Editoria

14 luglio 2010 | 9:08

Editoria: Capital, raccontare i ricchi per capire l’Italia (MF)

14 Jul 2010 08:12 CEDT Editoria: Capital, raccontare i ricchi per capire l’Italia (MF)

MILANO (MF-DJ)–Trent’anni di storia della societa’ e del costume degli italiani raccontata attraverso l’economia, i suoi personaggi, gli stili, i trend, i tic. Capital, l’emblema del mensile patinato, e’ nato nel 1980 da un’intuizione geniale di Paolo Panerai: capire che l’alta finanza stava entrando prepotentemente nei desiderata, nel bene e nel male, della gente comune o quasi. Delle persone, cioe’, che andavano in edicola a comprare un giornale.

E’ quanto si legge in un articolo di MF che celebra i 30 anni di Capital, mensile del gruppo Class E. Che assieme a Dow Jones controlla questa agenzia. La ricchezza e il modo di vivere dei ricchi veniva sdoganato e in qualche modo portato piu’ vicino alle legittime aspirazioni di tutti. Gli anni Ottanta italiani sono stati Capital. E Capital e’ stata la guida degli anni dell’edonismo, degli yuppie, della ricerca del bello e del buono, del sistema Paese che collocava l’Italia tra le eccellenze mondiali nella politica, nell’economia, nello sport, nella moda. Quel mensile che gli stessi giornalisti spesso guardavano come redazione a cui ambire, assolveva una mission che nessuno aveva mai osato fino a quel momento: mettere in copertina capitani d’industria in veste informale, come il Giorgio Falck del primo numero, cercare nuovi industriali emergenti come l’allora sconosciuto al grande pubblico Diego Della Valle, o dare spazio a imprenditori che si capiva benissimo avrebbero fatto molto parlare di se’ come il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. I primi sei anni di Capital furono questo. Ma anche rendere in alcuni casi giustizia a personaggi che, magari, in quel momento, non navigavano in acque tranquille. Il cuoco-manager Siro Maccioni, proprietario del celebrato Le Cirque di New York, ancora oggi ringrazia Capital per questo. Uno stile che il mensile allora rizzoliano dovette tentare di mantenere anche dopo la decisione di estromettere il padre e fondatore, Paolo Panerai. Fino a buona parte degli anni Novanta.

La difficolta’ oggettiva costituita anche dal cambiamento dei tempi, dall’irrompere sulla scena mediatica di argomenti e personaggi lontani anni luce da quanto si vedeva durante gli anni Ottanta, sbiadi’ l’immagine forte della testata. In edicola funzionavano le copertine con Moana Pozzi o con Luciano Benetton e Vittorio Sgarbi fotografati nudi. L’idea di descrivere la societa’ attraverso i ricchi era meno vendibile del mondo di Riccardo Schicchi. Ed e’ stata un po’ questa, nonostante qualche timido tentativo di alzare il tono, la deriva presa, perdipiu’ tardivamente, dal Capital dei primi cinque anni del 2000. Una testata in cerca di identita’ che all’interno di Rcs si confondeva a volte con mensili con una storia totalmente diversa come Max. Nel 2005 Capital festeggio’ il suo 25esimo compleanno in famiglia, con il genitore legittimo. Il sei settembre di quell’anno, infatti, Class editori e la sua controllante Euroclass Multimedia Holding Sa, annunciarono l’acquisizione del ramo d’azienda di Rcs Periodici cui faceva capo Capital. Nel commento che fece allora Panerai c’e’ la storia di una vicenda editoriale italiana che per fortuna e’ finita bene: “Per Class Editori questa e’ un’acquisizione straordinaria perche’ la casa editrice e’ nata nel 1986 con il mensile Class per fare concorrenza a Capital che era allora il mensile di maggior successo”. E anche quello che portava a casa gli utili piu’ alti. red/mcn

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July 14, 2010 02:12 ET (06:12 GMT)

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