Gente pratica

Ma chi lo dice che la tivù è un mezzo vecchio?
Eugenio Bona, presidente, e Valentino Cagnetta, amministratore delegato, di Media Italia, il centro media del gruppo Armando Testa, sono convinti del contrario. E forti di un 2010 in crescita, con un risultato vicino ai 420 milioni di amministrato, parlano dello scenario futuro della pubblicità .
“Che la tivù sia ‘vecchia’ è un luogo comune in larga misura superato, anzi negli ultimi anni ha dimostrato di essere uno tra i media con maggiori capacità  di rinnovamento. E non è finita, nei prossimi anni assisteremo alla convergenza tra tivù e on line”, sostiene Cagnetta.
“Abbiamo sempre puntato molto sulla tivù, nei nostri investimenti complessivi finisce per avere una quota del 70% circa. Adesso che l’offerta di canali si sta diversificando e gli ascolti si stanno frammentando, ne seguiamo attentamente gli sviluppi a forza di ricerche e approfondimenti”, aggiunge Bona.
“E dopo la televisione è l’on line il mezzo in cui crediamo e su cui investiamo di più: quest’anno dedicheremo alla Rete una cifra doppia rispetto all’anno passato”, spiega Cagnetta. “Siamo convinti che la maggior parte delle nostre fruizioni mediatiche si concentrerà  di fronte a due schermi. Il primo, che siamo abituati a chiamare tivù, ma che ospiterà  sempre di più anche on line, giochi, video on demand; il secondo, che ancora chiamiamo cellulare, ma che in realtà  vorrà  dire mobile, radio, social e tanto altro ancora”.
Più critica, secondo Bona e Cagnetta, in questo momento la situazione di radio e stampa, due mezzi la cui audience oltretutto è misurata da due ricerche che Media Italia ha apertamente messo in discussione. “Ci siamo limitati a dire che all’interno di un sistema di ricerche sui mezzi complessivamente da rivedere, ci sono alcune cose palesemente criticabili (soprattutto Audipress, ma anche Audiradio), e altre che funzionano un po’ meglio (Auditel innanzitutto), spiega l’amministratore delegato.
“Le ricerche le pagano soprattutto i mezzi. Punto. Il vero nodo da sciogliere di tutta la querelle è quello del costo complessivo del sistema. Bisogna riuscire a mettere a punto indagini più affidabili di quelle attuali a un prezzo accettabile, più conveniente di quello attuale. Sono convinto che su questo tema le centrali, più ancora degli istituti di ricerca, possano giocare un ruolo guida. La leadership concettuale non può che essere espressa dai centri media, visto che siamo noi che le utilizziamo e ne conosciamo fino in fondo pregi e difetti”, conclude Bona.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 409 – Settembre 2010

Valentino Cagnetta

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