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21 settembre 2010 | 16:19

Ora si può fare

Supportato da soci del calibro di Matteo Arpe e Andrea Agnelli, Paolo Madron lancia il suo nuovo quotidiano on line, convinto che sia una risposta alla crisi della ‘carta’ e che anche in Italia ci siano le condizioni per insidiare con una informazione indipendente la supremazia delle versioni Internet delle maggiori testate

Alcuni giornalisti italiani assomigliano ai misteriosi personaggi di ‘Lost’, la celebre serie televisiva americana dove un gruppo di sopravvissuti di un disastro aereo in una non meglio specificata isola del Pacifico riesce a inventarsene una al giorno pur di sfangarsela. E ad alcuni di loro la sorte – e le indubbie capacità  personali – riserva sorprese a dir poco sorprendenti. Si pensi al successo politico (per non parlar di quello economico) del Fatto del duo Padellaro-Travaglio, che a un anno dal parto ha accumulato ben otto milioni di euro di utile sparando a palle incrociate contro il presidente del Consiglio e dissetando e sfamando il popolo antiberlusconiano più incrudelito. E per di più in un periodo in cui tutti si apprestano a mettersi il nastrino del lutto per celebrare la morte preannunciata della carta stampata. Si pensi al successo – anche qui politico ed economico – del tg di La7 condotto da Enrico Mentana che nel giro di pochi giorni ha trascinato sull’orlo dell’esaurimento nervoso i direttori delle due corazzate, Minzolini e Mimun, portandogli via ascolti e credibilità  e facendo la cosa più semplice e più dovuta per il nostro mestiere: dare notizie di reale interesse.
Insomma, un buon giornalista può crearsi o ricrearsi un territorio e una fama, può sperimentare con successo senza morire nelle nebbie di una professione che spesso è pura burocrazia impiegatizia sfiancata e routine rammollita. Internet, se per molti è un’illusione destinata a provocare ustioni di terzo grado, per qualcun altro è un’occasione per rilanciare e affermare il proprio geniaccio. In America e in Francia alcuni siti hanno rivelato di essere una formula giornalistica straordinaria e un’alternativa alla struttura mastodontica, ossidata – e sempre più in crisi – dei media tradizionali. In Italia ci hanno già  provato alcuni con risultati a dire il vero non proprio brillanti. Il pioniere è stato quattordici anni fa Angelo Maria Perrino con il suo Affari Italiani, seguito dal Nuovo.it, naufragato nonostante il ricco sostegno di Fastweb. Roba da non far certo gridare al miracolo. Ora entra in gioco Lettera43, annunciato on line per il 7 ottobre. In molti aspettano di vedere come si muoverà  dal punto di vista informativo il promotore, Paolo Madron, accreditato giornalista economico finanziario, con una lunga esperienza iniziata a Milano Finanza, poi continuata al Giornale e a Panorama, prima di dirigere Panorama Economy, ritornare come vice direttore a Panorama e poi andare come inviato al Sole 24 Ore su chiamata di Ferruccio de Bortoli, che gli commissionava grandi e gustose interviste. Un lavoro che si è subito inaridito con l’arrivo di Gianni Riotta alla direzione del quotidiano di Confindustria, tanto da consigliare Madron a trattare con profitto una ricca buonuscita lasciandosi dietro uno strascico polemico. Anche perché nella mail di commiato ai colleghi così spiegava il proprio stato d’animo: “Ho cercato finché possibile di essere coerente con l’idea di giornalismo che ho sempre perseguito: dare notizie, cercare di contestualizzarle senza preconcetti mettendole, possibilmente, in bella scrittura. Ma quando questa idea del mestiere non ha più cittadinanza e viene preclusa cerco altri luoghi dove poterla esprimere”.
