche ricorrendo presso la Corte europea dei diritti dell’Uomo”. In prima linea anche importanti testate come La Repubblica, che sul suo sito web da’ spazio alla “rivolta dei post-it” e alla battaglia contro la “legge-bavaglio”, e La Stampa che ricorda le ultime grandi inchieste, spiegando che con l’entrata in vigore della legge non sara’ piu’ possibile scoprire la verita’ su molti avvenimenti.

Oggi a scendere in campo contro il provvedimento sono i principali organi della stampa italiana. La Fieg chiede di eliminare le sanzioni a carico degli editori: il presidente Carlo Malinconico sottolinea “i punti critici per la liberta’ di stampa”, ricordando che c’e’ “gia’ la responsabilita’ penale, oltre che del giornalista, del direttore responsabile e la responsabilita’ civile di tutti, compreso l’editore” per gli articoli di stampa. “Le sanzioni agli editori, a prescindere dal loro ammontare, sono in contrasto col divieto di intromissione dell’editore nella confezione degli articoli di giornale. Queste sanzioni non hanno quindi vera giustificazione, se non quella di esercitare pressione sugli editori che in molti casi rischiano la stessa sopravvivenza”.

Molto critico anche l’Ordine dei giornalisti, secondo cui la parziale marcia indietro del Governo “non e’ la risposta alle quale i cittadini hanno diritto. I cittadini, non i giornalisti, perche’ sono loro -i cittadini/elettori- che hanno il diritto di sapere per capire, decidere e scegliere in maniera consapevole e responsabile. E’ assurdo ritenere che un mese di carcere sia una sciocchezza. E’ incredibile ritenere poca cosa sanzioni pecuniarie che vanno da 5 a 10 mila euro. Chi parla di carcere e di danaro con tanta leggerezza non si rende conto che un mese dietro le sbarre e’ poca cosa per i malfattori, non per le persone perbene”. Per questo l’Ordine “ha gia’ acquisito significativi pareri legali e assumera’ tutte le iniziative utili, in ogni sede, per garantire ai cittadini il diritto di essere informati”.

La Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha gia’ annunciato una battaglia su tutti i fronti contro il provvedimento. Il presidente Franco Siddi ha invitato i giornalisti alla mobilitazione permanente contro “norme inaccettabili che non hanno eguali in nessun Paese democratico. Il sindacato fara’ una opposizione incessante. Se la legge passera’ chiederemo ai direttori di listare a lutto le loro testate”.

Anche i giornalisti di Mediaset si schierano contro il Governo. I Cdr di Tg5, News Mediaset, Sport Mediaset, Studio Aperto, Videonews in una nota aderiscono alla proposta indicata dalla Fnsi di organizzare una mobilitazione permanente e diffusa nel territorio che dovra’ sfociare in uno sciopero nazionale dell’intera categoria. “A tutti va riconosciuto il diritto innegabile alla privacy -spiegano i giornalisti Mediaset- ma i provvedimenti all’esame del Parlamento pongono ostacoli alla liberta’ di stampa e pertanto la nostra iniziativa e’ a tutela di tutti i cittadini”.

Un sostegno alla campagna contro il disegno di legge giunge anche da Luca Cordero di Montezemolo. “Condivido la linea degli editori” ha detto oggi, sottolineando che c’e’ “la necessita’ di tutelare la privacy perche’ le intercettazioni sono una pratica non piu’ accettabile nei confronti dei singoli cittadini. D’altronde pero’ c’e’ il bisogno di utilizzare lo strumento per qualcosa di fondamentale in tanti processi e indagini”. ren carlo.renda@mfdowjones.it

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May 21, 2010 09:56 ET (13:56 GMT)

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