Protagonisti del mese, Scelte del mese

21 luglio 2010 | 10:35

Krishna Bharat, l’inventore di Google News – Non vogliamo diventare una media company

Molti editori continuano a pensare a Google, e in particolare al suo aggregatore di notizie Google News, come a un pericoloso concorrente, che sfrutta contenuti pregiati senza dare in cambio nulla o quasi. Krishna Bharat, inventore ed engineering head di Google News, spiega come invece il motore di ricerca e i nuovi servizi sviluppati dal gruppo di Mountain View possano aiutare gli editori tradizionali a sviluppare il loro business su Internet.
“Non vedo nessun conflitto”, afferma Bharat, “tra quello che gli editori tradizionali vogliono e quello che vogliamo noi, anzi abbiamo moltissimo in comune. Gli editori vogliono che la gente trovi i loro contenuti, vogliono traffico sui loro siti e vogliono monetizzare questo traffico. Ritengo che Google possa essere il partner giusto per ognuna di queste specifiche esigenze. Gli editori devono capire che non abbiamo alcuna intenzione di diventare la prossima grande media company. Noi siamo un motore di ricerca che aiuta le persone a trovare contenuti on line. Il nostro interesse è che i media continuino a mettere sempre nuovi contenuti su Internet e che trovino anche un buon modello di business. Credo che noi possiamo aiutarli a fare questo. Soprattutto possiamo aiutarli a fidelizzare la loro audience, che mi pare la cosa più importante”.
Bharat cita in particolare servizi come Google Chekout, per far pagare i contenuti premium agli utenti, Editor’s Space, uno spazio su Google News in cui gli editori possono inserire propri contenuti da valorizzare (opportunità  che molte case editrici americane stanno già  sperimentando), FastFlip, un aggregatore di notizie gestito direttamente dai giornali, e altre tecnologie ancora in fase sperimentale.
“Quella forse più interessante”, afferma Bharat, “è un’applicazione che consentirà  all’editore non solo di far pagare l’utente, ma anche di poter distribuire il contenuto acquistato su qualsiasi piattaforma senza dover sviluppare mille prodotti diversi per rispondere alle specificità  di ognuna di esse. Stiamo lavorando a un’architettura che consenta all’utente di pagare una volta sola il contenuto e di potervi accedere da qualsiasi device; l’editore poi sarà  in grado di distribuire istantaneamente il contenuto senza doversi preoccupare della piattaforma di distribuzione o del device su cui sarà  fruito il contenuto”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 408 – Luglio/Agosto 2010