Pensa che ti ripensa, Madron “un altro luogo” l’ha tosto trovato su Internet e l’ha battezzato appunto Lettera43. Certo il rischio di fare un buco nell’acqua non è da sottovalutare. Oltre a giocarsi la reputazione, è a rischio anche il milioncino di euro che il giornalista vicentino ha tirato fuori dalle proprie tasche e di alcuni amici partner e che potrebbe andare a finire in cenere sul falò delle buone intenzioni. Nel costruire la nuova impresa Madron ha confermato la fama di abile tessitore di relazioni, coinvolgendo due personaggi della nuova generazione imprenditoriale e finanziaria come Matteo Arpe, ex amministratore delegato di Capitalia e oggi a capo di Sator e di Banca Profilo, e Andrea Agnelli, consigliere di Exor e Fiat e presidente della Juventus, che con altri investitori hanno contribuito ad aumentare la dotazione dello start up editoriale di altri 2,5 milioni di euro.
Madron, quindi, ha a disposizione risorse che garantiranno al suo giornale e alla sua giovane redazione tre anni di ossigeno. Un periodo in cui dovrà  dimostrare che anche in Italia sul web sono maturi i tempi per iniziative editoriali profittevoli, come spiega a Prima in questa intervista.
Prima – Come le è venuta l’idea di lanciare un quotidiano sul web?
Paolo Madron – Poco più di un anno e mezzo fa lavoravo ancora al Sole 24 Ore e direttore era Ferruccio de Bortoli. Ogni tanto, insieme riflettevamo sulla situazione dell’editoria, sulla fatica della ‘carta’, sul presente e il futuro di questo mestiere. Da lì è nata l’idea. Quanto poi a realizzarla… Non pensavo che ci volesse così tanto tempo. Perché è facile dire andiamo su Internet, un po’ più difficile farlo davvero. Noi, oltretutto, non volevamo mettere on line un blog allargato, ma un vero e proprio giornale, con una vera redazione.
Prima – Sta parlando al plurale.
P. Madron – Infatti, ho iniziato questa impresa con altri tre: il giornalista Tita Prestini, che ha lavorato con me a Mf e a Economy e che a Lettera43 è direttore editoriale, Daniele Sesini, ex direttore marketing stampa nazionale e Internet della Manzoni, e Leonardo Barbieri, che per vent’anni è stato alla Manzoni, dov’era diventato direttore centrale, prima di passare come amministratore delegato alla Publimethod, società  che opera nel settore del ‘media bartering’, cioè nella vendita di spazi pubblicitari in cambio di beni e servizi. Insieme ci siamo dati da fare per trovare dei soci finanziari.
Prima – Il parterre dei finanziatori non è niente male: Arpe, Agnelli… come sono arrivati?
P. Madron – Agnelli attraverso una società  che ha con Roberto Ginatta. Poi ce ne sono altri, tra cui Paolo Cantarella, l’ex amministratore delegato della Fiat, Ginatta e l’armatore Paolo D’amico.
Prima – Si parlava anche di Paolo Ainio e della sua Banzai.
P. Madron – È vero, avevamo avviato dei colloqui anche per la raccolta pubblicitaria, ma poi sono sorte delle difficoltà . La nostra concessionaria sarà  dal 1° gennaio la Manzoni: in questi giorni firmeremo il contratto. Per conto nostro abbiamo già  raccolto inserzioni per 300mila euro.
Prima – Avete raggiunto l’obiettivo di partire con un capitale di 3 milioni di euro?
P. Madron – L’abbiamo anche superato: sono stati versati 3,5 milioni ed è stato deliberato già  un aumento di capitale fino a cinque milioni alla fine del terzo anno.
Prima – Capofila dell’operazione è la Sator, la finanziaria di Arpe. In molti si chiedono come tratterete le Generali presiedute da Cesare Geronzi con cui Arpe ha qualche conto aperto.
P. Madron – Posso immaginare che cosa si dica in giro. Sia chiaro, questo non sarà  un sito di gossip finanziario, come si aspetta qualcuno. Tratteremo di finanza – ambiente in cui ho lavorato a lungo e dove ho molte fonti – ma dandole lo spazio che viene riservato al tema in un giornale generalista. E poi, le assicuro che sarei andato da qualsiasi banca d’affari, Mediobanca compresa, che mi avesse assicurato un appoggio finanziario e un’indipendenza editoriale.
Prima – Il vostro business plan deve essere stato molto convincente per attrarre finanziatori di questo calibro.
