Scelte del mese

22 settembre 2010 | 11:15

Sì, io mi ricordo

La rubrica ‘Sì, io mi ricordo’ di Pietro Calabrese arrivava puntuale in redazione intorno al venti di ogni mese. Mai una volta che Pietro, anche sfinito dalla chemioterapia, abbia sgarrato. La pagina che qui pubblichiamo, infatti, ce l’ha mandata a metà  luglio perché – sosteneva – “ho moltissimo da fare per correggere le bozze del libro”. Che poi era ‘L’albero dei mille anni. All’improvviso un cancro, la vita all’improvviso’, che Rizzoli editore manderà  in libreria a fine settembre.
Molti lettori e amici ci hanno chiesto di raccogliere e ripubblicare i frammenti di memoria con i quali Calabrese costruiva la sua rubrica e proprio con lui stavamo progettando di farlo. Sarà  l’occasione buona per dirgli: “Tu vois, nous n’avons pas oublié…”

Ricordo l’odore dell’inchiostro di china
Ricordo Giampaolo Pansa alla fine degli anni Ottanta, mentre aspettavamo sul molo di Calatafimi l’arrivo di Craxi per non so più quale manifestazione garibaldina: “Nel nostro mestiere o fai lo scrittore o fai il direttore, il resto non conta nulla”
Ricordo che il signor direttore maneggiava le fiches della vita meglio del capocassiere del Casinò di Montecarlo: un tocco, una marchetta, un tocco, una marchetta
Ricordo tutte quelle palme morte dentro ai villini sul lungomare di Mondello, come coltelli infilati nelle mie polverose stagioni di gioventù
Ricordo gli anni in cui Gordon Flash combatteva contro l’impero dei Ming
Ricordo la frase scritta sulla panchina del giardino privato nel film ‘Notting Hill’: “For June who loved this garden. From Joseph who always sat beside her” (Per June, che amava questo giardino. Da Joseph, che le sedeva sempre accanto)
Ricordo che il signor direttore all’arrivo di ogni primavera cominciava a grattarsi il polso destro in maniera forsennata, e quando poi ti dava la mano avevi sempre la sensazione che qualcosa di lurido ti fosse rimasto appiccicato addosso
Ricordo quella vecchia canzone degli anni Venti: “Addio mia bella signora,/ lasciamoci così, senza rancor/ al destino che vien/ rassegnarsi convien/ sospirare, piangere, perché?”
Ricordo l’incanto di contare dai finestrini di un treno in corsa il numero di covoni di grano già  tagliati e arrotolati sui campi gialli
Ricordo spesso al mio cancro al polmone che tutto quello che non uccide, rafforza
Ricordo che Roberto Napoletano, facendo scrivere ‘Bentornato a casa’ nel distico che segnalava il mio primo editoriale sul Messaggero dopo undici anni, si è guadagnato la mia gratitudine per sempre
Ricordo il canto di Olaf: “There is some shit I will not eat”, vale a dire: c’è della merda che non mangerò
Ricordo le cinque stagioni del cuore. L’ultima, la quinta, è quella che solo alcuni fortunati conoscono: si trova solo alla fine di una lunga e faticosa convalescenza
Ricordo il caldo patibolare di certe serate milanesi a passeggio sui Navigli
Ricordo a Marco Molendini che il miglio va servito caldo, a bollore, mentre l’orzo è buono anche freddo, meglio ancora il giorno dopo
Ricordo che durante le ‘cene dei cretini’ a Milano, Mauro Crippa, Emilio Fede, Paolo Liguori, Rita Pinci e il sottoscritto ne abbiamo combinate parecchie, ma ci siamo divertiti tantissimo
Ricordo Carlo Rossella ballare il tango con la contessa longobarda padrona di casa, un po’ fanée e un po’ sbronza, accompagnati da uno strepitoso Fedele Confalonieri al pianoforte, una notte di luglio di alcuni anni fa, in una villa da qualche parte vicino a Pavia
Ricordo uno degli incipit più originali di tutta la letteratura mondiale, quello di Thomas De Quincey nel libro ‘L’assassinio come una delle belle arti’:   “Hobbes – perché poi, sulla base di quale principio, non ho mai capito – non fu assassinato”
Ricordo il noce solitario di Cozzo Capraro in mezzo a tutti quei castagni. So che un incendio prima o poi lo distruggerà , ma intanto me lo godo beato, stagione dopo stagione
Ricordo quando si poteva dire a qualcuno “sei sano come un pesce”. Oggi, poveretti, anche i pesci non se la passano tanto bene
Ricordo il canto di Long John Silver nell”Isola del tesoro’: “Beviamo a noi, e teniamoci al vento. Torta e bottino d’oro e d’argento!”
Ricordo quella ragazza bruna dagli occhi verdi e un corpo da fumetto che quarant’anni fa sbarcò a Palermo per due settimane. Era di Perugia e si chiamava Matilde Ceccacci. Dove sei oggi, Matilde?
Ricordo Ausonio Tanda, geniale pittore di marine e cyborg: “In vacanza”, diceva, “ci si deve sempre annoiare un po’”
Ricordo che quando Puck e Lucignolo si sono incontrati alla fine della coda della Cometa della nube di Ort, tutti i presenti sono rimasti incantati dal loro dialogo visionario
Ricordo che anche ‘capre diem’ ha un senso nella vita di certi individui
Ricordo il canto di Pablo Neruda: “Ahi, amare è un viaggio con acqua e con stelle…”
Ricordo la terra incantata di Isidora, trovata dal primo esploratore sulla base di poco più che voci e menzogne, e raccontata come una leggenda nel bel libro ‘Io non ricordo’ di Stefan Merrill Block
Ricordo agli ottimisti e ai pessimisti che per ogni paradiso perduto c’è sempre un inferno ritrovato, perché in un modo o nell’altro alla fine i conti devono tornare
Ricordo e riconoscerei tra un milione di altri l’odore acido che hanno di notte le alghe marine sulla risacca
Ricordo e ringrazio Annalisa Manfellotto perché poche cose sono più difficili che essere amici di una persona malata senza mai sbracare in banalità  o svenevolezze
Ricordo le meravigliose merende dell’adolescenza: grandi fette di pane con burro e zucchero a volontà 
Ricordo che niente fa meglio al cuore, in certe serate d’autunno spruzzate di pioggia, che un bel massaggio di antichi ricordi
Ricordo l’aquilone in altalena
Sì, io mi ricordo

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Il ricordo di ‘Prima’ con le copertine dedicate a Pietro Calabrese