Televisione

13 settembre 2010 | 14:00

TV: RUFFINI, DOPO DOPPIO STOP BALLARO’ AVANTI SENZA CENSURE

TV: RUFFINI, DOPO DOPPIO STOP BALLARO’ AVANTI SENZA CENSURE
AZIENDA NON CAMBIO’ PALINSESTI, NON C’ERANO RAGIONI PRODUTTIVE
ROMA
(ANSA) – ROMA, 13 SET – “Il bello della democrazia è avere idee diverse e confrontarsi. Avremmo voluto partire prima. Ma non è stato possibile. Ora andremo avanti senza censure, autocensure e falsi pudori”: lo ha detto il direttore di Raitre Paolo Ruffini presentando la nona stagione di Ballarò, che partirà  domani alle 21,05, alla presenza, tra gli altri, dei consiglieri di amministrazione Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten. “Raitre aveva chiesto che Ballarò partisse il 7 settembre, in anticipo di una settimana – ha raccontato Ruffini -. Ma l’azienda ha preferito mantenere immutata la programmazione. Quel giorno Fini era ospite di Mentana al tg de La7. Noi invece siamo andati in onda con una replica del Circo”. Ruffini e il conduttore del programma Giovanni Floris hanno ricordato che già  ad agosto era partita “la richiesta di andare in onda con una puntata speciale, quando è nato il gruppo di Futuro e Libertà . Ma l’azienda – ha detto Ruffini – ha deciso che era meglio di no, che per informare bastavano gli spazi che le testate avevano concesso e a Linea Notte di allungarsi per una settimana. Poi c’é stato il discorso di Mirabello. Abbiamo chiesto di partire il 7 settembre, ma l’azienda ha detto no perché non voleva variare il palinsesto”. Ballarò, ha sottolineato Ruffini, “era pronto a fare uno speciale, come ad agosto, e solo con le forze interne. Anche Crozza era disposto ad interrompere le sue vacanze in montagna per esserci. La mancata messa in onda non ha avuto ragioni produttive o contrattuali”. Reintegrato alla direzione di Raitre dopo aver vinto una causa contro la Rai, Ruffini ha affermato: “Cerco di fare ogni giorno il mio dovere e quello che è nelle mie possibilità . Alcuni ‘no’ non li ho condivisi. Un’azienda ben regolata non è un’azienda anarchica, ci vogliono regole, ma si deve fondare sull’autonomia editoriale e il pluralismo. Sarebbe grave se ci fosse una voce sola e un coro monocorde”. “Difendo la peculiarità  di Raitre – ha concluso -, che è una ricchezza e non un’anomalia. Credo che questo sia condiviso da tutta l’azienda”. (ANSA).
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