P. Madron – Sicuramente gli investitori sono rimasti convinti della bontà  del progetto. Comunque, è stato facile avvicinarli, li conosco da tempo. In qualche caso, c’è un rapporto di amicizia. Devo ammettere che, alla fine, questi aspetti contano molto.
Prima – Come saranno formati gli organi societari?
P. Madron – Il consiglio di amministrazione della News 3.0, la società  costituita il 3 agosto che detiene la testata, sarà  per tre quinti espressione dei soci fondatori che – non dimentichiamolo – ci hanno messo un milione di euro. Presidente è Vladimiro Giacchè, responsabile affari generali della Sator, che ci ha sostenuto anche come consulente nell’operazione. Amministratore delegato sarà  Sisini. Poi, oltre al sottoscritto, nel consiglio c’è Barbieri. Il quinto amministratore, per ora della Sator, sarà  espressione degli investitori di minoranza.
Prima – Il modello di business è basato solo sulla pubblicità  o farete pagare dei contenuti?
P. Madron – In sostanza si baserà  sulla pubblicità , anche se è prevista per la fine del terzo anno una cifra modesta per ricavi da cessione di contenuti a terzi. Mi riferisco a portali generalisti che, in genere, hanno ben poca informazione, a parte il rullo dei take di agenzia. Cercheremo di offrire una maggiore personalizzazione rispetto a quanto già  forniscono le maggiori agenzie. Inoltre, in alcuni ambiti, come la finanza, potremmo fare anche delle newsletter. In ogni caso, noi non crediamo a un Internet a pagamento.
Prima – Abbandonata l’idea di battezzare il vostro giornale on line Linkiesta, avete puntato su Lettera43, in riferimento al 2043, anno in cui secondo lo studioso di giornalismo Philip Meyer sarà  venduta l’ultima copia sgualcita del New York Times, inteso come ultimo giornale su carta. È un’eventualità  in cui spera o ci crede davvero?
P. Madron – La carta non finirà  mai, ma credo che il changeover, il passaggio tra i prodotti tradizionali e quelli digitalizzati, avverrà  molto prima, non appena i nuovi supporti diventeranno più pratici. Tra l’altro non subito, ma dopo una settimana avremo un’applicazione per iPhone e, poi, per iPad. Anche in questo caso gratis.
Prima – Lei ha partecipato anche all’avventura del Nuovo.it, uno dei primi giornali sul web: bella iniziativa, naufragata però dopo aver assorbito notevoli risorse.
P. Madron – Beh, sono passati dieci anni da allora! Sono stato negli Usa l’anno scorso e sono andato molte volte in Francia a studiare i siti d’informazione. Mentre in America il fenomeno dei siti d’informazione indipendenti è ormai stra-affermato (Huffington Post ha più pagine viste del Washington Post, e poi The Daily Beast, Slate, Nobel), in Francia mi ha sorpreso vedere il successo di iniziative nate dalla diaspora di giornalisti di Le Monde o di Libération. Quello che va meglio è Rue89: realizzato nel 2007 da tre ex giornalisti di Libération – di cui uno era inviato negli Usa e un altro in Cina – dovrebbe andare a breakeven quest’anno. È vero che gli Usa sono sempre avanti, ma se anche in Francia… Certo, non ci sono ancora modelli di business sicuri, ma i quotidiani tradizionali continuano ad andare male e il trend negativo delle edizioni cartacee non sembra sia destinato a invertire… Siamo tutti concordi nel prevedere che l’informazione non morirà , per cui da qualche parte la gente dovrà  andare a leggere. Inoltre, pur tenendo conto di volumi ancora bassi, la pubblicità  cresce in proporzione su Internet più che su altri mezzi. Mettiamo insieme tutti questi segnali e vediamo che probabilmente è il momento giusto per partire con iniziative come la nostra.
Prima – Ci sono altri che ci stanno pensando?
