Comunicazione

08 ottobre 2010 | 9:04

MARCEGAGLIA: PRESUNTI DOSSIER, PERQUISITO ‘IL GIORNALE’

MARCEGAGLIA: PRESUNTI DOSSIER, PERQUISITO ‘IL GIORNALE’/ANSA
INDAGATI DALLA PROCURA DI NAPOLI DIRETTORE SALLUSTI E PORRO
NAPOLI
(ANSA) – NAPOLI, 7 OTT – Si stava progettando un’attività  di dossieraggio nei confronti della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia? Per verificare questa ipotesi, emersa da alcune intercettazioni di sms e di conversazioni tra un giornalista e un collaboratore di primo piano della imprenditrice, i magistrati della procura di Napoli hanno disposto oggi una perquisizione nella sede de “Il Giornale” e presso le abitazioni di Alessandro Sallusti e Nicola Porro, rispettivamente direttore e vicedirettore del quotidiano milanese. I due risultano indagati per violenza privata nei confronti della Marcegaglia contro cui, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si stava preparando una campagna di stampa simile a quella condotta dal Giornale sulla vicenda dell’appartamento di Montecarlo. E ciò, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe conseguenza di una intervista che il presidente di Confindustria rilasciò al Corriere della Sera in cui esprimeva critiche nei confronti del governo Berlusconi. Un’accusa, quella della presunta preparazione di dossier, respinta con fermezza dai vertici e dalla redazione del quotidiano: “Sono contento di queste perquisizioni così si renderanno conto che non abbiamo alcun dossier”, ha dichiarato il direttore editoriale Vittorio Feltri. L’inchiesta è condotta dai pm di Napoli Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock e nasce da una indagine svolta dai carabinieri del Noe su uno smaltimento illecito di rifiuti in cui sono coinvolti importanti gruppi industriali. La vicenda sarebbe cominciata dopo l’intervista rilasciata il 15 settembre scorso al Corriere della Sera. Gli inquirenti intercettarono il giorno dopo un sms inviato da Porro a Rinaldo Arpisella, responsabile dei rapporti con la stampa della Marcegaglia: “Ciao Rinaldo domani super pezzo giudiziario sugli affari della family Marcegaglia”. Pochi minuti dopo i due parlano al telefono: il giornalista, in un passaggio evidenziato nel decreto di perquisizione, afferma …adesso ci divertiamo per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo!”, aggiungendo che non si trattava di uno scherzo e di aver “spostato i segugi da Montecarlo a Mantova”, con riferimento – spiegano i pm – alla città  centro degli interessi economici e familiari del presidente di Confindustria. In un’altra telefonata con il responsabile delle relazioni esterne di Mediaset, il collaboratore della Marcegaglia chiede un intervento di Fedele Confalonieri, e il presidente Mediaset si sarebbe poi realmente attivato presso il Giornale come si evince sia dalle affermazioni di Arpisella sia dalle stesse dichiarazioni della presidente degli industriali, che conferma la circostanza nel corso di dichiarazioni rese ai pm. C’é agli atti inoltre un’altra telefonata, del 22 settembre, tra Porro e Arpisella in cui il giornalista afferma: …dobbiamo trovare un accordo perché se no non si finisce più qui…la signora se vuole gestire i rapporti con noi deve saper gestire…quello che cercavo di dirti è che dobbiamo cercare di capire come disinnescare in maniera reciprocamente vantaggiosa, vantaggiosa nel senso diciamo delle notizie delle informazioni della collaborazione no…”. Fin qui le telefonate che Porro, intervistato oggi dai giornalisti, ha ridimensionato a “frasi scherzose”: “Vorrei che venissero pubblicate sui siti con l’audio. Ci prendevamo in giro vicendevolmente”, ha aggiunto il vicedirettore del Giornale. Un altro elemento che ha indotto i pm a disporre le perquisizioni sono proprio le dichiarazioni, rese appena due giorni fa dalla Marcegaglia in qualità  di persona informata dei fatti. “Ho sicuramente percepito l”avvertimentò – ha detto ai magistrati – come un rischio reale e concreto per la mia persona e per la mia immagine, tanto reale e concreto che effettivamente ci mettemmo, anzi mi misi personalmente, in contatto con Confalonierì”. In un passaggio del provvedimento i pm spiegano che un conto è il diritto di critica, un altro quello di utilizzare gli scritti, o la prospettazione di propri scritti, per “coartare la volontà  altrui”. Quando ciò accade – chiosano i pm – si configura un reato. (ANSA).
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