Editoria

14 luglio 2010 | 9:09

Editoria: Berlusconi, per fortuna c’e’ Capital (MF)

14 Jul 2010 08:06 CEDT Editoria: Berlusconi, per fortuna c’e’ Capital (MF)

MILANO (MF-DJ)–Torna a vestire i panni di una volta, Silvio Berlusconi, partecipando ieri sera a Milano alla festa per i 30 anni di Capital, quelli nei quali si trova a suo agio e che gli hanno dato “l’esperienza per riuscire a resistere alle battaglie della politica: i panni dell’imprenditore che investe, che rischia, il capitano coraggioso”. Quella impresa che, ha sottolineato il premier, trent’anni fa il mensile (edito dal gruppo Class E,. Che assieme a Dow Jones & Co. Controlla questa agenzia) ha scoperto e raccontato, e ancora racconta.

Secondo il Cavaliere, si legge su MF, in solitudine: “Capital rappresenta non solo un prodotto di qualita’ ma un fatto quasi isolato nella stampa italiana. Si leggono i giornali e si e’ presi dallo sconforto, la stampa e’ tutta dedita a catastrofismi, a pessimismi e a distorsioni della realta’. Nella rivista invece e’ rappresentata l’Italia creativa e che produce”. Tanto e’ vero che ormai, ha aggiunto parlando dal palco nel suo intervento di circa venti minuti, che i giornali non li compra ne’ li legge piu’. “Seguo il modello Thatcher: e’ impossibile governare e leggere i giornali. Cosi’ anch’io faccio come mi ha consigliato lei: ho chiesto al mio portavoce Paolo Bonaiuti di portarmi la mattina solo gli articoli che parlano bene del governo, e per due mesi non l’ho piu’ visto!”.

Per Capital Berlusconi ha avuto parole di elogio per l’idea di Italia che rappresenta. Non fosse altro perche’ lo stesso Berlusconi, come ha ricordato nell’introduzione l’editore del gruppo, Paolo Panerai, e’ stato una delle “scoperte” della rivista: “Gli abbiamo portato bene”, ha detto dell’impresa berlusconiana, che il mensile racconto’ quando era agli esordi della tv. Altri esempi di imprenditori battezzati da Capital, ha ricordato ancora Panerai, sono quelli di Urbano Cairo (“e’ stato assistente di Berlusconi, ha imparato dal maestro ma non come presidente di calcio!”), e Diego Della Valle (“fu lui a spingermi a fare il concorrente di Capital, insieme con Francesco Micheli”). Insomma, “l’Italia che gli altri giornali non raccontano”, ha continuato Berlusconi, “o che dimenticano, o che criticano solamente. E per questo e’ meglio stendere un velo pietoso sui giornali di oggi, che vendono solo 6 milioni di copie al giorno, come nel 1953. La media europea e’ di 250 giornali ogni mille abitanti, in Svezia di oltre 500, mentre quella italiana e’ di 86 e al sud di 56 copie, le stesse di Tunisi”. Per questo il presidente del Consiglio ritiene si debba “inneggiare a chi ha saputo differenziarsi, come Capital o il suo gemello Class”. Una delle cause del tracollo della stampa, secondo il premier, e’ anche l’abuso delle intercettazioni telefoniche, che poi finiscono sui giornali: “Non e’ una legge bavaglio, ma una legge doverosa, che serve in un paese civile in cui non si deve rischiare che una conversazione privata finisca sui giornali senza un’accusa o un’indagine”.

Ad ascoltarlo, nel cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco a Milano, c’era il gotha dell’imprenditoria e della finanza italiana Circa 500 i presenti, fra i quali Ennio Doris, Piero Gnudi, Carlo Pesenti, Marco Tronchetti Provera, Umberto Quadrino, Matteo Marzotto, Giuseppe Recchi, Lamberto Cardia, Salvatore Ligresti con le figlie Giulia e Jonella, Umberto Paolucci, Diego e Andrea della Valle, Alessandro Pansa, Gianni Zonin, Elio Catania, Paolo Zegna, Mario Resca, Mario Moretti Polegato. Al suo uditorio ha voluto mandare messaggi rassicuranti. Circa la tenuta del governo in un passaggio cruciale come la manovra da 25 miliardi “solo tagliando le spese di Stato, Regioni e enti locali”, e’ stato quasi spavaldo: “non succede niente, e’ tutto polverone”. Sulla manovra “abbiamo messo la fiducia al Senato, la metteremo anche alla Camera, e’ un atto di coraggio perche’ mettiamo a rischio noi stessi”. Nessuna preoccupazione neanche per lo scandalo della presunta loggia P3 che vede indagati importanti esponenti del Pdl accanto ai presunti capi Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino: “Non state a leggere i titoli dei giornali. Stamattina hanno parlato di P3… Ma sono solo quattro sfigati pensionati che si mettono insieme per cambiare l’Italia. Ma se non ci riesco io…”. red/mcn

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July 14, 2010 02:06 ET (06:06 GMT)

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