Comunicazione, New media

12 ottobre 2010 | 11:47

Arriva “l’inflazione 2.0″: Google lavora al suo indice su prezzi

Apc-*Arriva “l’inflazione 2.0″: Google lavora al suo indice su prezzi
Basato sui beni commerciati online, veloce da fare e poco costosa

Roma, 12 ott. (Apcom) – La si potrebbe chiamare cyberinflazione, inflazione digitale oppure inflazione “due punto zero”, e mentre il progetto è ancora allo studio Google la lega direttamente al suo nome: il gigante globale delle ricerche via web si prepara a lanciare un nuovo indice sulla dinamica dei prezzi basato sui beni commerciati online. Con alcuni vantaggi chiave rispetto alla tradizionale inflazione: velocità  e bassi costi sulla raccolta dei dati. La decisione definitiva se pubblicare o meno questo indicatore non è stata ancora presa, ma intanto l’idea finisce in prima pagina sul Financial Times. Così come le indicazioni che secondo il capo economista di Google, Hal Varian, ne sono già  emerse da questo indicatore: negli Usa la debolezza dei prezzi è ben più marcata di quanto si creda. L’America è in piena deflazione, secondo “Google price index”, o “Gpi”, acronimco che richiama volutamente quello di “Consumer price index”, o “Cpi” il termine inglese per “indice dei prezzi al consumo”: l’inflazione appunto. Google mette le mani avanti: non si tratta di una alternativa vera e propria ai dati sull’inflazione, ma di qualcosa in più. Gli istituti di statistica stiano tranquilli: il monitoraggio è ovviamente limitato a quei beni ampiamente commerciati in rete, ma diverse voci presenti negli indici ufficiali di inflazione sono quasi o del tutto escluse dalle vendite online. Però se l’elaborazione dell’inflazione tradizionale richiede un lungo lavorio, e addetti ad hoc da mandare in giro nei negozi a effettuare rilevazioni, la ‘Googlinflazione’ è molto più rapida nella raccolta dati. (segue)

Voz

121158 ott 10