P. Madron – Girano molte voci. Si dice, per esempio, che anche Lucia Annunziata ci stia pensando. Ma nel concreto di iniziative non se ne vedono. C’è anche da dire che in questo anno e mezzo ho potuto verificare quanto sia difficile realizzare un’idea. Da quando mi sono buttato in questa avventura non ho fatto un giorno di ferie: la società , lo statuto, la piattaforma, la sede, i contratti, la redazione…
Prima – Problemi che rientrano nel passaggio all’attività  di imprenditore.
P. Madron – Sì, ma la leggerezza del mezzo, di Internet, non si riflette sull’organizzazione e la struttura. Insomma, è una leggerezza apparente. Noi stiamo mettendo in piedi un vero quotidiano on line, come Corriere.it e Repubblica.it. Certo, con una diversa forza di brand. La grafica è stata studiata dalla web agency milanese Bbj, la stessa di Dagospia. La formula sarà  quella di un daily magazine con un’attualità  commentata. Seguiremo i fatti del giorno e ci sarà  una nostra produzione di contenuti, puntando a fare qualche scoop. Parleremo di ‘alto’ e di ‘basso’. Tradotto: ci occuperemo di politica e finanza, ma anche del Festival di Sanremo piuttosto che di ‘Grande Fratello’. E tratteremo questi temi in maniera omogenea. Il modello è un po’ quello di The Daily Beast di Tina Brown, che alterna Obama all’attrice, alla gallery fotografica, al fast food. È chiaro che del ‘Grande Fratello’ non ci interesserà  il bacio saffico quanto entrare e capire il fenomeno. Tra l’altro, è Daily Beast – un sito d’informazioni, non di gossip finanziario, come qualcuno ha scritto – che ha fatto lo scoop sulle difficoltà  finanziarie di Endemol. Insomma, cercheremo di avere alcune chiavi editoriali forti. Non solo politica e finanza ma anche cultura e sport. Affronteremo poi anche i temi ambientali, molto sentiti. E batteremo molto sul discorso territorio e privilegi: attualmente c’è grande sensibilità  sugli sprechi. E naturalmente seguiremo le tendenze politiche, come la Lega sul territorio, e gli scenari che si configurano. Tengo a sottolineare che Lettera43 sarà  multimediale. Avendo il vantaggio di non avere un’eredità  cartacea, non è detto che sia la scrittura il primo modo di comunicare. Saremo molto spregiudicati dal punto di vista multimediale e in redazione ci saranno a disposizione cinque o sei piccole telecamere.
Prima – Mi immagino che i redattori dovranno marciare molto.
P. Madron – Senza dubbio, dovranno uscire, fare servizi e interviste. Tutti faranno tutto, con un’alternanza molto caratteristica per Internet. Punteremo molto sulle immagini, che prenderemo anche dalle varie fonti video.
Prima – Farete anche cronaca, compresa quella locale?
P. Madron – Sì, ma solo quella che avrà  un valore sul piano nazionale. La politica romana sarà  seguita da un paio di persone e naturalmente, come è successo in altre esperienze, utilizzeremo stringer e collaboratori amici. Non avendo né potendo pensare di avere la forza d’urto di Repubblica e Corriere saremo costretti a fare una selezione. Cercheremo di trattare in un certo nostro modo le notizie per accompagnarle nel loro sviluppo, aggiornandole costantemente, anche se difficilmente raggiungeremo la stessa determinazione che oggi si vede, ad esempio, sul sito del New York Times.
Prima – Vi farà  gioco uscire in un momento molto caldo in cui, oltre alla crisi politica nazionale, sta per aprirsi la campagna per importanti elezioni amministrative, come a Milano.
P. Madron – Se avessimo avuto già  il sito in funzione, avremmo fatto fuoco e fiamme sulla candidatura di Stefano Boeri per il centrosinistra a Milano.
Prima – In che senso?
P. Madron – Nel senso che è una storia densa da raccontare per chi come noi vuol dare le notizie, ma anche interpretarle e contestualizzarle. Sulla vicenda Boeri e degli altri sfidanti nel centrosinistra ci si può divertire a fare informazione.
Prima – Immagino che siano previsti anche i commenti.
