TLC

07 luglio 2010 | 10:41

TLC: RETE IN FIBRA, EUROPA GUARDA A PROGETTO OPERATORI ALTERNATIVI

TLC: RETE IN FIBRA, EUROPA GUARDA A PROGETTO OPERATORI ALTERNATIVI
07/07/2010 – 10:40 – ECONOMIA

TLC: RETE IN FIBRA, EUROPA GUARDA A PROGETTO OPERATORI ALTERNATIVI

ROMA (ITALPRESS) – Secondo Peter Alexiadis, partner dello studio legale Gibson, Dunn & Crutcher, in un articolo pubblicato oggi su Mf, l’iniziativa annunciata dai Ceo dei principali competitors di Telecom Italia (Wind, Fastweb e Vodafone) di costruire un network di fibra ottica nazionale, ha tutte le caratteristiche di successo per quanto riguarda aspetti di regolamentazione e di policy. In primo luogo, secondo Alexiadis, risulta un concreto esempio della corsa agli investimenti teorizzata dalla Commissione europea secondo le varie versioni della proposta Ngn Reccommendation, che dovrebbe essere pubblicata a fine anno. Questo fornisce un’opportunita’ concreta per lo sviluppo di una piattaforma Ftth alternativa in un vasto Stato membro. Secondo, ulteriori operatori possono unirsi al consorzio e contribuire al suo sviluppo su basi pro rata. Terzo, sebbene i dettagli precisi non siano ancora stati resi noti, il progetto promette di offrire agli altri operatori la possibilita’ di ottenere un accesso effettivo mediante l’uso dell’architettura point-to-point per la rete Ftth. Quarto, il consorzio ha lasciato aperta la possibilita’ a Telecom Italia di unirsi al consorzio. Quinto, il progetto presenta un’opportunita’ unica per minimizzare gli scavi, che crea preoccupazioni relative alla potenziale distruzione di reperti archeologici. Sesto, i semi della deregolamentazione saranno inevitabilmente piantati dalla realizzazione degli obiettivi del progetto, benche’ in futuro.
Settimo, permettendo un’iscrizione aperta, il progetto facilita la crescita di reti pan-europee e la partecipazione di operatori tic oltre i confini dei singoli Stati ai frutti del progetto secondo un appropriato livello di investimento. Infine, secondo Alexiadis le autorita’ politiche italiane dovrebbero utilizzare le scarse risorse statali per quelle zone geografiche che hanno piu’ bisogno dell’assistenza statale per colmare il digitai divide, senza correre il rischio che le decisioni del settore privato siano distorte e viste come un risultato dell’intervento governativo.
(ITALPRESS).
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