P. Madron – Punteremo su alcuni commentatori fissi, ma non vorrei buttarmi sui soliti nomi inflazionati che producono per quotidiani e settimanali. Faremo anche una sorta di rassegna stampa ‘d’autore’ affidando a turno la lettura e il commento a personaggi diversi.
Prima – Il giornalismo sta cambiando, lei come vede questo cambiamento?
P. Madron – I ragazzi, come quelli che collaborano con me, mi sembrano migliori di noi, perché sono portatori di un universo molto più allargato. Io per vent’anni mi sono occupato di Cuccia, Agnelli, Geronzi… Rischi di diventare autoreferenziale, di identificare il tuo microcosmo per il mondo intero. E poi questi giovani mi sembrano molto curiosi.
Prima – Lei è in controtendenza, di solito li si accusa proprio del contrario.
P. Madron – Io noto l’entusiasmo di quelli che vogliono fare questo mestiere. Anche per questo sono molto contento di avere inserito in un progetto, dandogli una prospettiva di lavoro, venti ragazzi che finora raccoglievano 300-400 euro al mese in collaborazioni sbattendosi a destra e a sinistra per fare principalmente delle ‘marchette’.
Prima – Quanti siete in redazione?
P. Madron – Ventitré in tutto, compresi i vecchi: il sottoscritto, Prestini e il caporedattore Nadia Anzani, che ha lavorato con me a Economy. L’età  media degli altri è sotto i trent’anni e sono stati assunti con contratti di collaborazione a tempo indeterminato – paghiamo i contributi all’Inpgi 2 – che possono essere rescissi con un preavviso di tre mesi. È un modo per contenere i costi, non volevamo ripetere gli errori di altri, come i francesi di Mediapart che sono partiti assumendo 35 persone che, in seguito, hanno dovuto ridurre.
Prima – Tra quanti curriculum avete scelto?
P. Madron – Circa 450.
Prima – In base a quali criteri avete impostato la selezione dei redattori?
P. Madron – Innanzitutto, essere giovani, entusiasti, fuori dai circuiti giornalistici tradizionali, portatori di forti competenze internettiane, di contenuti e di mondi nuovi. Molto importante è la curiosità . E poi, le lingue: ne abbiamo alcuni che parlano anche arabo, cinese e russo, uno portoghese. Vogliamo avere un’informazione di prima mano, attingendola direttamente alla fonte, dai siti originali. Sono stato recentemente in Cina e ho potuto notare che l’informazione è filtrata attraverso i siti in inglese, come Shanghay Daily News, una fonte interessante ma che è niente rispetto a quanto puoi trovare sui siti in lingua. La nostra è una redazione che promette bene: ho 54 anni e mi piace molto vedere questi giovani all’opera.
Prima – Un po’ di esperienza giornalistica proprio non serve?
P. Madron – In pratica la redazione è divisa tra internettiani puri, che magari fuori dal web hanno qualche difficoltà  a interpretare il mondo reale, e altri che hanno fatto esperienze come stagisti o con contratti di sostituzioni più o meno lunghi nelle redazioni di importanti testate. Anche questi ultimi, comunque, hanno una grande conoscenza del web. Poi, c’è la direzione, il caporedattore, i coordinatori delle sezioni.
Prima – Non le mancherà  scrivere paginate di interviste formato lenzuolo, come faceva sul Sole 24 Ore?
P. Madron – Con de Bortoli mi sono divertito molto, ma quella fase è finita con l’arrivo di Riotta alla direzione del Sole. Con Lettera43 sarà  diverso perché Internet impone format diversi, una brevità  di linguaggio, anche se i siti americani dimostrano che vengono lette e apprezzate anche le inchieste e le interviste lunghe. Dipende dai temi che affronti e dalla qualità . Sicuramente le modalità  d’uso del mezzo sono diverse rispetto a quelle della carta stampata. Sappiamo che almeno la metà , se non più, degli utenti di Internet si ferma alla home page. Noi prevediamo per ogni articolo una versione estesa e una corta di 25-30 righe al massimo.
Prima – Darete la possibilità  di commentare quanto pubblicherete?
P. Madron – Certamente! Molti commenti e grande libertà . Gli unici limiti saranno quelli imposti dai Codici civile e penale e dal buongusto.
Prima – Spesso ci si lamenta della crisi della professione giornalistica, della mancanza di inchieste vere, della incapacità  di fare giornalismo investigativo serio.
P. Madron – Potendo contare su venti redattori, mi piacerebbe costituire delle task force da impiegare su certi temi non battuti. Le faccio un esempio: la storia della casa di Montecarlo affittata al cognato di Fini non esaurisce il tema di dove sia finito il patrimonio immobiliare dei partiti. Ci sono tante altre storie da seguire e raccontare. Quel che ho in mente è un sito editorialmente gradevole, non un luogo in cui si racconta un mondo descritto solo come concentrato di nefandezze. Vorrei che Lettera43 servisse anche a informare chi vuole passare un bel fine settimana o andare a mangiare in un buon ristorante. Naturalmente daremo delle belle fotogallery, tipo quella di Fede che sbarca in Sardegna con l’ultima ‘meteorina’. Sarà  il trattamento editoriale, l’interpretazione dell’immagine a connotarci. Non dimentichiamo che le più cliccate sui siti del Corriere e di Repubblica sono proprio le gallery. I tre minuti del finto orgasmo di Yoko Ono al Moma di New York hanno doppiato sui siti il discorso di Fini a Mirabello, e il video di 23 secondi con la cronista di Sky colpita da una pallonata ha realizzato più di 400mila contatti. La gente vuole un mix di curiosità , divertimento, leggerezza oltre alle immagini dei drammi e degli infortuni.
Prima – I suoi colleghi giornalisti stanno aspettando il vostro debutto con un misto di curiosità  e di puzza sotto il naso.
P. Madron – C’è sempre un sottile godimento cinico nel vedere che fine farà  chi si lancia in una nuova avventura. E forse sono più quelli che sperano nel fallimento che in un successo. Ma sento anche tanto interesse per la novità . La scommessa è vedere se in Italia c’è spazio per una testata on line accanto ai siti delle maggiori testate tradizionali. Negli Usa e in Francia ha funzionato. Io scommetto che funzionerà  anche da noi.
Prima – Rispetto ai francesi – partiti con un milione di euro – voi potete contare su una più ampia dotazione finanziaria.
P. Madron – C’è anche un coinvolgimento personale, avendoci messo del nostro. Come soci fondatori siamo ancor più motivati a ottenere risultati positivi. Nel business plan abbiamo previsto un ritorno in tre anni. Dobbiamo quindi rispettare alcune scadenze, stare attenti, non sprecare. I finanziatori sono anche molto curiosi. Onestamente si parla di cifre frazionate che non comportano dei rischi terribili per gli investitori.
Prima – E poi mettono un piede in un nuovo mezzo che promette molto per il futuro. Insomma, informazione è potere e lo diventerà  sempre di più anche sul web.
P. Madron – Anche per quanto riguarda il capitalismo si deve fare un discorso generazionale, oggi la gente è più aperta e più laica. Anche molti inserzionisti, alcuni davvero importanti, non guardano alla composizione azionaria ma al futuro. C’è molta curiosità  di vedere come Lettera43 verrà  accolto. Al di là  di Affari Italiani, fondato da Angelo Maria Perrino nel 1996, e Dagospia – che non è proprio un quotidiano ma una one-man-company – non ci sono altri giornali sul web. Apriamo una strada e poi altri la seguiranno.
Prima – Sarà  interessante vedere come reagiranno i giornali tradizionali.
P. Madron – Penso che serviremo a fare un po’ da cavia per capire dove va il mercato. Rcs voleva entrare con una quota di minoranza nel progetto dell’edizione italiana di Slate. E si diceva che anche Mondadori facesse un pensierino sul web. A me basta che Lettera43 venga inserita nella barra dei ‘preferiti’. Ci vorrà  un anno perché il sito vada a regime ma abbiamo tutto il tempo per metterlo a punto. Partendo gratis non abbiamo il problema di fronte agli editori tradizionali di cambiare un modello di business e di coprire i mancati guadagni con altre revenue.

Intervista di Carlo Riva

L’articolo è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 409 – Settembre 2010